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25 agosto 2026

SpaceX è passata da tre Falcon 1 perduti a un volo ogni due giorni

Diciotto anni separano un razzo che cade su un atollo del Pacifico dai 691 lanci della famiglia Falcon e dagli 11.000 satelliti Starlink in orbita. Il 12 agosto 2026 Elon Musk annuncia che da settembre l'intelligenza artificiale renderà più di tutto il resto.

Tutto comincia con una perdita dalla linea del carburante su un atollo del Pacifico. Il 24 marzo 2006 il primo Falcon 1 se ne va in fiamme; il secondo sale fino a quasi 180 miglia di quota e lì il motore si spegne; il terzo si ferma dopo due minuti e venti secondi, quando gli stadi non riescono a separarsi. Tre guasti diversi, ognuno un po' più avanti del precedente, finché il 28 settembre 2008 il razzo arriva in orbita con un blocco di peso morto al posto del satellite. Diciotto anni dopo la stessa azienda mette in volo quattro razzi in otto giorni, porta la famiglia Falcon 9 a 691 lanci con 688 riusciti, tiene quasi 11.000 satelliti Starlink sopra le nostre teste e 12,0 milioni di abbonati sotto. E promette che il pezzo grosso deve ancora arrivare.

SpaceX è passata da tre Falcon 1 perduti a un volo ogni due giorni

Kwajalein, e la differenza fra tre modi di sbagliare

Che i tre tentativi falliti fossero finiti male in tre modi diversi è la cosa che, in quella storia, pesa più di quanto sembri. Una perdita dalla linea del carburante e l'incendio che ne seguì, nel 2006. Poi, il 21 marzo 2007, un volo che andò molto più lontano prima che il motore del secondo stadio si spegnesse. Poi, il 2 agosto 2008, due stadi che restarono attaccati l'uno all'altro. Tre punti diversi della traiettoria: c'è un'impresa che sbatte ogni volta contro lo stesso muro, e c'è un'impresa che ogni volta sposta il muro un po' più in là.

Il quarto volo partì dalla stessa lingua di corallo dell'atollo di Kwajalein, il 28 settembre 2008, e a bordo non c'era il satellite di un cliente: c'era un . Serviva a dimostrare che il razzo sapeva portare qualcosa lassù, e non serviva ad altro.

Diciotto anni dopo quell'atollo, il 12 agosto 2026, il fondatore della stessa azienda dice che dal mese successivo l'intelligenza artificiale renderà più di tutto il resto messo insieme. Fra quel blocco di peso morto e questa frase corre una storia industriale che si può misurare, numero per numero.

I quattro voli del Falcon 1, e perché i primi tre fallirono in modo diverso

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dati: Wikipedia, NBC News, ABC News · elaborazione: gamma97

Il razzo che imparò a tornare

A cambiare il mestiere non è stata la potenza. È stata un'abitudine: riportare a terra il primo stadio e rimetterlo in volo. Da lì la domanda che conta smette di essere «quanto porta» e diventa «ogni quanto parte». È la grandezza di cui parlano gli operatori, quella che nei comunicati non compare quasi mai.

La distanza fra le due epoche si misura con due righe di calendario. Il Falcon 1 volò quattro volte fra il marzo 2006 e il settembre 2008; l'intera storia di quel vettore si chiude con cinque voli, due dei quali riusciti. Fra l'8 e il 16 agosto 2026, invece, il conteggio della famiglia Falcon 9 passa da 687 a 691 lanci. Quattro voli in otto giorni: uno ogni due giorni, festivi compresi. Nel 2025 il programma aveva già toccato la cinquecentesima missione.

Un ritmo così si può prendere in due modi: strappandolo, oppure tenendolo. Dei 691 lanci della famiglia Falcon 9, 688 sono missioni pienamente riuscite. La non è stata comprata con gli insuccessi.

