Podcast

4 settembre 2026

Higgsfield ha girato un film di 110 minuti con due milioni di dollari, e vende il motore che serve per girarlo

The Cully Hill Boys è costato quanto un episodio di serie tv, ha portato in scena quattro facce prese in licenza e nessuna di quelle facce era di un attore.

Il 5 agosto 2026, a New York, la società americana Higgsfield AI ha proiettato The Cully Hill Boys, una commedia d'azione di 110 minuti generata interamente con l'intelligenza artificiale: 2 milioni di dollari dichiarati, metà dei quali in calcolo, 28 persone, quattro settimane di lavorazione. Le facce e le voci sono di quattro uomini che hanno concesso in licenza le proprie sembianze — due lottatori, uno streamer, un giocatore di streetball —, non di attori sotto contratto sindacale. Il motore che ha generato le immagini è cinese, di ByteDance, e la voce di costo più grande del film è finita là. La dimostrazione l'ha organizzata l'azienda che incassa ogni volta che qualcuno prova a ripeterla, mentre raccoglieva capitale su una valutazione da miliardi. Intanto la contea di Los Angeles ha perso 6.700 posti di lavoro nel cinema e nella registrazione sonora in dodici mesi, e dal 2 agosto 2026 in Europa chi diffonde un volto sintetico deve dichiararlo.

Higgsfield ha girato un film di 110 minuti con due milioni di dollari, e vende il motore che serve per girarlo

🎧 Il podcast

Versione narrativa, dichiaratamente: una storia da ascoltare, fondata sulla ricerca e sulle verifiche dell'articolo qui sotto.

Velocità

Tocca per ascoltare

Il testo del podcast, per chi preferisce leggere

Una sera d'agosto a The Glasshouse

La sera del cinque agosto duemilaventisei, in una sala di un posto che si chiama The Glasshouse, a New York, un uomo sale sul palco e parla per pochi minuti. Si chiama Alex Mashrabov, fondatore e amministratore delegato di un'azienda che si chiama Higgsfield AI. Poi le luci si spengono, e per centodieci minuti, di filato, scorre un film. Sullo schermo, tre rapper senza un soldo dell'East London rubano una barca per girarci dentro un videoclip. Dentro la barca trovano un mucchio di contante, e da lì finiscono in mezzo a due bande rivali. È una commedia d'azione, si intitola The Cully Hill Boys, ed è fatta così, non c'è mai stata una troupe su un molo, non c'è mai stata una macchina da presa puntata su un attore. Ogni singola inquadratura, per tutti i centodieci minuti, è stata generata. I numeri che Mashrabov porta in sala quella sera sono quelli che, nelle due settimane successive, verranno ripetuti ovunque parlando di questo film, un budget di due milioni di dollari, dei quali circa la metà spesa in potenza di calcolo. Ventotto persone in tutto, al lavoro per quattro settimane. Circa mille elementi visivi pronti all'uso, e più di cento ambientazioni diverse. Sono i numeri di un film che, di lì a pochi giorni, sarebbe comparso gratis su YouTube e sul sito dell'azienda, non in una sala, non a pagamento. Prima di arrivare a Higgsfield, Mashrabov dirigeva la parte di intelligenza artificiale generativa di Snap, l'azienda di Snapchat, ci era arrivato nel duemilaventi, quando Snap aveva comprato per centosessantasei milioni di dollari AI Factory, la società che lui stesso aveva cofondato. Oggi Higgsfield vende crediti per generare video, si paga in base a quanto si genera, non un prezzo fisso, come una bolletta. Ed è proprio questo il punto da tenere a mente mentre nell'ascolto arriveranno altre cifre, quella sera a The Glasshouse non è l'uscita di un film. È una dimostrazione, un prodotto messo in mostra davanti a chi, un giorno, potrebbe comprarlo.

Le quattro facce che hanno detto sì

Quattro persone vere prestano la faccia a questo film, nel senso più letterale, ne hanno concesso in licenza le sembianze e la voce, perché un computer le riproducesse per tutto il film senza che loro fossero mai su un set. Il primo è Quinton Jackson, soprannominato Rampage, campione nella principale lega mondiale di arti marziali miste. Il secondo è Israel Adesanya, altro nome pesante dello stesso sport, uno dei combattenti più conosciuti del circuito. Il terzo è un ragazzo che online si fa chiamare Neon, lo scrive con un tre al posto della e, ma si legge così, che trasmette in diretta davanti a un pubblico ogni giorno della sua vita. Il quarto è Matt Kiatipis, giocatore di streetball, il basket che si gioca per strada. Nessuno di loro ha mai recitato in un film. Ed è proprio questo il punto che il racconto trionfale intorno alla pellicola preferisce lasciare in ombra. Perché il paragone che circola, un lungometraggio con volti noti costa oggi tra i venti e i cento milioni di dollari, e ci vuole da un anno fino a un anno e mezzo per girarlo, mette a confronto due mondi che semplicemente non si parlano tra loro. Higgsfield non ha telefonato agli agenti delle star di Hollywood. Ha trattato con due sportivi da combattimento e due creatori di contenuti, persone che stanno fuori dal recinto protetto dal sindacato degli interpreti cinematografici. Quel recinto esiste davvero, ed è più stretto di quanto sembri. Il sindacato degli attori americani impone che ogni replica digitale di un volto passi da un consenso scritto, informato, dato progetto per progetto. Nell'intesa firmata con gli studios nel duemilaventisei, il sindacato ha anche ottenuto che sostituire una persona vera con un interprete sintetico debba aggiungere qualcosa alla storia, e non servire soltanto a risparmiare uno stipendio. Fuori da Hollywood, però, quella tutela non arriva, ed è esattamente lì che si muove Higgsfield. Negli Stati Uniti, intanto, oltre sedicimila persone hanno già firmato per chiedere una legge diversa, il No Fakes Act, letteralmente, niente falsi, che darebbe a chiunque, non solo a chi recita, un diritto sulla propria voce e sul proprio volto. Di quanto siano stati pagati Jackson, Adesanya, Neon e Kiatipis per dire sì, in pubblico non si sa quasi nulla. L'unico a essersi esposto è Neon, che ha raccontato di aver ricevuto, parole sue, un assegno piuttosto buono per pochissimo lavoro. Nessuna cifra. Nessuna clausola resa nota su pagamenti futuri, legati a quanto il film avrebbe incassato o a quante altre volte quella faccia sarebbe stata riusata. Ed è questo, per ora, il nuovo contratto che si sta scrivendo sotto gli occhi di tutti, una somma pagata una sola volta, in cambio di un volto che poi continua a lavorare da solo, senza che chi lo possiede ne sappia più nulla.

