Il 1° settembre 2026, aprendo il G20 Innovation Ministerial al Carolina Inn di Chapel Hill, Michael Kratsios ha elencato tre traguardi del governo statunitense: un reattore nucleare nello spazio entro il 2028, il primo computer quantistico fault-tolerant «scientificamente rilevante» entro il 2028 — precisando «entro la fine di questo mandato» — e i primi elementi di una base lunare entro il 2030. Non sono slogan: dietro ciascuna c'è un atto amministrativo datato, una missione con un nome e un'agenzia responsabile, e nel caso spaziale un programma concorrente già chiuso per far posto a questo. Due delle tre date scadono prima del gennaio 2029, cioè prima che chi le ha fissate lasci l'incarico; la terza no. Nella stessa sala e nella stessa mattinata, gli Stati Uniti chiedevano agli altri governi di non istituire nuove autorità di regolazione sull'intelligenza artificiale: lo Stato che compra le imprese impossibili è lo stesso che si propone di non arbitrarle.

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Tre date, un calendario che finisce prima
Le tre scadenze di Kratsios, il 2028 in orbita, il 2028 quantistico, il 2030 sulla Luna
Il primo settembre duemilaventisei, in una sala del Carolina Inn di Chapel Hill, in North Carolina, Michael Kratsios si alza a parlare davanti ai ministri della tecnologia di Giappone, Germania, Francia, India, Corea del Sud, Messico, Polonia e Arabia Saudita, e la prima cosa che fa è dire tre date ad alta voce. Kratsios dirige l'Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca, l'ufficio che consiglia il presidente su scienza e tecnologia, ed è lui che apre quella mattina la riunione dei ministri dell'innovazione del gruppo dei Venti, ospitata dal Dipartimento del Commercio insieme al suo ufficio. Le tre date sono queste. Un reattore nucleare acceso nello spazio entro il duemilaventotto. Il primo computer quantistico scientificamente rilevante, capace di correggere da sé gli errori dei propri componenti e quindi di fare calcoli lunghi senza che il risultato si sciolga nel rumore, sempre entro il duemilaventotto. E i primi elementi di una base sulla Luna entro il duemilatrenta. Poi, sul computer quantistico, aggiunge una precisazione che nessuno gli aveva chiesto e che vale quanto la data. Arriverà entro il duemilaventotto, dice, entro la fine di questo mandato. Il mandato presidenziale finisce in gennaio duemilaventinove. È una frase piccola e cambia tutto. Un governo che annuncia un traguardo tecnologico di solito rischia poco, perché le scadenze lontane le eredita qualcun altro e chi le ha promesse a quel punto è già uscito dalla stanza. Qui invece due date su tre cadono dentro il tempo di chi le ha fissate. Un traguardo dentro il mandato è una promessa che verrà verificata dalla stessa persona che l'ha fatta, e vuol dire contratti da assegnare adesso, bilanci da spostare adesso, programmi rivali da chiudere adesso. Un traguardo oltre il mandato è un impegno che sarà mantenuto o disdetto da un'amministrazione che ancora non esiste. Nell'elenco di Kratsios ci sono tutte e due le cose, mescolate come se fossero la stessa. La differenza però non sta nel tono con cui le pronuncia. Sta nelle carte che stanno dietro a ciascuna, e in chi ha già pagato il conto perché una di quelle tre date potesse essere detta quella mattina.
