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13 settembre 2026

Meta, Amazon e Google: 41.000 tagli in dieci settimane, otto mesi dopo la stretta sui tassi

Vent'anni di denaro quasi gratis, poi cinque punti di rialzo in diciotto mesi: la spiegazione che circola — quei ruoli erano già ridondanti, il credito facile li teneva in piedi — regge nelle date e molto meno nelle misure. Comincia con una medaglia che a Cadice nessuno riuscì a consegnare.

In dieci settimane, fra il 9 novembre 2022 e il 20 gennaio 2023, Meta annuncia oltre 11.000 uscite — il 13% dell'organico —, Amazon più di 18.000, Google circa 12.000: oltre 41.000 persone, otto mesi dopo il rialzo dei tassi più rapido dal 1982. Tre aziende che non si coordinano arrivano alla stessa decisione nello stesso trimestre, e la spiegazione che circola è che vent'anni di denaro quasi gratis avessero tenuto in vita ruoli che internet aveva già reso inutili. L'anno dopo l'utile di Meta sale del 69%, a 39,1 miliardi, e il margine operativo dal 25% al 35%. Ma nessun dato dice quali funzioni siano state colpite, e il ricavo per dipendente calava da prima che i tassi si muovessero: la cronologia regge, la prova che quel lavoro fosse superfluo non c'è.

Meta, Amazon e Google: 41.000 tagli in dieci settimane, otto mesi dopo la stretta sui tassi

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Versione narrativa, dichiaratamente: una storia da ascoltare, fondata sulla ricerca e sulle verifiche dell'articolo qui sotto.

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Tre lettere in dieci settimane

Il nove novembre duemilaventidue, Mark Zuckerberg, il fondatore e capo di Meta, l'azienda di Facebook, manda un messaggio a tutta l'azienda, e lo firma in prima persona. Comunica a più di undicimila persone che non lavorano più lì. Sono il tredici per cento della forza lavoro. Ho deciso di ridurre le dimensioni della nostra squadra, lo dice in inglese, I've decided, nel testo che l'azienda pubblica sul proprio sito. E c'è un dettaglio che pesa, molti di quelli che licenzia erano stati assunti da lui stesso, negli anni prima. Cinquantasei giorni dopo, il quattro gennaio duemilaventitré, tocca ad Amazon. Andy Jassy, l'amministratore delegato, annuncia più di diciottomila uscite, poco più dell'uno per cento di un'azienda che in cinque anni era più che raddoppiata. Due settimane più tardi ne parte una seconda tranche, che però resta dentro quel numero, un totale solo, consegnato in due tempi. E due giorni dopo ancora, il venti gennaio, Sundar Pichai, il capo di Google, scrive ai suoi. Dodicimila posti. Ma la parola che sceglie non è persone, dice ruoli, in inglese roles. Ridurre la forza lavoro di circa dodicimila ruoli. È una parola che resterà attaccata a questa storia più a lungo di tutte le altre. Mettiamo insieme, più di undicimila, più diciottomila, dodicimila. Quarantunomila persone. Quanto l'intera popolazione di una città come Rovereto. E tutto in dieci settimane, fra la prima lettera e la terza. Ma la cifra, da sola, non è il fatto. Il fatto è la concentrazione. Tre aziende che si fanno la guerra per gli stessi ingegneri, che pagano per strapparseli a vicenda, che non si dicono niente, arrivano alla stessa identica decisione dentro lo stesso trimestre. E nessuna delle tre dichiara di aver guardato alle altre. Prima di andare avanti, piantiamo una frase, perché è quella su cui questo episodio lavora. C'è una differenza fra dire abbiamo rimosso lavoro inutile e dire abbiamo diviso lo stesso ricavo per meno teste. Sembrano quasi la stessa frase. Non lo sono. E per chi quella mail l'ha ricevuta, la differenza è tutto. Ora, la spiegazione che tutti danno, e che questo episodio va a verificare, comincia otto mesi prima delle tre lettere. Marzo duemilaventidue, la Federal Reserve, la banca centrale americana, avvia il ciclo di rialzi dei tassi più rapido da quarant'anni. Il tasso, quello a cui le banche americane si prestano denaro per una notte, sale di cinque punti, da praticamente zero a oltre il cinque per cento. Il denaro, da gratis, torna ad avere un prezzo. E da quel trimestre in poi la spiegazione circola dappertutto, sempre nella stessa forma, il denaro gratis teneva in vita lavori inutili, quando il denaro gratis è finito, i lavori inutili sono finiti con lui. Suona bene. Sta in una riga. Le tre lettere, intanto, sono pubbliche, si possono leggere riga per riga, e le abbiamo lette. Zuckerberg parla del commercio online cresciuto durante la pandemia e della propria previsione sbagliata, ha assunto per una crescita che non è arrivata, e lo ammette. Jassy parla dell'incertezza dell'economia e delle assunzioni degli anni passati. Pichai scrive di aver assunto per una realtà economica diversa da quella di oggi. Tre testi, tre capi, tre spiegazioni. E nessuno dei tre nomina i tassi di interesse. Non una volta, in nessuno dei tre testi. Restano le date, allora, tre decisioni prese, dicono, indipendentemente, a cinquantasei giorni di distanza fra la prima e la seconda, a due giorni fra la seconda e la terza. Se non è il costo del denaro, perché cade tutto insieme?