Cosa c'è dentro i due milioni

Quei due milioni di dollari che tutti ripetono vale la pena aprirli, perché dentro non c'è quello che sembra. Buona parte, un milione di dollari, è quello che si chiama costo di calcolo, ed è una spesa che resta quasi tutta in casa, il film è stato girato con Higgsfield, l'azienda che ha fornito il software con cui sono state generate le scene, e quel milione è in gran parte il conto dei crediti di generazione che il film ha consumato presso la stessa azienda che li vende. È un costo reale, nel senso che quelle macchine hanno lavorato davvero, giorno e notte. Ma non è un assegno versato a un fornitore esterno per l'intera cifra. Ed è proprio per questo che nessuno, da fuori, può controllarlo. Nessun revisore indipendente ha mai certificato quei due milioni. Sono numeri comunicati dalla stessa Higgsfield, un'azienda che ha tutto l'interesse a farli sembrare piccoli, perché un costo basso è la miglior pubblicità che possa avere. Alcune ricostruzioni indipendenti li collocano più vicino a due milioni e mezzo. E anche la troupe cambia a seconda di chi la conta, venticinque persone secondo alcune fonti, ventotto secondo altre. Sono differenze piccole, l'ordine di grandezza tiene. Ma l'origine di ogni numero, alla fine, è sempre la stessa porta, la comunicazione di Higgsfield. E poi c'è una voce di spesa che in questo confronto non compare mai. Quando uno studio di Hollywood porta un film in sala, deve pagare le copie da distribuire, l'affitto delle sale, la pubblicità, tutto quello che serve per far sapere al pubblico che il film esiste e convincerlo a comprare un biglietto. Oggi quella voce, da sola, vale fra i cinquanta e i centocinquanta milioni di dollari. L'ultimo dato ufficiale pubblicato dall'associazione degli studi risale al duemilasette, trentasei milioni di dollari in media, poi hanno smesso di renderlo pubblico. The Cully Hill Boys quella voce non ce l'ha. È gratis su YouTube, non c'è una distribuzione da pagare, non c'è una sala da riempire. E non c'è nemmeno, dall'altra parte, un incasso, nessuna fonte riporta ricavi del film, né numeri di visione verificati. Non si sa, in fondo, quante persone lo abbiano davvero guardato. Quindi il confronto che si sente in giro, due milioni contro venti o cento milioni di Hollywood, mette a paragone due cose che sembrano uguali e non lo sono, un costo di produzione contro un altro costo di produzione, ma per un film che non ha mai dovuto entrare in un mercato, vendere un biglietto, farsi notare in mezzo a mille altri. Resta comunque straordinario, e va detto con chiarezza, che centodieci minuti di film siano stati montati in quattro settimane da ventotto persone. Ma quella cifra dimostra quanto costa fabbricare un film. Non quanto vale.