E non tornano soltanto i razzi. Singoli esemplari di Crew Dragon sono stati riportati in volo fino a quattro volte: la stessa capsula, di nuovo in cielo, come un aereo che rientra, si controlla e riparte.

Quattro voli fra il 2006 e il 2008 da una parte, quattro in otto giorni dall'altra. In mezzo c'è un primo stadio che ha smesso di essere usa e getta, e un'officina che ha imparato a rimetterlo in fila per il volo successivo.

Due epoche a confronto: quattro voli in due anni e mezzo, quattro voli in otto giorni

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dati: Wikipedia, SpaceXNow · elaborazione: gamma97

Duemilaquattrocento tonnellate in un anno

Chi lavora ai razzi, quando vuole capire davvero chi conta, smette di contare i decolli e comincia a pesare. Non quante volte si è acceso un motore: quanti chili sono arrivati lassù. È una misura ruvida, che non si lascia gonfiare. Un lancio piccolo e un lancio enorme valgono uno e uno nella colonna dei voli; sulla bilancia, no.

E sulla bilancia il 2025 racconta una cosa sola. La consegnata da SpaceX in quell'anno è stata di 2.413 tonnellate: 1,6 volte il record dell'anno prima. In dodici mesi.

Vale la pena fermarsi un secondo su cosa significhi. Nel 2025 l'umanità ha spedito in orbita 2.985 tonnellate: il massimo mai registrato da quando esistono i razzi. Ci sono dentro le agenzie statali, le costellazioni europee, le lune cinesi, i satelliti militari di mezzo pianeta, i cubetti universitari da qualche chilo. Tutto quanto, in un anno solo, ed è il tetto più alto che si sia mai toccato.

Su quel tetto, più di otto parti su dieci portavano lo stesso marchio. Non l'ottanta per cento dei razzi occidentali. Non l'ottanta per cento dei satelliti commerciali. Oltre l'ottanta per cento del peso, mondiale, dell'anno.

Cina, Europa, Russia, India, Giappone, ogni startup con un razzo e un sogno: si dividono quello che avanza.

Qui sta il punto per chiunque altro voglia lanciare qualcosa. Un mercato in cui un solo operatore muove più di otto decimi del peso non è un mercato affollato dove si compete sul prezzo: è un mercato dove il prezzo lo fa qualcun altro, e tu ti adatti. Chi costruisce un satellite oggi progetta pensando a quel razzo, a quella carenatura, a quel calendario. Chi costruisce un razzo concorrente non deve battere un rivale: deve inseguire un'abitudine.

E l'abitudine, ormai, pesa duemilaquattrocento tonnellate l'anno.

Quanti voli, a seconda di che cosa si conta

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dati: Wikipedia, SpaceXNow · elaborazione: gamma97

La forza che si presenta all'appuntamento

Chiamare il Falcon Heavy il razzo operativo più potente del mondo funziona solo se si dice con quale metro lo si misura. I metri sono tre, e non incoronano lo stesso vincitore. Per carico portato in , il Falcon Heavy solleva 63.800 chilogrammi. Lo Space Launch System della NASA ne solleva 95.000.

Sulla il divario va nella stessa direzione: 8,8 milioni di libbre per l'SLS, 5,1 milioni per il Falcon Heavy. Il vettore della NASA sta davanti su entrambe le misure. E sta davanti di parecchio.

Poi c'è il terzo metro, quello di chi il lancio lo compra e ha una data da rispettare: quante volte quel razzo parte davvero. L'SLS, con i suoi 95.000 chilogrammi di capacità, ha un solo volo all'attivo. Il Falcon Heavy ne ha dodici, tutti riusciti. Dodici volte il conto alla rovescia è arrivato a zero e il carico è salito.

La potenza che resta a terra non porta niente in orbita. È da questa aritmetica scomoda che nasce la formula del razzo operativo più potente del mondo: non la macchina che solleverebbe di più, quella che si presenta all'appuntamento.