Otto mesi prima, marzo 2022

Marzo duemilaventidue, la Federal Reserve, la banca centrale americana, comincia ad alzare i tassi. In diciotto mesi il federal funds rate, il tasso a cui le banche americane si prestano denaro per una notte, sale di cinquecento punti base, cinque punti pieni. È il rialzo più rapido dal millenovecentottantadue. Otto mesi dopo Mark Zuckerberg, capo di Meta, firma la lettera del nove novembre, la prima delle tre che avete sentito all'inizio. Fra i due momenti corre la catena che la spiegazione corrente propone, prima la stretta, poi i licenziamenti. E vale la pena percorrerla nella sua forma più forte, perché è nella sua forma più forte che funziona. Primo anello. Quando il denaro costa, un progetto che renderà fra cinque anni vale meno oggi. Il conto che lo giustificava si fa con un tasso, se il tasso sale, il risultato scende. È aritmetica, non opinione. Secondo anello, la busta paga. Nelle aziende tecnologiche una parte dello stipendio si paga in azioni. Quando le quotazioni scendono, per consegnare a una persona lo stesso valore promesso servono più azioni, e lo stesso stipendio costa di più all'azienda che lo paga. Terzo anello, il tavolo. Un reparto che non produce ricavi, la ricerca avanzata, la piattaforma interna, il gruppo che lavora su una cosa che forse frutterà fra quattro anni, quando il denaro era gratis nessuno aveva ragione di guardarlo. Con il denaro caro qualcuno quella ragione ce l'ha, e il reparto arriva finalmente al tavolo dove si decide chi resta. E qui un punto che pesa. Cinque punti pieni, partendo da vicino allo zero, non sono un rincaro. Partendo da zero, il costo del denaro non si è alzato, si è creato. Prima un progetto lontano non doveva battere niente. Dopo doveva battere il cinque per cento all'anno garantito da un titolo di Stato americano. Il calendario, allora, regge. Prima la stretta, poi gli annunci, marzo duemilaventidue, poi novembre. Otto mesi è il tempo che serve a un consiglio di amministrazione per guardare i conti di due trimestri e decidere. Ma il calendario dice l'ordine, non il perché. E l'intera catena poggia su una premessa che nessuno ha ancora messo sul tavolo, che prima di marzo duemilaventidue ci fosse stato un decennio ininterrotto di denaro gratis. Ed è qui che dobbiamo aprire il calendario e leggerlo, giorno per giorno.

Il decennio che non c'è

Il venti dicembre duemiladiciotto il prezzo del denaro per una notte fra banche americane, il federal funds rate, il tasso a cui si prestano denaro l'una con l'altra, arriva al due e mezzo per cento, passato. È il punto più alto di quel ciclo. Il denaro costava. E nessuno dei ruoli che quattro anni dopo sarebbero stati chiamati ridondanti era sparito. Ma la premessa da verificare è un'altra, la durata. Perché se la spiegazione è il denaro è diventato caro e quindi i tagli, allora conta quanto tempo il denaro è stato gratis. E questo si può leggere, perché la serie dei tassi è pubblica, e si legge come un calendario. Si comincia nel duemilauno, con lo scoppio della bolla delle società internet. La Federal Reserve, la banca centrale americana, avvia una sequenza di undici tagli. E il primo livello all'uno per cento non arriva subito, arriva il venticinque giugno duemilatré, due anni dopo. E lì resta per un anno. Poi viene la crisi finanziaria. Da dicembre duemilaotto il tasso entra nella forbice fra zero e un quarto di punto, e ci rimane sette anni, fino al dicembre duemilaquindici. Sette. Non oltre un decennio, come si sente dire, sette. E adesso la parte che sparisce sempre dal racconto compresso. Fra il duemilaquindici e il duemiladiciotto la Federal Reserve risale, gradino dopo gradino, l'uno e mezzo per cento passato alla fine del duemiladiciassette, il due e mezzo alla fine del duemiladiciotto. Il ritorno dello zero avviene solo dopo, fra marzo duemilaventi e marzo duemiladue, due anni. Due episodi, quindi. Separati da un ciclo intero di rialzi. E qui conviene fermarsi, perché l'intervallo in mezzo è una prova già fatta. Se il denaro gratis è ciò che tiene in vita i ruoli superflui, allora dal duemilaquindici al duemiladiciotto il denaro ha ripreso un prezzo, e quei ruoli avrebbero dovuto cominciare a cadere. Non caddero. Gli organici delle aziende tecnologiche crescevano. Lo ripeto, perché è la frase che tiene in piedi tutto il resto, mentre il denaro tornava a costare, nessun ruolo sparì. Le aziende tecnologiche assumevano. Un'appunta veloce, prima di andare avanti, su da dove vengono questi numeri. Vengono tutti da una sola istituzione, la Federal Reserve, l'archivio delle decisioni per l'uno per cento del duemilatré, i cinquecento punti base del rialzo da marzo duemiladue. Sulla Banca centrale europea, sulla banca d'Inghilterra, sulla banca del Giappone, qui non c'è niente. Quando qualcuno dice le banche centrali di tutto il mondo, sta dicendo una cosa americana al plurale. Restano le date, e bastano da sole. Dal duemilaotto al duemilaquindici, zero. Dal duemiladue, di nuovo zero per due anni. E in mezzo, tre anni di denaro caro in cui nessun ruolo sparì. E allora la domanda cambia forma. Se il denaro caro non aveva fatto sparire quei ruoli nel duemiladiciotto, che cosa li ha fatti sparire nel duemiladue?