Il reattore prima del voto
La prima delle tre date ha un nome e un mese. Il reattore si chiama Freedom, l'agenzia spaziale americana lo dà in partenza alla fine del duemilaventotto, e la società americana dei nucleari, in primavera, ha scritto una cosa ancora più precisa, dicembre duemilaventotto. Poi, in aprile, la Casa Bianca ha reso pubblica una direttiva che chiede all'agenzia spaziale, al Pentagono e al Dipartimento dell'Energia di costruire sistemi nucleari pronti a partire già nel duemilaventotto. Nello stesso periodo un memorandum firmato dal consigliere della Casa Bianca per la scienza e la tecnologia, Michael Kratsios, ha creato un'iniziativa nazionale per l'energia nucleare nello spazio, affidata all'agenzia spaziale, con l'ordine di cercare partner privati che costino poco e di aprire due gare di progetto in parallelo, una la bandisce l'agenzia spaziale e l'altra il dipartimento della guerra. La ragione l'ha messa per iscritto lui stesso, e guarda lontano. L'atomo nello spazio darà corrente, calore e spinta continui, quelli che servono per stare sulla Luna e su Marte in modo stabile, prima con le macchine e poi con le persone. Ma per questa data qualcuno ha già pagato. Prima di Freedom c'era un altro programma, si chiamava Draco, un dimostratore di propulsione nucleare che l'agenzia spaziale e l'agenzia militare americana della ricerca avanzata stavano costruendo insieme. Traguardo, duemilaventisette. L'amministrazione lo ha chiuso. Un programma finanziato, con le sue squadre e i suoi fornitori, si è fermato mentre ne partiva un altro con una scadenza più lontana di un anno, e a rispondere di tutti e due sono le stesse agenzie. Chi lavorava alla prima promessa non è passato automaticamente alla seconda. E dentro quella stessa iniziativa c'è una data che il mandato non copre. Il reattore di media potenza è fissato al duemilatrenta o al duemilatrentuno. Le due scadenze convivono nello stesso documento, e una la verificherà chi l'ha scritta, l'altra no.
Che cosa vuol dire «scientificamente rilevante»
C'è un aggettivo, dentro la seconda promessa, che Kratsios al Carolina Inn non ha sciolto. Il primo computer quantistico tollerante ai guasti e scientificamente rilevante. Rilevante quanto, e misurato su che cosa? La risposta esiste, e sta in un documento uscito due mesi prima. Il ventitré giugno duemilaventisei il Dipartimento dell'Energia americano annuncia un'iniziativa chiamata Quantum Genesis, nata da un ordine esecutivo sulla prossima frontiera dell'innovazione quantistica, e si impegna a sviluppare e mettere in campo entro il duemilaventotto la prima capacità di calcolo quantistico tollerante ai guasti e scientificamente rilevante. Dentro quel documento c'è anche la gara che il Dipartimento dell'Energia apre ai costruttori. E lì c'è il numero. Sistemi con qubit logici nell'ordine delle basse centinaia. Un qubit logico è un'unità di calcolo affidabile che si ottiene facendo lavorare insieme molti qubit fisici, i quali presi uno per uno sono instabili e sbagliano. È il numero di quelli logici, non di quelli fisici, a dire quanto può essere lungo un calcolo prima che si sfaldi. Basse centinaia, applicate alla chimica, alla scienza dei materiali, alla fisica del plasma, alla fisica delle alte energie. Attenzione a quel numero, perché è lui a rendere la scadenza misurabile invece che opinabile. Nel duemilaventotto quei sistemi ci saranno o non ci saranno, e a dirlo sarà il confronto con una soglia scritta. Kratsios stesso, annunciando Quantum Genesis, l'aveva presentata come il primo passo per realizzare l'incarico del presidente Trump. Poi a Chapel Hill, davanti ai ministri, ha portato il traguardo e ha lasciato a casa il numero. E un traguardo senza numero non si può contestare, ma nemmeno verificare. La chiave della sua argomentazione era un'altra. Questi, ha detto, sono sforzi nazionali che solo i governi possono mettere insieme, tenendo dentro le università, le imprese e l'amministrazione pubblica. È l'unico momento di tutta la mattinata in cui lo Stato viene descritto come indispensabile.
Il 2030 sulla Luna, cioè dopo
In dicembre un ordine esecutivo firmato alla Casa Bianca è arrivato sul tavolo dell'agenzia spaziale americana, e dentro c'erano due scadenze invece di una. Gli astronauti devono tornare a camminare sulla Luna entro il duemilaventotto, e i primi elementi di una base di superficie devono stare lassù entro il duemilatrenta. Il programma si chiama Artemis. La seconda data non è un'invenzione dell'ultimo momento, perché il servizio studi del Congresso, l'ufficio che prepara le analisi per i parlamentari americani, colloca già al duemilaventinove il passaggio di Artemis alla sua seconda fase, quella di una presenza lunare semipermanente. Restano due metà, e una sola è finita al tavolo dei ministri. Michael Kratsios, il consigliere scientifico della Casa Bianca che quella mattina apriva i lavori a Chapel Hill, aveva davanti la parte difficile e la parte lontana. Il ritorno degli uomini sulla Luna nel duemilaventotto è la più visibile delle due, ed è quella che cade dentro il mandato. Lui ha citato i primi elementi della base nel duemilatrenta, che cadono fuori. Il calendario della politica e quello del programma non si sovrappongono. La frase detta in quella sala sceglie il secondo.