Intanto la categoria si è affollata. Il New Glenn di Blue Origin figura ormai fra i tre lanciatori pesanti operativi statunitensi, accanto al Vulcan Centaur e al Falcon Heavy. Fra SLS, Falcon Heavy e Falcon 9, il più alto e il più capace resta l'SLS. Il Falcon Heavy, per contro, è largo il triplo di un Falcon 9: di primi stadi ne ha tre, affiancati come tre canne d'organo.

Falcon 9, Falcon Heavy e Space Launch System in sezione, alla stessa scala

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dati: OrbitalRadar, Wikipedia · elaborazione: gamma97

Dal braccio teso al cielo affollato

Il 25 maggio 2012 due astronauti della Stazione Spaziale, Don Pettit e André Kuipers, lavorano in tandem al braccio robotico. Sotto di loro, ferma nel vuoto, c'è una capsula arrivata dopo tre giorni di inseguimento. Il braccio si allunga, la afferra, la posa sul portello. Dentro ci sono oltre mille libbre di materiale non critico: cibo, vestiti, strumenti. Roba di cui nessuno morirebbe restando senza — e proprio per questo scelta, la prima volta che un veicolo commerciale arriva fin lassù.

Quel giorno il collegamento avvenne per . Una capsula che si infila da sola nel portello, senza mani ad accompagnarla, arriverà solo nel marzo 2019: il primo attracco autonomo di un mezzo privato.

Quella prima volta durò sei giorni collegata alla Stazione. Poi il distacco, il rientro, l'ammaraggio nel Pacifico a 560 miglia dalla costa californiana. Con gli Shuttle ormai ritirati, era la strada per cui gli Stati Uniti tornavano a bussare alla porta della Stazione.

Da quella capsula afferrata a mano alla costellazione ci sono quattordici anni e un cambio di scala che si fatica a tenere in testa. Al 16 agosto 2026 i satelliti Starlink in orbita si contano fra i 10.927 e i 10.980, a seconda di chi tiene il conto da terra. Non ne era mai stata costruita una così grande, e il piano depositato arriva fino a 42.000.

Alza gli occhi in una notte serena e prova a pensarci: di tutti i satelliti attivi che passano sopra la testa, si stima che circa sei su dieci portino quel nome. Il resto della fascia bassa non è affollato allo stesso modo. OneWeb ha circa 630 satelliti, Amazon Leo circa 300, la costellazione cinese Qianfan circa 150. Uno contro tutti gli altri messi insieme, e a vincere è ancora uno. È questa asimmetria la premessa di ogni discussione sulla congestione orbitale.

Come si ripartiscono i satelliti attivi in orbita

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dati: OrbitalRadar · la voce «tutti gli altri operatori» è ricavata dalla quota del 59% dichiarata dalla stessa fonte · elaborazione: gamma97

Dodici milioni di antenne accese

C'è una riga, dentro il bilancio depositato il 4 agosto 2026, che vale più di molte altre: al 30 giugno gli abbonati Starlink sono 12,0 milioni. Il doppio di un anno prima. Un milione e settecentomila in più rispetto a tre mesi prima soltanto. E accanto, immobile, l': 66 dollari. La base raddoppia, il prezzo per testa non si muove di un centesimo.

La mappa si allarga con la stessa fame. Al 10 maggio 2026 il servizio è attivo in 166 paesi e territori: antenne piantate nei cortili delle Highlands scozzesi, sui tetti di lamiera dei villaggi amazzonici, sui pescherecci al largo del Cile. Ogni parabola inclinata verso il cielo è un contratto mensile che si rinnova.

Sul fatturato, il trimestre dice tutto in due colonne affiancate. Secondo trimestre 2025: quattro miliardi di dollari. Stesso trimestre del 2026: sette virgola otto miliardi.