Il motore che ha girato il film è cinese

Le immagini in movimento, in The Cully Hill Boys, non le ha girate nessuna troupe, le fa uscire Seedance due virgola cinque, il modello di ByteDance Seed. I fotogrammi fissi arrivano invece da Seedream, sempre di ByteDance. Il ritocco lo fa Nano Banana, di Google, e a rifinire le istruzioni scritte che guidano ogni scena è Claude, il modello di Anthropic. Quattro strumenti, due, quelli che fanno il video e i fotogrammi fissi, sono della stessa azienda cinese, gli altri due, il ritocco e le istruzioni, sono americani. Metà del film, già qui, corre su un motore che non è di Hollywood e non è nemmeno americano. Questo mette in fila due storie che di solito viaggiano separate. Il nove agosto duemilaventisei Bloomberg pubblica una colonna d'opinione, un commento firmato, non un'inchiesta della redazione, di Catherine Thorbecke, giornalista che nota una cosa scomoda. Guarda la classifica di Artificial Analysis, quella che misura chi fa meglio i sistemi capaci di generare una clip video a partire da una descrizione scritta, e trova che nove dei primi dieci posti sono cinesi. In testa c'è Gemini Omni Flash di Google, l'unica presenza occidentale ai vertici. Subito sotto, in fila, ci sono Wan e HappyHorse di Alibaba, lo stesso Seedance di ByteDance che ha animato le facce del film, Kling di Kuaishou, MiniMax, SkyReels di Skywork. L'altro modello di Google, Veo tre virgola uno, è solo quattordicesimo. La classifica si muove, a febbraio i posti cinesi erano cinque su dieci, a fine agosto sono diventati otto, ma la direzione resta sempre quella. Il vuoto americano in cima a quella classifica ha una causa precisa, ed è recente. Il ventiquattro marzo duemilaventisei OpenAI annuncia che chiude Sora, il suo generatore di video, l'applicazione e il sito si spengono un mese dopo, l'accesso per chi ci costruiva sopra si spegne a fine settembre. Le ricostruzioni dei giornali parlano di un costo intorno a un milione di dollari al giorno, contro due milioni e centomila dollari di ricavi messi insieme da quando esiste, bastano due giorni di spesa per bruciare tutto quello che Sora ha incassato in vita sua. E Disney, che aveva promesso un miliardo di dollari di investimento, si tira fuori. Generare video, per un'intelligenza artificiale, è la cosa più cara che sappia fare, chi non ha una ragione industriale abbastanza forte da reggerne il costo, smette. E qui arriva il punto che non torna, ed è meglio dirlo piano. Fin qui sembra una storia tutta americana, un film pensato fuori da Hollywood, che batte Hollywood sul suo stesso terreno, senza una troupe vera e con un budget che a Hollywood sembrerebbe spicciolo. Non è così. Quel risultato è stato ottenuto con un motore cinese, e la voce di spesa più grossa dentro un film americano è finita in buona parte da un fornitore cinese. Il concorrente che avrebbe dovuto giocarsela alla pari, il generatore di video di OpenAI, a queste cifre non c'è già più, ha già chiuso i battenti. Resta una domanda naturale, a questo punto, se un motore del genere ha retto un film intero, che cosa succede quando si prova a farlo girare su un portatile qualunque?

Il portatile che non ce la fa

C'è un modello nuovo, uscito a metà agosto, che si chiama elle ti ics due virgola cinque, ventidue miliardi di parametri, costruito da un'azienda israeliana, la elle ti ics, nata poche settimane prima come costola di un'altra azienda, Lightricks, e guidata da Zeev Farbman. La frase con cui viene presentato al mondo è semplice e ambiziosa insieme, gira sul tuo portatile, sul tuo MacBook Pro. Tradotto, chiunque, da solo, in casa, può ormai girare il proprio film. Ed è vero che dieci secondi di video si generano in fretta, la cifra è reale, non è pubblicità ingannevole. Solo che quella velocità è stata misurata su due processori di fascia server, pensati per i centri dati, non per una scrivania di casa, sette secondi, lì. Un portatile vero, uno dei più potenti in commercio, con centoventotto gigabyte di memoria, per generare appena cinque secondi di video, alla qualità più bassa possibile, ci mette due minuti e mezzo. Funziona, non è una bugia, ma tra sette secondi su un centro dati e due minuti e mezzo su un Mac vero la distanza è quella tra un tempo reale e un tempo che reale non è per niente. E anche passando dall'interfaccia dell'azienda, a una qualità più alta, lo stesso lavoro sale già a quasi ventiquattro secondi. Del resto, va detto, la promessa del tempo reale arriva da un video di lancio, fatto apposta per vendere. E non è nemmeno il software libero che sembra. Elle ti ics due virgola cinque esce con una licenza che si chiama, con un certo eufemismo, di comunità, gratuita solo per chi fattura, ogni anno, meno di dieci milioni di dollari. Vietato l'uso militare, obbligo di dichiarare che il contenuto è generato da un'intelligenza artificiale, divieto di cancellare le filigrane che ne segnalano l'origine, e lo stesso vincolo si estende a chiunque costruisca un altro modello a partire da questo. A chi lo usa per fare soldi senza autorizzazione, l'azienda chiede indietro quello che avrebbe dovuto pagare fin dall'inizio. È quello che si chiama un modello a pesi aperti, si può scaricare e far girare sul proprio computer, ma è la licenza a decidere chi può usarlo e per che cosa, una condizione ben più stretta del software libero vero e proprio. Farbman lo ha detto lui stesso, senza cercare belle parole, non lo stanno facendo per filantropia. Sull'altro fronte, quello dei prezzi, la storia va nella stessa direzione. Un concorrente, Seedance due virgola cinque, parte da poco più di dieci centesimi di dollaro al secondo alla risoluzione più bassa, sale a poco più di venti centesimi per una qualità pensata per la pubblicazione online, e supera i due dollari al secondo alla qualità più alta in assoluto. Trenta secondi di video costano quindi poco più di tre dollari, nel caso più economico, salgono a quasi sette, e superano i sessanta dollari, nel caso più caro. E rispetto alla versione precedente dello stesso modello, che costava circa quindici centesimi al secondo, il prezzo di punta è aumentato di circa la metà. Chi scommette che il costo di un film generato scenda, entro l'anno nuovo, da un milione di dollari a centomila, e poi a diecimila, sta scommettendo contro la direzione che i prezzi hanno preso finora.