Lo Stato che compra e non arbitra
Stessa sala d'albergo, stessa mattinata. Michael Kratsios, il direttore dell'ufficio della Casa Bianca per la scienza e la tecnologia, ha appena finito di elencare le imprese che secondo lui solo i governi sanno coordinare, e adesso ringrazia una per una le squadre negoziali arrivate da mezzo mondo, perché in quelle ore è passato anche un secondo risultato mentre tutti guardavano le date. Al tavolo, dice, si è arrivati a un consenso sui Carolina principles per le tecnologie emergenti. Un testo duraturo e importante per tutte le economie del gruppo dei venti. Che cosa ci sia scritto dentro lo hanno ricostruito le agenzie di stampa. È un quadro che non vincola nessuno e chiede ai paesi di non istituire nuovi organismi che regolino l'intelligenza artificiale, e di riservare le regole nuove alle sole considerazioni davvero inedite, cioè di intervenire settore per settore con le autorità che già esistono invece di scrivere una legge unica che valga per tutto. Poi chiede soldi pubblici per la ricerca di base, spazi di mercato aperti alle tecnologie che nascono, e collaudi fatti insieme, pubblico e privato allo stesso banco. La formula che la stampa attribuisce a Kratsios è che i governi non devono trattare ogni tecnologia nuova come un problema politico inedito da normare da zero. Quanto sia solido quel consenso, oggi, non lo sa nessuno. Sul testo pesano due possibilità, e ricadono su persone diverse. Se i Carolina principles sono un documento adottato e sottoscritto, i ministri europei che hanno firmato tornano a casa avendo appoggiato l'idea che non serva nessun nuovo regolatore, mentre nei loro paesi la legge europea sull'intelligenza artificiale è già in vigore, e ai loro parlamenti toccherà spiegarlo. Se invece restano una proposta americana accolta per cortesia, chi ne esce con qualcosa in mano è la presidenza di turno, che ha bisogno di un risultato da mettere sul tavolo dei capi di governo a Miami, il quattordici e il quindici dicembre duemilaventisei. E il fatto più sorprendente riferito dalle agenzie, cioè che abbia firmato anche la Cina, poggia su una frase pronunciata da Kratsios in quella sala, non su un elenco di firmatari. A oggi né il testo integrale né la lista dei paesi aderenti risultano pubblicati. Chi tira dalla parte opposta ha un nome e una data. Demis Hassabis, che guida il laboratorio di intelligenza artificiale di Google DeepMind, il quattordici luglio duemilaventisei ha chiesto l'esatto contrario, un organismo indipendente che fissi gli standard, con un consiglio a maggioranza indipendente, sul modello dell'autorità che regola l'industria finanziaria americana, la Financial Industry Regulatory Authority. È il rovescio preciso del principio che gli Stati Uniti hanno portato a quel tavolo. E arriva da un'azienda che dai Carolina principles, sulla carta, avrebbe solo da guadagnare.