Ma il peso vero sta altrove. Nel trimestre, la sola connettività Starlink porta a casa 4,29 miliardi di dollari. Più della metà di tutto. E nel primo trimestre 2026 la ripartizione era ancora più eloquente: Starlink al 61% del fatturato, i lanci al 22%, l'intelligenza artificiale al 17%.

È il ribaltamento silenzioso di un mestiere. L'azienda nata per spedire cose in orbita incassa ormai sei decimi dei suoi soldi vendendo una tacca di segnale a chi non l'ha mai avuta. I razzi, quelli che tengono banco nei titoli e nei conti alla rovescia, valgono poco più di un quinto della cassa. Il resto lo fanno dodici milioni di antenne accese, una per volta, sui tetti del mondo.

Sei cifre di agosto 2026, ognuna con la data del documento che la porta

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dati: deposito SEC, Wikipedia, OrbitalRadar, Mappr, Space Explored · elaborazione: gamma97

Le cifre di agosto e i documenti che le accompagnano

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dati: Mappr, deposito SEC, Space Explored, OrbitalRadar, Wikipedia · elaborazione: gamma97

Il timone gira verso i calcolatori

I razzi restano nel cielo, ma il denaro comincia ad arrivare da terra. Nel trimestre l'intelligenza artificiale porta 2,6 miliardi di ricavi, con una crescita del 247% su base annua. Quasi 2 miliardi dell'aumento complessivo vengono da lì; 1,7 arrivano da Starlink. Due motori spingono la stessa nave, e uno dei due è nuovo di zecca.

Dietro quei ricavi c'è una macchina che consuma corrente. La potenza installata è di 1,4 gigawatt. Il traguardo indicato è dieci entro la fine del 2027, più di sette volte la dotazione di oggi. Intanto i contratti cloud già firmati valgono 14,1 miliardi di dollari, scritti nero su bianco prima ancora che quei calcolatori esistano.

Elon Musk mette le date accanto alle promesse. Il 12 agosto 2026 dice che i ricavi dell'intelligenza artificiale supereranno tutto il resto «probabilmente a settembre», e che nel quarto trimestre li supereranno in modo significativo. Sulla capacità di calcolo, il 4 agosto aveva parlato di una dotazione cumulata «più vicina a 10 GW che a 5 GW». Nella stessa occasione aggiunge un traguardo che chiama lui stesso «tentativo» — 20 gigawatt — e un ripiego probabile intorno ai 15.

Poi c'è chi quella traiettoria l'ha misurata da fuori. Il 7 agosto 2026 un'analisi indipendente la giudica realistica e colloca fra 6 e 8 gigawatt il solo incremento del 2027, con la possibilità che il numero finisca ben oltre i 10. Da una parte 1,4 gigawatt che ronzano davvero, dall'altra decine promesse per l'inverno dopo il prossimo. È in quello spazio che si gioca il timone.

Quando guarda lontano

Poi c'è il punto in cui Musk alza lo sguardo oltre i razzi, e quello che dice smette di somigliare a un piano industriale. L'intelligenza digitale, sostiene, supererà quella biologica di circa un trilione di volte. E dentro quattro o cinque anni l'intelligenza artificiale rappresenterà il 99% del valore di SpaceX.

Sulla rete la previsione è altrettanto larga. Starlink, dice, potrebbe arrivare a gestire oltre il 90% del traffico internet mondiale. E cita una stima attribuita a Cloudflare: entro cinque anni il traffico generato dalle macchine supererà di circa mille volte quello umano. Il cielo pieno di antenne diventa, in quel racconto, la spina dorsale di una conversazione che non è più nostra.

C'è anche una promessa più intima, quasi da bacheca aziendale: chiunque lavori in SpaceX e voglia andare sulla Luna o su Marte potrà farlo. Detta così suona come un patto con i propri ingegneri — il biglietto come parte del mestiere.

Ma la più vasta riguarda il senso stesso dell'impresa. Musk immagina che lo scopo dell'umanità sia dare vita a una «mente stellare»: un'intelligenza artificiale senziente, nata dallo spazio. È una frase che non appartiene all'ingegneria. È il suo modo di guardare lontano.