Le spiegazioni che nessuno ha escluso

Il trentuno marzo duemilaventitré, due mesi e undici giorni dopo la lettera di Sundar Pichai, il capo di Google, Business Insider, un sito economico americano, pubblica il primo conto fatto da fuori. E questo conto non guarda i tassi. Guarda una divisione, i ricavi di un'azienda divisi per il numero delle sue persone. Quello che l'azienda incassa, diviso per quante ne lavorano, il ricavo per dipendente. E la risposta è che nei cinque anni prima dei tagli quel numero stava già scendendo. A Meta era giù del quattordici per cento. Ad Amazon era sceso fino a circa trecentotrentamila dollari l'anno per testa. E Twitter, per stima, ne aveva perso quasi un quinto. Il titolo dell'articolo diceva già tutto, perché Amazon, Meta e altri stanno tagliando i lavoratori. Da quel momento le spiegazioni possibili sono più di una. Contiamole sulle dita. Una, l'organico gonfiato in pandemia. Amazon in cinque anni era passata da seicentoquarantasettemila persone a un milione e mezzo, più che raddoppiata. I più di diciottomila licenziati annunciati a gennaio sono poco più dell'uno per cento di quella popolazione. Due, la produttività per persona, che peggiorava da cinque anni mentre il denaro era gratis e le aziende assumevano. Tre, le quotazioni cadute in borsa. Quattro, l'imitazione, società che si contendono gli stessi profili, e magari si tengono d'occhio. Ma su questa nessuna delle tre ha mai dichiarato di guardare alle altre. Nessuna delle tre società, va detto forte, ha mai indicato il costo del denaro come motivo del taglio. E nessuna fonte raccolta lo lega a una decisione precisa. Le spiegazioni sono quattro, e stanno tutte nel materiale. A questo punto conviene chiedersi chi ci guadagna dal metro. Il ricavo per dipendente piace a chi lo diffonde, gli investitori istituzionali e gli analisti che lo calcolano. Perché quella misura migliora anche senza far crescere niente, basta dividere lo stesso ricavo per meno teste. E poi c'è una figura doppia, scomoda, i manager intermedi. Sono loro la categoria descritta come superflua. E sono loro che compilano la lista dei nomi. Restano i conti. E quelli, dopo i tagli, sono migliorati.

Lo stesso ricavo diviso per meno teste

Chiusura d'esercizio duemilaventitré. Un anno dopo la lettera del no novembre duemiladiciotto, nove novembre duemilaventidue, scusate, un anno dopo la lettera del nove novembre duemilaventidue. Meta chiude i conti e l'utile netto sale del sessantanove per cento, trentanove miliardi di dollari, contro i ventitré dell'anno prima. I ricavi crescono del sedici per cento, i costi quasi per niente, l'uno per cento. Il margine operativo passa dal venticinque al trentacinque per cento. E il ricavo per ogni dipendente sale di quasi un terzo. Teste giù, profitti su, raccontata così, la decisione di Mark Zuckerberg, il capo di Meta, quello che la lettera l'ha firmata, sembra assolta dai numeri. Solo che in quel racconto ci sono tre cose che non stanno dentro. La prima è da dove si parte. La serie lunga di Business Insider, il sito che abbiamo già incontrato, parte da lì, il ricavo per dipendente di Meta e di Amazon scendeva da cinque anni, prima di qualunque taglio. La produttività peggiorava mentre il denaro era gratis e gli organici crescevano. E allora un rimbalzo dopo un taglio non distingue fra due frasi diverse, abbiamo rimosso lavoro inutile e abbiamo diviso lo stesso ricavo per meno teste. La seconda è che quel profitto che cresce dopo i tagli è documentato per una sola azienda su cinque. Delle altre quattro che in quei mesi hanno annunciato uscite, Google, Amazon, Salesforce, Microsoft, nessuna ha messo un conto accanto al proprio annuncio. La somma non esiste. La terza è che la cifra cresce da sola. FourWeekMBA, un sito di analisi d'impresa, guardando indietro alla stessa operazione la descrive come l'eliminazione di tredicimila dipendenti, il ventun per cento dell'organico. Ma la lettera del nove novembre duemilaventidue parlava di oltre undicimila persone, il tredici per cento. Tredicimila contro undicimila, ventuno contro tredici, è la somma di più giri di tagli, attribuita a posteriori a un'unica decisione. E sono le uniche due cifre che qui vanno tenute esatte, perché sono in conflitto, e il conflitto è il contenuto. Da lì nasce il rapporto che circola, quasi quattro milioni di dollari di utile per ogni licenziato. L'utile diviso per il numero di uscite. È una divisione con due numeri liberi, se ne avessero licenziato il doppio, il rapporto varrebbe la metà, e il taglio sembrerebbe peggiore a parità di conti. E qui il punto che pesa. Per chi quella mail l'ha ricevuta, la differenza è tutta, nella prima lettura il suo lavoro non serviva a nulla, nella seconda serviva e costava troppo. Il bilancio duemilaventitré non permette di distinguere le due frasi. Non da nessun numero, in nessuna riga. C'è poi un criterio che in queste discussioni salta fuori sempre, e viene da un altro mondo, teniamolo a mente mentre lo racconto. Nel duemiladiciotto l'antropologo David Graeber propose di riconoscere un lavoro inutile così, la società non se ne accorgerebbe, o non lo noterebbe nemmeno, se quel lavoro sparisse. Bella idea, e per costruzione non misurabile, nessuno ha mai stabilito che cosa una società nota. Accanto a quel criterio viene citata sempre la storia di Joaquín García, un impiegato comunale di Cadice, in Spagna, che per anni non si presentò al lavoro, e nessuno in città se ne accorse, finché non arrivò un premio di anzianità da consegnargli. L'aneddoto è diventato la prova che certi lavori non servono. Ma a Meta, Amazon e Google nessuno ha mai fatto la prova contraria, cioè verificare, ruolo per ruolo, che cosa succede senza quella persona. Il criterio di Graeber, non misurabile per costruzione, è diventato lo strumento con cui chi taglia descrive il taglio come igiene. Il bilancio duemilaventitré di Meta, quindi, non permette di distinguere fra il tuo lavoro non serviva e il tuo lavoro serviva e costava troppo. Davanti a qualunque metrica per dipendente restano due gesti, guardare il denominatore, quante teste ci sono, oggi, sotto quel ricavo, e poi guardare i cinque anni prima. I conti, dopo i tagli, qualcuno li ha misurati. Il servizio no. Tranne in un caso.