L'azienda che vende i picconi

Higgsfield, l'azienda che ha messo a disposizione il motore con cui è stato girato il film, non vive di biglietti. Vive di round. Il primo era piccolo, nella primavera del duemilaventiquattro raccoglie otto milioni di dollari da Menlo Ventures, un fondo di capitale di rischio della Silicon Valley, quanto basta per restare in piedi un anno. Poi la storia accelera. Un anno e mezzo dopo torna a raccogliere, questa volta cinquanta milioni di dollari, e la valutazione dell'azienda, quanto vale sulla carta, secondo chi la finanzia, sale a un miliardo di dollari, da lì viene chiamata, come tante altre prima di lei, un unicorno. Passano pochi mesi e arriva un terzo round, guidato da Accel, un altro fondo che ha già scommesso su Facebook e su Spotify quando erano ancora piccole, ottanta milioni di dollari, e la valutazione sale ancora, a un miliardo e trecento milioni. In poco più di due anni, otto milioni sono diventati un miliardo e trecento milioni, la stessa azienda, moltiplicata più di cento volte. Nell'estate di quest'anno Higgsfield stava raccogliendo di nuovo, e qui le fonti non concordano più su una cifra sola. Alcune parlano di un round fra i trecento e i cinquecento milioni di dollari, con l'azienda valutata cinque miliardi prima ancora che arrivi il nuovo denaro. Altre parlano di quattrocento milioni guidati dal fondo di Yuri Milner, lo stesso che ha messo soldi presto su Facebook e su Airbnb, con una valutazione di cinque miliardi e quattrocento milioni. Il numero esatto non si sa ancora, quello che si sa è che in pochi mesi la valutazione è passata da un miliardo a cinque, e questo, più di ogni singola cifra, è il fatto che conta. Da dove viene tutto questo valore, sulla carta? Sacra, una società di ricerca che segue le aziende private per capire quanto fatturano davvero, ha stimato a luglio di quest'anno che Higgsfield stia incassando settecento milioni di dollari l'anno. È una stima, non un bilancio firmato da un revisore, nessuno fuori dall'azienda ha visto i conti veri. Ma anche solo come stima dice qualcosa, a fine dell'anno scorso la stessa società di ricerca la dava a duecento milioni. Da duecento a settecento in pochi mesi, se la stima regge, è un'azienda che sta crescendo più in fretta di quanto riesca a raccontare di sé stessa. E si guadagna così, non un canone fisso, ma crediti che si consumano a ogni video generato, più se ne fanno, più si paga, e sopra i clienti piccoli ci sono i contratti con le aziende, quelli che partono da duecentomila dollari l'anno in su. È lo stesso meccanismo che ha girato il film, ogni scena costata un tot in crediti, moltiplicata per centinaia di scene. Ed è qui che il gesto più lodato di tutta l'operazione cambia colore. Higgsfield ha reso pubblici i testi di comando usati per ogni inquadratura, i registri di come è stato costruito il film, e ha pubblicato una guida che spiega passo per passo com'è stato fatto. Preso da solo, è trasparenza vera, chiunque può aprirla e leggerla, e nessuno la obbliga a farlo. Ma quella stessa guida, uscita mentre l'azienda va in giro a raccogliere altri capitali sulla promessa che presto la useranno in molti, è anche un manuale d'uso del prodotto, il modo più efficace che esista per mostrare a un cliente pagante come spendere i propri crediti. Resta da dire com'è, il film che tutto questo ha finanziato. Il giudizio più netto arriva il tredici agosto di quest'anno, quando The Verge, una delle testate più lette al mondo su tecnologia e cultura digitale, lo recensisce con un titolo che è già la sentenza, le parti migliori sono tutte umane. La sceneggiatura porta la firma di una persona sola, Tim Planagan, che l'ha scritta di suo pugno, la regia è accreditata ad Aitore Zholdaskali, che ha deciso taglio e ritmo delle scene, e molti dei testi di comando resi pubblici citano apertamente lo stile di registi veri, in carne e ossa, chiesto alla macchina come riferimento. Quello che tiene in piedi il film, la struttura, i tempi comici, il fatto che centodieci minuti non crollino a metà, è lavoro loro, di chi ha scritto e di chi ha montato. Quello che non regge è dove la macchina è rimasta sola, le scritte dentro le inquadrature che restano illeggibili, i personaggi che si parlano addosso senza vera reazione l'uno all'altro, gli oggetti di scena troppo lucidi, troppo puliti, come appena usciti da uno scaffale che non esiste. Una dimostrazione riuscita. Non ancora un film per cui qualcuno avrebbe pagato un biglietto.