Opinione riportata come tale, non verificata dalla redazione.

Il sale sul dado, l'elio sulla Luna

C'è un dado corroso all'inizio di tutto. Nel marzo 2006 il primo Falcon 1 si perse per una perdita dalla linea del carburante che innescò un incendio, e all'origine di quella perdita c'era un dado attaccato dalla corrosione salina. L'isola di Omelek, da cui partiva, è una lingua di sabbia nel Pacifico a circa 4.000 chilometri a sud-ovest delle Hawaii: il mare, lì, sta ovunque. Entra nelle giunture. Si posa sul metallo. Aspetta.

La sera del 2 agosto 2008 il razzo si portò via anche il suo carico: il satellite Trailblazer per il Pentagono, il velissimo NanoSail-D, il laboratorio PRESat della NASA. Tre missioni finite insieme. Quella stessa notte Musk disse ai suoi che non si sarebbe arreso, «mai».

Chi guarda il cielo nelle notti giuste vede il seguito di questa storia dal proprio cortile. Nelle 24-72 ore dopo un lancio i satelliti appena rilasciati viaggiano in fila ordinata, una «collana di perle» che attraversa il buio in silenzio, prima di disperdersi verso le orbite operative nel giro di circa cinque giorni. Con questa cadenza, qualcuno nel mondo assiste allo spettacolo quasi ogni notte. Basta alzare gli occhi al momento giusto.

E poi c'è lo sguardo che arriva molto più in là. La Luna come possibile «nodo industriale e di trasporto», l'estrazione di materiali rari, un riferimento esplicito all'elio-3. Il dopodomani lo si scrive con il verbo «crediamo»: dal dado corroso su un atollo battuto dal sale alla polvere di un altro mondo, la distanza è tutta lì dentro.

Settembre arriva presto

Una parte di questa storia è già scritta a matita indelebile. I tre guasti diversi prima dell'orbita. I 691 lanci contati uno per uno. Le oltre duemila tonnellate sollevate in dodici mesi. La costellazione più grande mai costruita. Nessun annuncio può più spostare di un millimetro queste cose: sono successe, e basta. Il resto ha invece un calendario, e il calendario è la cosa più bella che questa vicenda offra a chi la segue.

Il 4 agosto 2026 Grok 4.6 viene dato in arrivo «probabilmente entro pochi giorni». Nei corridoi qualcuno lo aspetta intorno al 7 agosto. Il 7 agosto passa senza. Il modello esce il 12.

Poi c'è settembre 2026, e settembre non lascia scampo: o i ricavi dell'intelligenza artificiale superano tutto il resto, o non lo fanno. Non c'è una terza risposta. Da dove si parte lo sappiamo: 2,6 miliardi di dollari, contro i 4,29 della sola connettività. Più in là aspettano due date lunghe. La seconda metà del 2026, quando Starship dovrà consegnare i primi carichi in orbita. E la fine del 2027 per la capacità di calcolo, con l'asticella posata fra i 10 e i 20 gigawatt.

Sui conti, l'ultimo trimestre ha già fatto un rumore che conviene tenere nell'orecchio: le spese per l'intelligenza artificiale sono cresciute più di quanto i ricavi abbiano sorpreso in positivo. Comunque finisca, questa non è una svolta che si compie a margine invariato.

Diciotto anni fa, su quell'atollo, il carico che arrivò lassù era un blocco di peso morto: serviva soltanto a dimostrare che il razzo sapeva sollevarlo. Oggi la stessa azienda dice che entro poche settimane guadagnerà più dai calcolatori che da tutto il resto messo insieme. Settembre arriva presto, e a rispondere sarà un numero.