L'unico caso in cui qualcuno ha misurato

Il ventotto febbraio duemilaventitré il New York Times, il quotidiano americano, pubblica un pezzo su Twitter, e dentro ci mette due cose insieme, i dipendenti sono scesi sotto le duemila unità, e i guasti del servizio sono in aumento. Il titolo è una frase detta dalla società stessa, in inglese, perché la frase è il fatto, a volte le cose si rompono. Sono passati quattro mesi dal giorno in cui Elon Musk ha comprato Twitter, il ventisette ottobre duemilaventidue, con un'operazione da quarantaquattro miliardi di dollari pagata in gran parte a debito, e sono passati appena tre giorni dall'ennesimo giro di licenziamenti, deciso di sabato, il venticinque febbraio. La discesa ha le sue date, e conviene dirle lentamente. Prima dell'operazione, in Twitter c'erano circa settemilacinquecento persone. Il venti gennaio duemilaventitré, lo stesso giorno in cui Sundar Pichai, il capo di Google, scrive il memo sui dodicimila ruoli, gli ingegneri a tempo pieno rimasti in Twitter sono meno di cinquecentocinquanta. Un mese dopo, quelle in servizio sono meno di duemila. Circa cinquemilacinquecento uscite in quattro mesi. E su questo caso il racconto di cui stiamo parlando appoggia tutto il proprio peso. Dice, tutti prevedevano con sicurezza che il sito sarebbe crollato in poche settimane, e invece va ancora avanti. Il sito, in effetti, c'è. Ma quelle previsioni di collasso, in tutto il materiale, in nessun documento, non le ha scritte nessuno, la frase smentisce una profezia di cui non esiste traccia. E l'unica misura che esiste dello stato del servizio dice l'opposto della morale che se ne vuole trarre. Il New York Times l'ha misurato, e ha trovato che l'affidabilità si deteriorava mano a mano che Musk tagliava il personale. Dopo il duemilaventitré, nessuno ha più misurato niente. E allora chi racconta Twitter come la prova che quelle cinquemilacinquecento persone non servivano, sta usando un dato che non possiede. Il servizio, tranne in questo unico caso, non l'ha misurato nessuno. C'è poi la parte che riguarda i soldi, e che nessun organigramma spiega. L'operazione con cui Musk ha comprato Twitter è di quelle in cui il debito resta in capo alla società comprata, gli interessi li paga Twitter, non l'acquirente. E questo cambia il senso di ogni stipendio tolto, ogni stipendio tolto è anche una rata coperta. Il taglio è una scelta organizzativa e, insieme, una necessità di cassa, e le due cose non si separano guardando il numero dei dipendenti. Quanti fossero, prima e dopo, i ruoli di coordinamento, i capi dei capi, quelli che il racconto indica sempre per primi, non l'ha contato nessuno. Non in Twitter, non altrove. E intanto l'onda non si ferma. Nel duemilaventitré dal settore tech escono duecentosessantaduemila e passa persone, nel duemilaventiquattro, altre centocinquantatremila. Quasi tutte da aziende senza nome noto, senza un memo firmato che le citi, senza tre lettere e tre date a tenerle insieme. L'otto maggio duemilaventiquattro, a quattro mesi appena dall'inizio dell'anno, il conteggio era già di sessantamila posti in duecentocinquantaquattro aziende, a due anni di distanza dalla stretta monetaria, quando la spiegazione monetaria, qualunque cosa volesse dire, ha da tempo esaurito la propria tempistica. Ed è qui che la domanda di partenza torna, per l'ultima volta. C'è una differenza fra dire abbiamo rimosso lavoro inutile e dire abbiamo diviso lo stesso ricavo per meno teste, e per chi quella mail l'ha ricevuta, la differenza è tutta. Il bilancio di Meta del duemilaventitré non permette di distinguerle, e i conti, alla fine, li ha misurati qualcuno, il servizio, tranne in un caso, non l'ha misurato nessuno. Restano due gesti, e sono la cosa da portarsi via, perché domani funzionano davanti a qualunque numero. Il primo, davanti a qualunque metrica per dipendente, guardare il denominatore, chiedersi quante teste ci sono sotto quella divisione, e da dove viene la cifra di sopra. Il secondo, guardare i cinque anni prima, perché è lì che si vede se una crescita è un'azienda che ha ingrandito il lavoro o un'azienda che ha solo ingrandito l'organico. Chi ha ricevuto quella mail, il nove novembre duemilaventidue, un answer non l'ha mai avuto, il suo lavoro non serviva, o serviva e costava troppo? Il bilancio non lo dice. E finché nessuno misura il servizio, non lo dirà nessuno.

Tre lettere in dieci settimane

Il nove novembre 2022, Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Meta, firma in prima persona il messaggio che comunica a oltre 11.000 dipendenti che non lavorano più lì. «Ho deciso di ridurre le dimensioni della nostra squadra» (I've decided): il testo è pubblicato dalla società sul proprio sito. Sono il tredici per cento della forza lavoro. Molti di loro erano stati assunti da Zuckerberg negli anni precedenti.

Cinquantasei giorni dopo tocca ad Andy Jassy, amministratore delegato di Amazon. Il quattro gennaio 2023 annuncia più di 18.000 licenziamenti. Il diciotto gennaio parte una seconda tranche di uscite, che resta dentro quello stesso totale: un numero solo, consegnato in due tempi.