Dove arriva il conto

A Los Angeles il conto è già scritto nei numeri del lavoro. Negli ultimi dodici mesi, fino al maggio di quest'anno, la contea ha perso seimilasettecento posti nel cinema e nella registrazione del suono, più di nove posti su dieci, fra tutti quelli persi nell'intero comparto dell'informazione in quel territorio. Guardando più indietro il conto sale a circa quarantunomila posti fra cinema e televisione, un quarto di tutta la forza lavoro che a Los Angeles vive di intrattenimento, e fra la fine del duemilaventidue e l'inizio di quest'anno la produzione è calata di oltre il trentacinque per cento. Non è tutta colpa dell'intelligenza artificiale, prima ancora, e ancora oggi, pesano le produzioni portate altrove, gli scioperi, i tagli degli ordini da parte delle piattaforme. Ma è il terreno su cui è atterrato The Cully Hill Boys, un mestiere che si stava già svuotando ha ricevuto la prova pubblica che ventotto persone, in quattro settimane, possono consegnare un film intero, pronto per la sala. E poi c'è una parte della storia che non riguarda Hollywood, riguarda chi sta ascoltando adesso. Se il volto e la voce di quattro persone si possono prendere in licenza per un film, si possono prendere in licenza anche per una pubblicità, per il video di un candidato alle elezioni, per un messaggio che chiede soldi spacciandosi per qualcun altro. In Europa le regole su questo sono arrivate proprio nelle settimane in cui il film usciva nelle sale, dal due agosto di quest'anno si applica in tutta l'Unione una norma precisa, dentro il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale. Chi genera o modifica immagini, audio o video che sembrano veri ma non lo sono deve dirlo in modo chiaro, e deve dirlo al più tardi la prima volta che qualcuno li incontra, e chi costruisce questi sistemi deve marcare ciò che producono in un modo che anche una macchina possa riconoscere. Per i sistemi che erano già sul mercato prima di quella data l'obbligo di marcatura scatta un po più avanti, il due dicembre. In Italia la stessa materia è già legge dal dieci ottobre dell'anno scorso, chi pubblica o diffonde immagini, video o voci alterate con l'intelligenza artificiale senza il consenso della persona ritratta rischia da uno a cinque anni di carcere. L'uso creativo, la finzione dichiarata, resta lecito, ma a una condizione sola, che sia scritto, in modo esplicito e ben visibile, che quel contenuto non è reale. Il risultato è che, da quest'estate, la propria faccia è diventata due cose insieme. È un bene che si può affittare, quattro uomini l'hanno scoperto sulla propria pelle, e uno di loro ha raccontato di un assegno arrivato per pochissimo lavoro davanti a una telecamera. Ed è un bene che si può rubare, con una pena scritta accanto, adesso, nero su bianco. Chi ha guardato un film generato per intero da una macchina ha visto all'opera la stessa tecnologia che, la settimana dopo, può far dire a chiunque, in un video, una frase che non ha mai pronunciato. E la differenza fra le due cose non la fa la macchina, la fa una firma su un contratto. O una riga di legge, entrata in vigore da poche settimane.

Una sera d'agosto a The Glasshouse

La sera del 5 agosto 2026, in una sala di The Glasshouse a New York, Alex Mashrabov prende la parola per qualche minuto e poi fa partire la proiezione. Sullo schermo, per 110 minuti, tre rapper squattrinati dell'East London rubano una barca per girarci dentro un videoclip, la trovano piena di contante e finiscono in mezzo a due cartelli rivali. È una commedia d'azione, si chiama The Cully Hill Boys, e non c'è stata una troupe su un molo: nessuna inquadratura è stata ripresa da una macchina da presa.

I numeri che Mashrabov porta in sala sono quelli con cui, nelle due settimane successive, il film verrà raccontato ovunque: 2 milioni di dollari di budget, dei quali circa 1 milione speso in calcolo; 28 persone in tutto; quattro settimane di lavorazione; circa mille elementi visivi pronti per la produzione e oltre cento ambientazioni; consegna in 4K. Pochi giorni dopo il film compare gratis su YouTube e sul sito dell'azienda.

Mashrabov è il fondatore e amministratore delegato di Higgsfield AI. Prima di questo dirigeva la Generative AI di Snap, dove era arrivato quando Snap comprò per 166 milioni di dollari AI Factory, la società che aveva cofondato, nel 2020. Higgsfield vende crediti di generazione video: si paga a consumo, quanto più si genera tanto più si spende. Questo è il fatto da tenere in mano mentre si guardano tutte le altre cifre — la proiezione del 5 agosto non è l'uscita di un film, è la dimostrazione di un prodotto davanti a possibili clienti.

Le quattro facce che hanno detto sì

Nel film recitano quattro persone reali, nel senso che le loro sembianze e le loro voci sono state concesse in licenza: il campione UFC Quinton "Rampage" Jackson, il fighter di arti marziali miste Israel Adesanya, lo streamer N3on e il giocatore di streetball Matt "MK" Kiatipis.

Nessuno dei quattro è un attore cinematografico. È il punto che cambia il senso di tutta la faccenda, e che il racconto trionfale del film salta quasi sempre. Il paragone che circola — un lungometraggio con nomi noti costa oggi tra i 20 e i 100 milioni di dollari e richiede da uno a un anno e mezzo — mette a confronto due mercati che non si toccano. Higgsfield non ha trattato con agenti di attori di primo piano: ha trattato con due sportivi e due creatori di contenuti che stanno fuori dal perimetro contrattuale del sindacato degli interpreti.

Quel perimetro esiste, ed è preciso. SAG-AFTRA richiede per ogni replica digitale un consenso esplicito, informato e specifico per progetto; nell'intesa del 2026 con gli studi ha ottenuto che l'impiego di un interprete sintetico al posto di una persona reale debba essere giustificato contrattualmente — deve aggiungere qualcosa, non limitarsi a risparmiare uno stipendio. Oltre sedicimila firme sostengono negli Stati Uniti il NO FAKES Act, la legge federale che darebbe a chiunque un diritto sulla propria voce e sul proprio volto.