Gli appuntamenti dichiarati e il segnale che permetterà di verificarli

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dati: dichiarazioni datate riprese da Business Insider, Yahoo Finance, Fortune, Evolink e SpaceNews · elaborazione: gamma97

A favore della tesi

  • Il curriculum tecnico regge alla verifica: tre fallimenti del Falcon 1 con cause diverse prima dell'orbita nel settembre 2008, 691 lanci della famiglia Falcon 9 al 16 agosto 2026 con 688 missioni pienamente riuscite, il primo veicolo commerciale collegato alla Stazione Spaziale nel maggio 2012, la costellazione più grande mai costruita e oltre l'80% della massa mondiale portata in orbita nel 2025.
  • La svolta industriale non è solo annunciata: i ricavi dell'intelligenza artificiale sono cresciuti del 247% su base annua fino a 2,6 miliardi di dollari nel secondo trimestre 2026, quasi 2 miliardi della crescita complessiva vengono da quella divisione, la potenza installata è di 1,4 gigawatt e i contratti cloud già firmati valgono 14,1 miliardi. Un'analisi indipendente considera raggiungibile la traiettoria verso i 10 gigawatt.

Contro la tesi

  • Il sorpasso dei ricavi dell'AI su tutti gli altri resta una previsione: nel primo trimestre 2026 quel segmento pesava il 17% del fatturato contro il 61% di Starlink, e nel secondo restava sotto la metà dei ricavi di connettività. Il traguardo dei 10 gigawatt è descritto dalla stessa fonte come traiettoria di installazione pianificata, non come capacità operativa o contrattualizzata, e convive con cifre alternative fra 5 e 20.
  • Alcuni primati e alcune cifre dipendono dal metro o dalla data: lo Space Launch System supera il Falcon Heavy sia per carico in orbita bassa (95.000 chilogrammi contro 63.800) sia per spinta al decollo (8,8 contro 5,1 milioni di libbre); la quota di Starlink sui satelliti attivi è stimata al 59% da un censimento del 16 agosto 2026, cioè circa una volta e mezza tutti gli altri; il documento societario del 4 agosto 2026 riporta 12,0 milioni di abbonati al 30 giugno.

I verdetti

confermata

Il Falcon 1 fallì i primi tre tentativi — marzo 2006, marzo 2007, agosto 2008 — e raggiunse l'orbita al quarto, il 28 settembre 2008. Le cause furono diverse fra loro: incendio da perdita di carburante al primo volo, spegnimento del secondo stadio a circa 180 miglia di quota al secondo, mancata separazione degli stadi al terzo. Il numero di tre fallimenti prima dell'orbita è confermato da più fonti indipendenti; la parola «esplodere» è una semplificazione, perché non tutti e tre gli eventi furono esplosioni.

confermata

Al 16 agosto 2026 la famiglia Falcon 9 risulta lanciata 691 volte; sommando Falcon 1 (5), Falcon 9 (679) e Falcon Heavy (12) da un censimento separato si arriva a 696 lanci complessivi. In entrambi i conteggi la soglia dei 700 voli è a pochi lanci di distanza, coerente con la cadenza attuale. Manca una fonte primaria dell'azienda che dichiari esplicitamente il numero del 700esimo volo.

incerta

Il primato dipende dal criterio. Per carico in orbita bassa il Falcon Heavy porta 63.800 chilogrammi contro i 95.000 dello Space Launch System, indicato come primo fra i lanciatori operativi; per spinta al decollo l'SLS sviluppa 8,8 milioni di libbre contro 5,1. Alcune schede di settore definiscono comunque il Falcon Heavy il razzo operativo più potente del mondo, presumibilmente escludendo l'SLS per la cadenza di un solo volo. Senza un criterio dichiarato l'affermazione non è verificabile in modo univoco.

incerta

L'unico conteggio cumulativo disponibile è di 68 persone trasportate su 18 voli con equipaggio, aggiornato al 27 giugno 2025. Da allora sono volate altre missioni, fra cui Crew-12 con quattro astronauti, quindi la cifra di 78 è compatibile con la crescita attesa ma non è confermata da alcuna fonte aggiornata al 2026. Non risulta un dato ufficiale al 16 agosto 2026.