La corrente che tiene insieme le tre imprese
Sullo schermo in fondo alla sala si accende il volto di Elon Musk, l'imprenditore collegato in video con il tavolo dei ministri, e in pochi minuti spiega perché a un vertice sull'innovazione si finisce sempre a parlare di centrali. I processori per l'intelligenza artificiale, dice, crescono di quasi la metà ogni anno. La corrente disponibile fuori dalla Cina cresce molto più piano, un decimo, forse un quinto. E da quella forbice, sempre secondo lui, nel duemilaventisette mancheranno all'appello almeno quindici gigawatt di potenza per far girare quei processori. Vale la pena guardare chi lo dice. Quella cifra circola quasi soltanto come citazione della frase di Musk, senza un rapporto firmato che la sostenga, e le due percentuali mettono a confronto cose diverse, perché una parla di fabbriche di processori e l'altra di centrali elettriche. Nei conti dell'ufficio statistico dell'energia degli Stati Uniti la produzione elettrica americana l'anno scorso è cresciuta di meno del tre per cento. Nello stesso arco di tempo la capacità dei centri di calcolo è data più che raddoppiare, fino a circa novantacinque gigawatt entro la fine del duemilaventisette. Ma il vincolo esiste anche a misurarlo con metodi pubblici. L'Agenzia internazionale per l'energia prevede che entro il duemilatrenta i centri di calcolo di tutto il mondo consumino novecentoquarantacinque terawattora l'anno, il doppio di adesso, poco meno del tre per cento di tutta l'elettricità del pianeta. L'ente che vigila sull'affidabilità della rete elettrica nordamericana ha pubblicato a fine gennaio la sua valutazione di lungo periodo, e il numero che ne esce è quello che conta. Nei prossimi dieci anni il picco della domanda estiva potrebbe salire di duecentoventiquattro gigawatt. È il sessantanove per cento in più di quanto lo stesso ente prevedeva soltanto un anno prima, e tredici aree su ventitré finiscono classificate a rischio elevato o alto già nel prossimo quinquennio. In una delle grandi reti regionali americane il cuscinetto scende sotto il livello di guardia dal duemilaventinove. Quel cuscinetto è la corrente che una rete tiene da parte oltre il picco che si aspetta, e serve per l'ondata di calore o per il guasto che nessuno aveva messo in conto. Poi c'è chi dice che sono numeri gonfiati, e la società di analisi Grid Strategies sostiene proprio questo, che il rischio sia sovrastimato. Perfino sull'ampiezza del problema, insomma, chi lo misura non è d'accordo. È dentro questo vuoto che si infila l'altro racconto della giornata, quello di Bob Mumgard, che guida Commonwealth Fusion Systems, un'azienda che vuole produrre energia dalla fusione nucleare. Il censimento dell'associazione delle imprese della fusione, uscito a metà luglio, conta cinquantasei società al mondo. Dal duemilaventuno hanno raccolto poco più di quattordici miliardi di dollari, e quasi quattro miliardi e mezzo sono arrivati nei soli ultimi dodici mesi. L'azienda di Mumgard ne ha presi quattro da sola, quasi un terzo dell'intero settore, ed è stata la prima al mondo a chiedere di attaccare alla rete elettrica un impianto a fusione. Quattrocento megawatt, in un parco industriale sul fiume James, nella contea di Chesterfield, in Virginia. In servizio, dice l'azienda, nei primi anni trenta. La sua tesi è che dieci anni fa questo mercato non esistesse affatto, ed è un'esagerazione, perché c'è chi lavora alla fusione dal millenovecentonovantotto, General Fusion dal duemiladue, e dopo sono arrivate Tokamak Energy e Helion. Il salto però è vero e si misura. Cinque anni fa le aziende censite erano ventitré, oggi sono più del doppio. Ed è cresciuto dentro lo stesso schema che Michael Kratsios, il capo dell'ufficio della Casa Bianca per la scienza e la tecnologia, propone adesso per i reattori nello spazio, cioè pochissimo denaro pubblico e capitale privato per tutto il resto. Nel censimento dell'anno scorso i soldi dello Stato valevano circa ottocento milioni su quasi dieci miliardi complessivi. Il resto lo ha messo chi investe, e chi investe aspetta una data.