Due giorni più tardi, il venti gennaio 2023, Sundar Pichai, amministratore delegato di Google e della controllante Alphabet, scrive ai suoi. La frase che usa non parla di persone: «ridurre la nostra forza lavoro di circa 12.000 ruoli» (reduce our workforce by approximately 12,000 roles). Ruoli. La parola resterà attaccata a questa storia più a lungo delle altre.

Somma: 41.000, la somma dei tre annunci. Quanto l'intera popolazione di una città come Rovereto. Dieci settimane fra la prima lettera e la terza.

La cifra non è il fatto. Il fatto è la concentrazione. Tre aziende che si contendono gli stessi ingegneri, che pagano per strapparseli, che non si dicono niente, arrivano alla stessa decisione dentro lo stesso trimestre. Nessuna delle tre ha dichiarato di guardare alle altre.

C'è un'altra data che sta sotto queste tre, otto mesi prima. Nel marzo 2022 la Federal Reserve aveva cominciato il ciclo di rialzi più rapido da quando, nel 1982, il comitato che li decide ha iniziato a fissare il tasso come obiettivo: cinquecento punti base, da zero-zero-venticinque per cento fino a oltre il cinque per cento. Il denaro aveva ripreso un prezzo.

Da quel trimestre in poi la spiegazione circola dappertutto, in una forma sola: il denaro gratis teneva in vita lavori inutili, e quando è finito i lavori inutili sono finiti con lui.

Le tre lettere sono pubbliche. Si possono leggere riga per riga. Zuckerberg elenca la crescita del commercio online durante la pandemia e la propria previsione sbagliata. Jassy parla dell'incertezza dell'economia e delle assunzioni degli anni precedenti. Pichai scrive di aver assunto per una realtà economica diversa da quella di oggi.

Nessuno dei tre nomina i tassi di interesse. Non una volta, in nessuno dei tre testi.

Restano le date: tre decisioni indipendenti prese a cinquantasei e a sedici giorni di distanza. Se non è il costo del denaro, perché cade tutto insieme?

Otto mesi prima, marzo 2022

Marzo 2022: la Federal Reserve comincia ad alzare. In diciotto mesi il federal funds rate effettivo — il tasso a cui le banche americane si prestano denaro fra loro per una notte, e il prezzo di riferimento di tutto il resto — sale di cinquecento punti base. È, come si è detto, il rialzo più rapido dal 1982.

Otto mesi dopo Mark Zuckerberg firma la lettera del nove novembre — la prima delle tre. Fra i due estremi c'è la catena che la spiegazione corrente propone, e vale la pena percorrerla nella sua forma più forte, perché nella sua forma più forte funziona.

Quando il denaro costa, un progetto che renderà fra cinque anni vale meno oggi: il conto che lo giustificava si fa con un tasso, e se il tasso sale il risultato scende. È aritmetica, non opinione. Poi c'è la busta paga. Nelle aziende tecnologiche una parte della retribuzione si paga in azioni: quando le quotazioni scendono, per consegnare a una persona lo stesso valore promesso servono più azioni, e lo stesso stipendio costa di più all'azienda che lo paga. E c'è il tavolo. Un reparto che non produce ricavi — la ricerca avanzata, la piattaforma interna, il gruppo che lavora su una cosa che forse fra quattro anni — quando il denaro era gratis nessuno aveva ragione di guardarlo. Con il denaro caro qualcuno quella ragione ce l'ha, e il reparto arriva finalmente al tavolo dove si decide.

Cinque punti pieni partendo da vicino allo zero non sono un rincaro. Partendo da zero, il costo del denaro non si è alzato: si è creato. Prima un progetto lontano non doveva battere niente; dopo doveva battere il cinque per cento all'anno garantito da un titolo di Stato americano.

Il calendario regge. Prima la stretta, poi gli annunci: marzo 2022, poi novembre. Otto mesi è il tempo che serve a un consiglio di amministrazione per guardare i conti di due trimestri e decidere.

Ma il calendario dice l'ordine, non il perché. E la catena intera poggia su una premessa che nessuno ha ancora messo sul tavolo: che prima di marzo 2022 ci fosse stato un decennio ininterrotto di denaro gratis.

(Barcelona) Spanish Woman by Joaquín Torres García - Museu Nacional d'Art de Catalunya.jpg
(Barcelona) Spanish Woman by Joaquín Torres García - Museu Nacional d'Art de Catalunya.jpg — foto: Didier Descouens · Public domain · via Wikimedia Commons · originale

Il decennio che non c'è

Il venti dicembre 2018 il arriva a 2,25-2,50 per cento. È il punto più alto di quel ciclo. Il denaro costava, e nessuno dei ruoli che quattro anni dopo sarebbero stati descritti come ridondanti era sparito.

La premessa da verificare è la durata. La serie dei tassi è pubblica e si legge in ordine.

Comincia nel 2001, con lo scoppio della bolla dot-com: la Federal Reserve avvia una sequenza di undici tagli. Il primo livello all'1,00 per cento arriva il venticinque giugno 2003 — due anni dopo, non subito — e lì resta fino al giugno 2004. Poi la crisi finanziaria. Da dicembre 2008 il tasso entra nella forbice fra zero e 0,25 per cento, e ci rimane sette anni, fino al dicembre 2015. Sette, non «oltre un decennio».

Quello che viene dopo è la parte che sparisce nel racconto compresso. Fra il 2015 e il 2018 la banca centrale americana risale: 1,25-1,50 per cento il quattordici dicembre 2017, 2,25-2,50 per cento il venti dicembre 2018. Il ritorno a ridosso dello zero avviene solo fra marzo 2020 e marzo 2022: due anni.

Due episodi, dunque, separati da un ciclo di rialzi. E l'intervallo è la cosa più interessante che ci sia, perché è una prova già fatta. Se il denaro gratis è ciò che tiene in vita i ruoli superflui, dal 2015 al 2018 il denaro ha ripreso un prezzo e quei ruoli avrebbero dovuto cominciare a cadere. Non caddero. Gli organici delle aziende tecnologiche crescevano.