confermata

Il 25 maggio 2012 Dragon fu il primo veicolo commerciale a raggiungere e collegarsi alla Stazione Spaziale Internazionale. Va precisato che nel 2012 il collegamento avvenne per berthing, cioè con il braccio robotico della stazione; il primo attracco autonomo di un veicolo privato è del marzo 2019, con Crew Dragon Demo-1. Il primato resta valido in senso generale, con questa distinzione tecnica.

incerta

Il conteggio è sostanzialmente corretto: al 16 agosto 2026 i tracciatori indipendenti riportano fra 10.927 e 10.980 satelliti Starlink in orbita, cioè circa 11.000. Il confronto «più del doppio di tutti gli altri messi insieme» non è invece stabilito: una stima colloca Starlink al 59% di tutti i satelliti attivi, pari a circa 1,4 volte gli altri, mentre altre fonti indicano il 65% o il 75% dei soli satelliti manovrabili, con rapporti fra 1,9 e 3. Il secondo elemento resta indeterminato.

incerta

Il dato sui paesi è vicino ma non coincidente: la mappa ufficiale di disponibilità al 10 maggio 2026 elenca 166 paesi e territori con servizio attivo, non 167. Sugli abbonati, il documento depositato per il secondo trimestre 2026 indica 12,0 milioni al 30 giugno, con ARPU di 66 dollari; le cifre di 13 milioni consumer e 22 milioni mobile compaiono solo in una ripresa secondaria delle stesse dichiarazioni aziendali, senza documento societario a supporto. La scomposizione fra abbonati mobili e a banda larga non è verificabile con il materiale disponibile.

confermata

Per il 2025 le ricostruzioni indicano fra 2.213 e 2.413 tonnellate di carico portate in orbita da SpaceX, pari a oltre l'80% della massa globale immessa in orbita nell'anno. La cifra di «circa 2.500 tonnellate all'anno» è coerente con questo ordine di grandezza, pur essendo leggermente arrotondata verso l'alto. Lo scarto di circa 200 tonnellate fra le due ricostruzioni dipende dal metodo di conteggio dei carichi noti.

incerta

Si tratta di una previsione, non di un consuntivo: la dichiarazione è dell'agosto 2026 ed è ripresa da più testate, ma nessun bilancio ne verifica ancora l'esito. Nel secondo trimestre 2026 i ricavi dell'AI erano 2,6 miliardi di dollari, in crescita del 247% su base annua, contro i 4,29 miliardi della sola connettività Starlink; nel primo trimestre il segmento pesava il 17% del fatturato contro il 61% di Starlink. Il sorpasso a settembre 2026 richiederebbe un'accelerazione ulteriore e non è confermabile con i dati pubblici disponibili.

confermata

L'obiettivo è stato dichiarato pubblicamente: partendo da 1,4 gigawatt di potenza nominale già in funzione, Musk ha indicato che la capacità cumulata a fine 2027 sarà «più vicina a 10 GW che a 5 GW». Nella stessa occasione è stato citato anche un obiettivo definito «tentativo» di 20 gigawatt a livello di alimentazione e raffreddamento, con un ripiego probabile intorno ai 15. Resta confermato che si tratta di una proiezione aziendale dichiarata a voce, non di capacità già contrattualizzata.

confermata

Grok 4.6 è stato rilasciato il 12 agosto 2026, con annuncio e documentazione per sviluppatori pubblicati lo stesso giorno. La previsione documentata più vicina è quella del 4 agosto («probabilmente la settimana prossima»): il rilascio è quindi arrivato otto giorni dopo, entro la finestra di «circa una settimana». Una precedente indicazione informale, intorno al 7 agosto, era stata mancata.

Riferimenti

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