Dove tocca chi legge
Poco più di un mese prima che Kratsios elencasse le sue tre date davanti ai ministri in North Carolina, in Europa era già successo qualcosa, senza palco e senza sala. Il ventisette luglio del duemilaventisei è entrato in vigore un testo che la Commissione europea aveva proposto nel novembre precedente e che porta un nome da manovale, Digital Omnibus. Nessuna promessa dentro. Solo un pacchetto di correzioni alle regole europee sull'intelligenza artificiale, uscito in Gazzetta ufficiale tre giorni prima di avere effetto. Quello che sposta è una data. I sistemi ad alto rischio, quelli elencati nell'allegato tre, dovevano essere in regola entro il due agosto del duemilaventisei, e adesso hanno tempo fino al due dicembre del duemilaventisette. Sedici mesi in più. Per l'intelligenza artificiale incorporata dentro prodotti già regolati il traguardo scivola ancora oltre, all'estate del duemilaventotto, mentre l'obbligo di marchiare i contenuti generati a macchina resta vicino, a dicembre di quest'anno. Non è un arretramento su tutto, e va detto. Sullo stesso pacchetto l'Unione ha stretto invece di allentare, vietando in modo esplicito le immagini intime prodotte senza il consenso della persona ritratta e il materiale pedopornografico sintetico. Ma oltre centoventi organizzazioni della società civile hanno scritto alla Commissione per dire che il testo, preso nel suo complesso, è il più grande arretramento dei diritti digitali nella storia dell'Unione europea. Questa è la parte che arriva fino a chi ascolta. Se lavorate in una banca, in un ospedale, in una scuola o in un'azienda che sceglie chi assumere con uno strumento automatico, la data entro cui il vostro datore di lavoro deve dimostrare che quel sistema è in regola si è appena allontanata di un anno e quattro mesi. Il programma che scarta un curriculum prima che un essere umano lo apra continua a lavorare come lavorava. Se sbaglia, nel frattempo, nessuno è ancora tenuto a provare che non sbagli. E se la formula portata a Chapel Hill diventa il quadro dentro cui ragiona il gruppo dei venti, la prossima data non si sposterà soltanto. Potrebbe non essere rimpiazzata da nessun'altra.
Tre date, un calendario che finisce prima
Un governo che annuncia un obiettivo tecnologico rischia poco: le scadenze lontane le eredita qualcun altro. Quello che rende diverse le tre date pronunciate da Michael Kratsios — direttore dell'Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca — è che due su tre cadono dentro il mandato di chi le ha fissate, e lui lo ha detto ad alta voce mentre le elencava: il computer quantistico arriverà «entro il 2028, entro la fine di questo mandato». Il mandato presidenziale finisce in gennaio 2029.
Le tre sono queste: un reattore nucleare nello spazio entro il 2028; il primo computer quantistico fault-tolerantcapace di correggere da sé gli errori dei suoi componenti, e quindi di eseguire calcoli lunghi senza che il risultato degeneri in rumore scientificamente rilevante entro il 2028; i primi elementi di una base lunare sulla Luna entro il 2030. Le ha dette il 1° settembre 2026, in apertura del G20 Innovation Ministerial ospitato al Carolina Inn di Chapel Hill, North Carolina, dal Dipartimento del Commercio e dall'OSTP — davanti ai ministri della tecnologia di Giappone, Germania, Francia, India, Corea del Sud, Messico, Polonia e Arabia Saudita, e prima di passare la parola a Elon Musk in videocollegamento.
La posta di una data pubblica è chi la incassa e chi ci resta sotto. Un traguardo dentro il mandato è una promessa che verrà verificata da chi l'ha fatta: sono i contratti da assegnare adesso, i bilanci da spostare adesso, i programmi concorrenti da chiudere adesso. Un traguardo oltre il mandato è un impegno che sarà onorato o disdetto da un'amministrazione che ancora non esiste. Nell'elenco di Kratsios ci sono entrambe le cose, e la differenza si vede nei documenti che stanno dietro a ciascuna.
Dove cadono le scadenze annunciate rispetto alla fine del mandato — e rispetto alle date che l'Europa ha appena spostato
gamma97Il reattore che deve partire prima del voto
La prima data ha una missione con un nome e un mese. La NASA indica per SR-1 Freedom un lancio a fine 2028; l'American Nuclear Society, il 25 marzo 2026, scrive dicembre 2028. Il 14 aprile 2026 la Casa Bianca ha reso pubblica una policy che chiede a NASA, Pentagono e Dipartimento dell'Energia di sviluppare sistemi nucleari spaziali lanciabili «già nel 2028», e un memorandum firmato Kratsios ha istituito la National Initiative for American Space Nuclear Power, guidata dalla NASA, con l'indicazione alle agenzie di stringere partnership private «cost-effective» e due competizioni di progetto in parallelo, una della NASA e una del War Department. La motivazione che Kratsios ha messo per iscritto è di lungo periodo: l'energia nucleare nello spazio darà «l'elettricità, il riscaldamento e la propulsione sostenuti» necessari a una presenza permanente prima robotica e poi umana sulla Luna e su Marte.