C'è un secondo punto, sulla scala. Tutte le evidenze qui sono di una sola istituzione: la Federal Reserve. L'archivio delle decisioni per l'1 per cento del 2003, la Richmond Fed e Bankrate per i cinquecento punti base dal marzo 2022. Sulla Banca centrale europea, sulla Bank of England, sulla Bank of Japan non c'è niente. Quando si dice «le banche centrali di tutto il mondo», si sta dicendo una cosa americana al plurale.

Restano le date, e bastano: 2008-2015, 2020-2022. In mezzo, tre anni di denaro caro in cui nessun ruolo sparì.

E allora la domanda cambia forma. Se il denaro caro non aveva fatto sparire quei ruoli nel 2018, che cosa li ha fatti sparire nel 2022?

Il prezzo del denaro dal 2001 al 2026: vent'anni di linea schiacciata, poi una parete

gamma97
dati: EODHD, rendimento del Treasury a dieci anni come misura del costo del denaro · elaborazione: gamma97

Le spiegazioni che nessuno ha escluso

Il trentuno marzo 2023, due mesi e undici giorni dopo il memo di Pichai, Business Insider pubblica il primo conto fatto da fuori. Non guarda i tassi. Guarda una divisione: i ricavi di ogni azienda tecnologica diviso il numero dei suoi dipendenti. E trova che nei cinque anni precedenti i tagli quel numero stava già scendendo. Meta meno quattordici per cento. Amazon meno 6,9 per cento, fino a 333.550 dollari per dipendente. Twitter, per stima, meno diciotto per cento. Il titolo dice di che cosa si parla: perché Amazon, Meta e altri stanno tagliando i lavoratori (why Amazon, Meta and others are axing workers).

Da quel momento le spiegazioni possibili sono più di una, e stanno tutte nel materiale.

La prima è l'organico cresciuto in pandemia. Amazon passa da 647.000 dipendenti a un milione e mezzo in cinque anni: i più di 18.000 licenziati annunciati il quattro gennaio 2023 sono circa l'1,2 per cento di una popolazione aziendale più che raddoppiata. La seconda è la produttività per dipendente, che peggiorava da cinque anni mentre il denaro era gratis e gli organici salivano. La terza è la caduta delle quotazioni. La quarta è l'imitazione fra società che si contendono gli stessi profili — e su questa nessuna delle tre ha dichiarato di guardare alle altre.

Nessuna delle tre società ha dichiarato il costo del capitale come motivo. Nessuna fonte raccolta lo collega a una singola decisione.

Qui vale dire chi ha un interesse nel metro. Gli investitori istituzionali e gli analisti che diffondono il ricavo per dipendente ricavano dal taglio margini più alti: e quella misura migliora anche solo riducendo il denominatore. I manager intermedi sono due cose insieme — la categoria descritta come superflua, e quella che compila la lista dei nomi.

C'è un esempio che viene citato sempre, quando si apre questa discussione, ed è quello di Joaquín García: l'impiegato di Cadice che per almeno sei anni non si presentò al lavoro — «almeno», perché il Guardian il dodici febbraio 2016 riporta l'ipotesi di El Mundo fino a quattordici anni. Assunto nel 1990, scoperto nel 2010 quando fu chiamato a ritirare la medaglia per i vent'anni di servizio e il vicesindaco Jorge Blas Fernández, l'uomo che lo aveva assunto, si accorse che non c'era. Il suo datore era una società idrica gestita dagli enti locali di Cadice (a water company run by local authorities in Cadiz), e il meccanismo era un rimpallo fra due enti pubblici: nessuna valutazione delle performance, nessuna quotazione in borsa, nessun investitore che chiedesse margini. Portarlo dentro il discorso su Meta, Amazon e Google è cambiare mondo a metà frase.

Restano i conti. Quelli, dopo i tagli, sono migliorati.

Joaquín García Barbero (26 July 2017, Dreams FC training, Shek Kip Mei Park)
Joaquín García Barbero (26 July 2017, Dreams FC training, Shek Kip Mei Park) — foto: Dltl2010 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons · originale

Otto mesi dalla stretta alla prima lettera, dieci settimane per i tre annunci

gamma97
dati: comunicati aziendali e archivio della Federal Reserve · elaborazione: gamma97

Lo stesso ricavo diviso per meno teste

Chiusura d'esercizio 2023, un anno dopo la lettera del nove novembre 2022: l'utile netto di Meta sale del 69%, a 39,1 miliardi di dollari contro i 23,2 dell'anno prima. I ricavi crescono del 16%, i costi dell'1%. Il margine operativo passa dal 25% al 35%. Il ricavo per dipendente sale del 28,3%. Teste giù, profitti su: raccontata così, la decisione di Zuckerberg, che ha firmato quella lettera, sembra assolta dai numeri.

Ci sono tre cose che in quel racconto non stanno dentro.

La prima è da dove si parte. La serie lunga di Business Insider, già vista, parte da lì: il ricavo per dipendente di Meta e di Amazon scendeva da cinque anni, prima di qualunque taglio. La produttività peggiorava mentre il denaro era gratis e gli organici crescevano. Un rimbalzo dopo un taglio, quindi, non distingue fra due frasi diverse: «abbiamo rimosso lavoro inutile» e «abbiamo diviso lo stesso ricavo per meno teste». La seconda è che quel profitto in crescita a valle dei tagli è documentato per una sola azienda su cinque. Delle altre quattro che in quei mesi hanno annunciato tagli — Google, Amazon, Salesforce, Microsoft — nessun conto è stato messo accanto al proprio annuncio: la somma non esiste.