Di quanto sia stato pagato chi ha detto sì non si sa quasi nulla. L'unica dichiarazione pubblica è di N3on, che ha parlato di «un assegno piuttosto buono per pochissimo lavoro». Nessuna cifra, nessuna struttura di compensi ricorrenti resa nota. Questo, per ora, è il nuovo contratto: una somma una tantum in cambio di una faccia che poi lavora da sola.

Che cosa c'è, e che cosa non c'è, dentro i due milioni

Il milione di dollari «di calcolo» è, in buona parte, una partita che resta in casa: Higgsfield vende crediti di generazione, e il film li ha consumati. È un costo reale nel senso che quelle macchine sono girate davvero, ma non è un assegno staccato a un fornitore esterno per l'intera cifra, ed è la ragione per cui nessuno può controllarlo dall'esterno. Nessun revisore indipendente ha certificato quei 2 milioni: sono numeri comunicati dall'azienda che ha interesse a farli sembrare piccoli. Alcune ricostruzioni li collocano più vicini a 2,5 milioni; la troupe, a seconda della fonte, è di 25 o 28 persone. Le discrepanze sono minori, l'ordine di grandezza tiene, ma l'origine è sempre la stessa: la comunicazione di Higgsfield.

C'è poi una voce che nel confronto non compare affatto. Per un'uscita in sala di uno studio americano le spese di valgono oggi fra i 50 e i 150 milioni di dollari — l'ultimo dato ufficiale pubblicato dall'associazione degli studi risale al 2007, 36 milioni di media, poi hanno smesso di diffonderlo. The Cully Hill Boys quella voce non ce l'ha: è gratis su YouTube, non c'è una distribuzione da pagare. E non c'è nemmeno un incasso. Nessuna fonte riporta ricavi del film, né numeri di visione verificati.

Quindi il confronto «2 milioni contro 20-100» è un costo di produzione contro un costo di produzione, per un film che non ha dovuto entrare in un mercato. Resta straordinario che 110 minuti siano stati montati in quattro settimane da ventotto persone. Ma la cifra dimostra quanto costa fabbricare un film, non quanto vale.

Il motore che ha girato il film è cinese

Le immagini di The Cully Hill Boys sono state generate con Seedance 2.5, il modello di ByteDance Seed. Le immagini fisse vengono da Seedream, sempre di ByteDance; il ritocco da Nano Banana di Google; la raffinazione dei testi di comando da Claude, di Anthropic.

Questo mette in fila due storie che di solito vengono raccontate separate. Il 9 agosto 2026 Bloomberg pubblica una colonna d'opinione di Catherine Thorbecke — un commento, non un'inchiesta della redazione — che nota come nove dei primi dieci sistemi nella classifica di Artificial Analysis siano cinesi. In testa c'è Gemini Omni Flash di Google, unica presenza occidentale ai vertici; subito sotto Wan e HappyHorse di Alibaba, Seedance di ByteDance, Kling di Kuaishou, MiniMax, SkyReels di Skywork. Veo 3.1, sempre di Google, è quattordicesimo. La classifica si muove — a febbraio 2026 i modelli cinesi in dieci erano cinque, a fine agosto otto —, ma la direzione è quella.

Il vuoto americano ha una causa contabile, ed è recente. Il 24 marzo 2026 OpenAI annuncia la chiusura di Sora; l'app e il sito si spengono il 26 aprile, l'accesso per gli sviluppatori il 24 settembre 2026. Le ricostruzioni giornalistiche parlano di un costo operativo intorno al milione di dollari al giorno contro ricavi complessivi di circa 2,1 milioni, e dell'uscita di Disney da un piano di investimento da un miliardo. Generare video è la cosa più cara che l'intelligenza artificiale sappia fare, e chi non ha una ragione industriale per reggerne il costo smette.

Ne segue una cosa poco comoda per chi ha raccontato la settimana come il crollo dell'economia di Hollywood: il crollo è stato eseguito con un motore cinese, e la voce di spesa più grossa del film americano è andata in buona parte a un fornitore cinese.

Il portatile che non ce la fa

L'11 agosto 2026 esce LTX 2.5, un modello da 22 miliardi di parametri della società israeliana LTX, scorporata da Lightricks l'8 luglio 2026 e guidata da Zeev Farbman. Viene presentato come il modello che «gira sul tuo MacBook Pro»: l'idea che una persona sola, in casa, possa ormai produrre il proprio film.

La cifra che accompagna quella frase — dieci secondi di video generati in circa sette — esiste ed è vera: 6,8 secondi per una clip di dieci secondi a 720p. Solo che è misurata su due superchip NVIDIA GB200, hardware da centro dati. Attraverso l'interfaccia gestita dell'azienda, a 1080p, lo stesso lavoro richiede 23,7 secondi. Su macchine vere i tempi sono di uno o due ordini di grandezza superiori.

Il portatile con 128 gigabyte di memoria impiega due minuti e mezzo per cinque secondi a 540p: funziona, nel senso che non si rifiuta di partire, ma è un'altra cosa rispetto al tempo reale promesso dal video di lancio. Che, va detto, è un video di lancio.