La terza è che la cifra cresce da sola. FourWeekMBA, un sito di analisi d'impresa, guardando indietro alla stessa operazione, la descrive come l'eliminazione di 13.000 dipendenti, il 21% dell'organico (eliminating 13,000 employees (21% of workforce)). Il nove novembre 2022 erano oltre 11.000 e il 13%. È la somma di più giri, attribuita a posteriori a un'unica decisione.

Da lì nasce il rapporto che circola: 3,9 milioni di dollari di utile per ogni licenziato — l'EBITDA diviso per il numero di uscite. È una divisione con due numeri liberi. Se ne avessero licenziato il doppio, il rapporto varrebbe la metà, e il taglio sembrerebbe peggiore a parità di conti.

Per chi quella mail l'ha ricevuta, la differenza è tutta: nella prima lettura il suo lavoro non serviva a nulla, nella seconda serviva e costava troppo. Il bilancio 2023 non permette di distinguerle. Il criterio che l'antropologo David Graeber aveva proposto nel 2018 per riconoscere un lavoro inutile — la società non se ne accorgerebbe, o non lo noterebbe nemmeno, se quel lavoro sparisse (society would be no worse off (or even notice) if such job(s) disappeared) — non è misurabile per costruzione, ed è diventato lo strumento con cui chi taglia descrive il taglio come igiene.

Davanti a qualunque metrica «per dipendente» restano due gesti: guardare il denominatore, e poi i cinque anni prima.

I conti, dopo i tagli, qualcuno li ha misurati. Il servizio no — tranne in un caso.

La catena dell'urto, con gli anelli documentati distinti da quelli inferiti

gamma97
dati: verdetti e comunicati citati in coda · elaborazione: gamma97 · valori in migliaia di persone
David Graeber on a boat at Fire Island.
David Graeber on a boat at Fire Island. — foto: David Graeber · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons · originale

L'unico caso in cui qualcuno ha misurato

Il ventotto febbraio 2023 il New York Times pubblica un pezzo su Twitter e ci mette dentro due cose insieme: i dipendenti sono scesi sotto i 2.000, e i disservizi sono in aumento. Il titolo è una frase detta dalla società stessa: «a volte le cose si rompono» ('Sometimes Things Break': Twitter Outages Are on the Rise). Sono passati quattro mesi dal leveraged buyout da 44 miliardi di dollari (a $44 billion leveraged buyout) con cui Elon Musk, proprietario di Twitter dal ventisette ottobre 2022, ha comprato la società — che dopo i fatti qui raccontati cambierà nome. E sono passati tre giorni dall'ennesimo giro di licenziamenti, deciso di sabato: il venticinque febbraio (After another round of layoffs on Saturday).

La discesa ha le sue date. Prima dell'operazione l'organico era di circa 7.500 persone. Il venti gennaio 2023 — lo stesso giorno in cui Pichai scrive il memo sui 12.000 ruoli — gli ingegneri a tempo pieno rimasti in Twitter sono meno di 550. Il ventotto febbraio le persone sono meno di 2.000. Circa 5.500 uscite in quattro mesi.

Su questo caso il racconto appoggia tutto il proprio peso: tutti prevedevano con sicurezza che il sito sarebbe crollato in poche settimane, e invece va ancora avanti quasi quattro anni dopo (everyone confidently predicted that the site would collapse within weeks, but it's still motoring along nearly 4 years after the fact). Il sito in effetti c'è. Ma quelle previsioni di collasso, nel materiale, non le ha scritte nessuno: la frase smentisce una profezia di cui non esiste traccia. E l'unica misura che esiste dello stato del servizio dice l'opposto della morale: l'affidabilità si è deteriorata mano a mano che Musk tagliava il personale (as Mr. Musk has repeatedly slashed the company's work force). Dopo il 2023 nessuno ha più misurato Twitter. Chi racconta il caso come la prova che quelle 5.500 persone non servivano sta usando un dato che non possiede.

C'è poi la parte che riguarda i soldi, e che nessun organigramma spiega. Un leveraged buyout è finanziato a debito, e il debito resta in capo alla società comprata: gli interessi li paga Twitter. Ogni stipendio tolto è anche una rata coperta. Il taglio è una scelta organizzativa e insieme una necessità di cassa, e le due cose non si separano guardando il numero dei dipendenti.

Quanti fossero, prima e dopo, i ruoli di coordinamento — i capi dei capi, quelli che il racconto indica sempre per primi — non l'ha contato nessuno, né in Twitter né altrove.

Intanto l'onda non si ferma. Nel 2023 escono 262.682 persone, nel 2024 altre 152.922: quasi tutte da aziende senza nome noto, senza un memo firmato che le citi. L'otto maggio 2024, a quattro mesi dall'inizio dell'anno, il conto era già di 60.000 posti in 254 aziende — due anni dopo la stretta monetaria, quando la spiegazione monetaria ha esaurito la propria tempistica.

societàricavo per dipendenteannovariazione indicata
Meta1.561.262 $2022−14% nel quinquennio precedente
Meta2.003.981 $2023+28,3% sul 2022
Meta~1.780.000 $2024134,9 mld $ su ~67.317 dipendenti
Alphabet (Google)~1.500.000 $2022
Alphabet (Google)~1.693.400 $2024307,3 mld $ su 181.269 dipendenti
Amazon333.550 $2022−6,9% nel quinquennio precedente
Amazon~370.500 $2024~574 mld $ su 1,55 mln di dipendenti
Twitter317.333 $fine 2022il più basso del gruppo
Quanto fattura una persona in organico, prima e dopo — dati: Business Insider (marzo 2023), FourWeekMBA (aprile 2026), Recruiting News Network (aprile 2023) · elaborazione: gamma97