E non è nemmeno software libero, per quanto venga chiamato così. LTX 2.5 esce con una «Community License»: gratuita solo per organizzazioni sotto i dieci milioni di dollari di ricavi annui ricorrenti, con divieto di impieghi militari, obbligo di dichiarare che il contenuto è generato dall'intelligenza artificiale, divieto di rimuovere le filigrane e i segnali di provenienza, ed estensione degli stessi vincoli a chi ne ricava modelli derivati; per l'uso commerciale non autorizzato sono previsti pagamenti arretrati. Sono modelli a , che è una condizione diversa e più stretta. Farbman lo ha detto senza giri di parole: «Non lo stiamo certo facendo per filantropia».

Sull'altra sponda, i prezzi. Seedance 2.5 parte da 0,1028 dollari al secondo alla risoluzione più bassa, sta intorno a 0,23 a 720p e supera i 2 dollari al secondo in 4K. Trenta secondi costano quindi poco più di 3 dollari solo a 480p; a 720p ne costano quasi sette, in 4K oltre sessanta. E rispetto a Seedance 2.0, che stava intorno a 0,15 dollari al secondo, il modello di punta è rincarato di circa la metà. Chi prevede che il calcolo per fare un film scenda da un milione a centomila e poi a diecimila dollari entro l'anno nuovo sta scommettendo contro la direzione che il prezzo del modello migliore ha preso finora.

Quanto ci mette LTX 2.5 a generare una clip, secondo la macchina su cui gira

gamma97
dati: scheda prodotto LTX (2× GB200, 10 s a 720p), prova indipendente su RTX 3060 16 GB (10 s a 0,5 MP), prova indipendente su MacBook Pro M5 Max 128 GB (5 s a 540p) · elaborazione: gamma97

L'azienda che vende i picconi

Higgsfield ha raccolto 8 milioni di dollari nel round iniziale dell'aprile 2024 con Menlo Ventures, 50 milioni nel settembre 2025 su una valutazione di un miliardo, altri 80 milioni nel gennaio 2026 con Accel su 1,3 miliardi. Nell'estate 2026 stava raccogliendo di nuovo: fonti concordanti parlano di un round fra i 300 e i 500 milioni su una valutazione pre-investimento di 5 miliardi, altre di 400 milioni guidati da DST Global a 5,4 miliardi. Il fatturato di 700 milioni annualizzati che le viene attribuito è una stima della società di ricerca Sacra riferita a luglio 2026 — non un bilancio certificato — contro circa 200 milioni stimati a fine 2025. Il modello di ricavo è a consumo, con contratti aziendali sopra i 200.000 dollari l'anno.

Con questo davanti, il gesto più citato dell'operazione cambia colore. Higgsfield ha reso pubblici i testi di comando, i registri di produzione e la documentazione del flusso di lavoro del film, e ha pubblicato una guida su come è stato fatto. È trasparenza vera, e chiunque può leggerla. Ma è anche il manuale d'uso del prodotto, diffuso mentre l'azienda raccoglie capitale sulla premessa che quel prodotto verrà usato da molti.

Resta da dire com'è, il film. Il giudizio più netto è quello di The Verge, che il 13 agosto 2026 lo recensisce con un titolo che è già la tesi: le parti migliori sono tutte umane. La sceneggiatura è firmata da una persona, Tim Planagan; la regia è accreditata ad Aitore Zholdaskali; molti dei testi di comando pubblicati citano esplicitamente lo stile visivo di registi esistenti. Ciò che regge il film — la struttura, i tempi comici, il fatto che 110 minuti stiano in piedi — è il lavoro di chi lo ha scritto e montato. Quello che non regge è dove la macchina è rimasta sola: le scritte dentro le inquadrature sono illeggibili, le interazioni fra i personaggi sono deboli, gli oggetti di scena sono troppo nitidi e troppo puliti. È una dimostrazione riuscita, non un film che qualcuno avrebbe pagato per vedere.

Dove arriva il conto

A Los Angeles il conto è già scritto nelle statistiche del lavoro. Nei dodici mesi fino a maggio 2026 la contea ha perso 6.700 posti nel settore del cinema e della registrazione sonora: oltre il novanta per cento di tutte le perdite occupazionali del comparto dell'informazione in quel territorio. Sull'arco più lungo il conto è di circa 41.000 posti fra cinema e televisione, un quarto della forza lavoro locale dell'intrattenimento, e fra l'ottobre 2022 e il febbraio 2026 i posti di produzione sono calati di oltre il trentacinque per cento. Non è tutta colpa dell'intelligenza artificiale — la delocalizzazione degli set, gli scioperi e il taglio degli ordini delle piattaforme hanno pesato prima e continuano a pesare. Ma è il terreno su cui The Cully Hill Boys è atterrato: un mestiere che si stava già svuotando ha ricevuto la prova pubblica che ventotto persone in quattro settimane possono consegnare un lungometraggio intero.

E poi c'è la parte che riguarda chi legge, e che non passa da Hollywood. Se il volto e la voce di quattro persone possono essere presi in licenza per un film, possono esserlo per una pubblicità, per un video di un candidato, per un messaggio che chiede soldi a nome di qualcuno. Su questo, in Europa, le regole sono arrivate esattamente nelle settimane in cui il film usciva. L'articolo 50 dell'AI Act è applicabile dal 2 agosto 2026: chi genera o manipola immagini, audio o video che costituiscono un contenuto artificiale ingannevole deve dichiararlo in modo chiaro e distinguibile non oltre la prima volta che il pubblico lo incontra, e chi fornisce i sistemi deve marcare le uscite in un formato leggibile dalle macchine — per i sistemi già sul mercato prima di quella data l'obbligo di marcatura scatta il 2 dicembre 2026. In Italia la legge 132 del 2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, ha introdotto un reato apposito: da uno a cinque anni di reclusione per chi pubblica o diffonde immagini, video o voci alterate con l'intelligenza artificiale senza il consenso della persona ritratta. L'uso creativo resta lecito, a una condizione: che la natura artificiale del contenuto sia indicata in modo esplicito e ben visibile.

Il risultato è che dall'estate 2026 la propria faccia è due cose insieme. È un bene che si può affittare — quattro uomini l'hanno scoperto e uno di loro ha parlato di un assegno buono per pochissimo lavoro. Ed è un bene che si può rubare, con una pena scritta accanto. Chi guarda un film generato per intero da una macchina sta guardando la stessa tecnologia che, la settimana dopo, può fargli dire in video una frase che non ha mai detto. La differenza fra le due cose non la fa il modello: la fa una firma su un contratto, e una riga di legge entrata in vigore da poche settimane.

Riferimenti

  1. Higgsfield's Latest AI Film Proves Likeness Licensing Works And Scales — https://www.forbes.com/sites/luisromero/2026/08/08/higgsfields-latest-ai-film-pr
  2. AI startup produces fully AI-generated feature-length film (Semafor, 19 agosto 2026) — https://www.semafor.com/article/08/19/2026/ai-startup-produces-fully-ai-generate
  3. I looked inside an AI generated movie, and the best parts were all human (The Verge, 13 agosto 2026) — https://www.theverge.com/entertainment/977994/higgsfield-ai-cully-hill-boys-blac
  4. Higgsfield creates 110-minute AI movie with $2M budget, open-sources everything (CryptoBriefing, 11 agosto 2026) — https://cryptobriefing.com/higgsfield-ai-movie-2m-budget/
  5. Higgsfield Unveils New AI Film with Authorized Real-Person Performances for $2M Investment (36kr, 12 agosto 2026) — https://eu.36kr.com/en/p/3935935754288256
  6. Higgsfield debuts AI film with N3on and UFC stars' likenesses (Discussing Live) — https://discussinglive.com/article/higgsfield-debuts-ai-film-with-n3on-and-ufc-s
  7. Crossed Wires: Hollywood — dying voices on the wind (Daily Maverick, 16 agosto 2026) — https://www.dailymaverick.co.za/article/2026-08-16-crossed-wires-a-new-kind-of-m
  8. Chinese AI Video Is Coming for More than Hollywood (Bloomberg Opinion, Catherine Thorbecke, 9 agosto 2026) — https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2026-08-09/chinese-ai-video-is-coming
  9. 9 of the world's top 10 AI video models are Chinese (TheNextWeb, 10 agosto 2026) — https://thenextweb.com/news/china-ai-video-dominance-world-models
  10. China leverages short-video ecosystem, lower costs to carve out lead in AI video (SCMP, 29 agosto 2026) — https://www.scmp.com/tech/tech-trends/article/3365605/china-leverages-short-vide
  11. Seedance 2.5 — API Pricing & Providers (OpenRouter) — https://openrouter.ai/bytedance/seedance-2.5
  12. Seedance 2.5 Review: Video Quality Gains, But at 23 Cents a Second (MindStudio) — https://www.mindstudio.ai/blog/seedance-2-5-review-pricing
  13. LTX-2.5: LTX's Latest AI Open-Source Foundation Model (scheda prodotto LTX) — https://ltx.io/model/ltx-2-5
  14. LTX releases LTX-2.5: Open weights video world model (DataNorth, 12 agosto 2026) — https://datanorth.ai/news/ltx-releases-ltx-2-5-open-weights-video-world-model
  15. LTX-2.5 Adds Native Multi-Shot Video and a Diffusion Decoder (NYU Shanghai RITS, agosto 2026) — https://rits.shanghai.nyu.edu/ai/ltx-2-5-adds-native-multi-shot-video-and-a-diff
  16. LTX 2.5 su RTX 3060 16 GB: 10 secondi di video in 180 secondi (r/StableDiffusion) — https://www.reddit.com/r/StableDiffusion/comments/1vlwfvj/ltx_25_on_306016gb_ram
  17. LTX-2.5 funziona su Mac? Prova su M5 Max (note.com, 16 agosto 2026) — https://note.com/tamilab/n/n9d4b2160b588
  18. Higgsfield Made a $2M AI Film With Licensed Celebrity Likenesses (AlphaSignal) — https://alphasignal.ai/news/higgsfield-made-a-2m-ai-film-with-licensed-celebrity
  19. The Cully Hill Boys, recensione della proiezione (Damon Webster, agosto 2026) — https://www.facebook.com/damon.webster/posts/saw-a-fully-100-ai-feature-film-yes
  20. Average Movie Budget: Producer's Guide to Film Budgeting — https://www.thegreenshot.io/uncategorized/budgeting-for-a-film/
  21. Film Production Budget Guide 2026 — https://vitrina.ai/blog/film-production-budget-guide/