Meta, Microsoft e Salesforce a base comune, con il giorno dell'annuncio dei tagli

gamma97
dati: EODHD (Meta, Microsoft) e ALPHAVANTAGE (Salesforce) · elaborazione: gamma97
David Graeber
David Graeber — foto: Guido van Nispen from amsterdam, the netherlands · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons · originale

A favore della tesi

  • Il ciclo dei tassi su cui poggia la spiegazione esiste ed è documentato: 1,00% dal giugno 2003, forbice 0-0,25% da dicembre 2008, rialzo di 500 punti base da marzo 2022, il più rapido dal 1982. I tagli seguono l'inversione nella tempistica prevista — Meta il 13% dell'organico nel novembre 2022, Amazon oltre 18.000 e Google circa 12.000 nel gennaio successivo. Il caso Twitter mostra che un organico ridotto da circa 7.500 a meno di 2.000 non ha interrotto il servizio nell'immediato. E la produttività dichiarata per addetto è salita dopo i tagli: ricavo per dipendente di Meta da 1,56 a 2,00 milioni di dollari fra 2022 e 2023, utile netto 2023 a 39,1 miliardi.

Contro la tesi

  • La premessa cronologica più ripetuta è inesatta: il tasso non restò vicino allo zero per oltre un decennio continuo, ma per circa sette anni, con rialzi fino a 2,25-2,50% nel dicembre 2018 prima del secondo episodio 2020-2022. La quantificazione dei tagli attribuita alle cinque grandi non regge: le cifre disponibili sono di comparto, non di quelle società. Il presupposto storico sui ruoli resi ridondanti da internet non è supportato da dati leggibili sulla quota di occupazione nei servizi né da riscontri sull'operatività multinazionale negli anni Settanta e Ottanta. Il calo del ricavo per dipendente era inoltre in corso da prima del 2022 — Amazon −6,9% a 333.550 dollari, Meta −14% nel quinquennio — il che indica una dinamica anteriore al rialzo dei tassi e non spiegata da esso.

I verdetti

smentita

La discesa a ridosso dello zero dopo il 2008 è documentata; non lo è la permanenza «per oltre un decennio». Il tasso restò nella forbice 0-0,25% per circa sette anni, dal dicembre 2008 al dicembre 2015, poi risalì fino a 2,25-2,50% nel dicembre 2018. Il secondo periodo vicino allo zero va dal marzo 2020 al marzo 2022. Sono due episodi separati da un ciclo di rialzi, non un decennio continuo.

incerta

Sulla quota dei lavori di servizio l'unica fonte raccolta ha il valore oscurato nell'estratto, e non consente di verificare né la soglia di partenza (meno di un quarto dell'occupazione) né quella di arrivo (circa l'80%). Mancano inoltre il perimetro geografico e l'anno iniziale. Il claim resta non verificato, e non è usato come prova in questo numero.

incerta

La tenuta del servizio dopo i tagli non è documentata oltre il 2023, e nel materiale non esiste alcuna fonte che registri le previsioni di collasso «entro poche settimane» né lo stato attuale della piattaforma. L'unica evidenza disponibile va in direzione opposta alla parte qualitativa del claim: nel febbraio 2023 si registravano un aumento dei disservizi e un deterioramento dell'affidabilità dopo la riduzione dell'organico.

incerta

Le cifre reggono l'ordine di grandezza ma non l'attribuzione alle cinque società citate: circa 200.000 dipendenti tecnologici licenziati negli Stati Uniti nel 2023 secondo una stima, 262.682 nel 2023 e 152.922 nel 2024 secondo un tracker privato, in entrambi i casi riferiti all'intero comparto. Sul secondo elemento — organici in calo e profitti in crescita — il materiale documenta un solo caso, quello di Meta, con l'utile netto 2023 a 39,1 miliardi di dollari e il margine operativo dal 25% al 35%.

Riferimenti

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  3. Man Doesn't Show Up to Work for Years, No One Notices — — 15 febbraio 2016 — https://www.snopes.com/news/2016/02/15/man-doesnt-work-years/
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  5. A Tale of Two Bubbles: How the Fed Crashed the Tech and the Housing Markets — https://fee.org/articles/a-tale-of-two-bubbles-how-the-fed-crashed-the-tech-and-
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  9. A Rate Cycle Unlike Any Other — — 2023 — https://www.richmondfed.org/publications/research/economic_brief/2023/eb_23-26
  10. Federal Funds Rate History: 1980 Through The Present — https://www.bankrate.com/banking/federal-reserve/history-of-federal-funds-rate/
  11. Meta cuts 11,000 jobs as it sinks more money into the metaverse — — 9 novembre 2022 — https://www.reuters.com/technology/meta-cut-more-than-11000-jobs-one-biggest-us-
  12. Mark Zuckerberg's Message to Meta Employees — — 9 novembre 2022 — https://about.fb.com/news/2022/11/mark-zuckerberg-layoff-message-to-employees/
  13. Amazon CEO says company will lay off more than 18,000 workers — — 4 gennaio 2023 — https://www.npr.org/2023/01/04/1147034858/amazon-ceo-says-company-will-layoff-mo
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  15. Google to lay off 12,000 people — read the memo CEO Sundar Pichai sent to staff — — 20 gennaio 2023 — https://www.cnbc.com/2023/01/20/google-to-lay-off-12000-people-memo-from-ceo-sun
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  17. 37% of British workers think their jobs are meaningless — https://yougov.com/en-gb/articles/13005-british-jobs-meaningless
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  22. Meta Layoffs: Is the Facebook Parent Getting Ready for Another «Year of Efficiency»? — https://finance.yahoo.com/markets/stocks/articles/meta-layoffs-facebook-parent-g
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