Qui c'è qualcuno che ha già pagato per questa data. Prima di SR-1 esisteva DRACO, dimostratore di propulsione termonucleare spaziale sviluppato insieme da NASA e DARPA, con traguardo il 2027: l'amministrazione lo ha chiuso. Un programma finanziato, con squadre e fornitori, è stato interrotto mentre un altro veniva annunciato con una scadenza più tarda di un anno — e sono le stesse agenzie a rispondere di entrambi. Chi lavorava alla prima promessa non è passato automaticamente alla seconda.
E la stessa iniziativa contiene una scadenza che il mandato non copre: il reattore di media potenza è fissato al 2030-2031. Le due date convivono nello stesso documento, ma una sarà verificabile da chi l'ha scritta e l'altra no.
Che cosa vuol dire «scientificamente rilevante»
La seconda data è quella più esposta, perché contiene un aggettivo che Kratsios a Chapel Hill non ha sciolto. «Il primo computer quantistico fault-tolerant scientificamente rilevante» misura che cosa? La risposta esiste, in un documento pubblicato due mesi prima: il 23 giugno 2026 il Dipartimento dell'Energia ha annunciato l'iniziativa Quantum Genesis, discendente dall'ordine esecutivo Ushering the Next Frontier of Quantum Innovation, per sviluppare e mettere in campo entro il 2028 la prima capacità di calcolo quantistico tollerante ai guasti e scientificamente rilevante. La «DOE Q Competition» punta a dimostrare nel 2028 sistemi con qubit logicoun'unità di calcolo affidabile ottenuta facendo lavorare insieme molti qubit fisici, che sono singolarmente instabili; il numero di qubit logici, non di qubit fisici, dice quanto può essere lungo il calcolo nell'ordine delle basse centinaia, applicati a chimica, scienza dei materiali, fisica del plasma e fisica delle alte energie.
Sono le «basse centinaia di qubit logici» a qualificare l'aggettivo, e sono quelle a rendere la scadenza misurabile invece che opinabile: nel 2028 o quei sistemi esisteranno o no, e a dirlo sarà un confronto con una soglia scritta. Kratsios stesso, annunciando Quantum Genesis, l'ha inquadrata come «il primo passo per realizzare l'incarico del presidente Trump». Al G20 ha portato il traguardo senza il numero — e senza il numero il traguardo non si può contestare né verificare.
La chiave della sua argomentazione, ai ministri, era un'altra: questi, ha detto, «sono sforzi nazionali che credo solo i governi possano mettere insieme», tenendo dentro accademia, settore privato e amministrazione pubblica. È l'unico punto della mattinata in cui lo Stato viene descritto come indispensabile.
Il 2030 sulla Luna, cioè dopo
La terza data è formalizzata quanto le altre e ricade in un'altra legislatura. Un ordine esecutivo firmato in dicembre chiede alla NASA il ritorno di astronauti sulla superficie lunare entro il 2028 e i primi elementi — «initial elements» — di una base di superficie entro il 2030, nell'ambito del programma Artemis. Il Congressional Research Service colloca al 2029 il passaggio di Artemis alla Fase 2, quella di una presenza lunare «semi-permanente»: la scadenza dichiarata è dunque coerente con la pianificazione ufficiale dell'agenzia, non incollata sopra.
Vale la pena notare quale delle due metà Kratsios ha portato al tavolo del G20. Il ritorno degli astronauti nel 2028 sta dentro il mandato ed è la parte più difficile e più visibile; ai ministri ha citato i primi elementi della base nel 2030, che stanno fuori. Il calendario politico e quello di programma non coincidono, e la frase pronunciata a Chapel Hill sceglie il secondo.
Lo Stato che compra e lo Stato che non arbitra
Nella stessa sessione in cui rivendicava tre imprese che «solo i governi» possono coordinare, Kratsios ha rivendicato anche il risultato negoziale della riunione: essere arrivati «a un consenso sui Carolina principles per le tecnologie emergenti», un documento che ha definito «duraturo e importante per tutte le economie del G20», ringraziando le squadre negoziali dei paesi presenti.
Che cosa ci sia dentro lo hanno ricostruito le agenzie: un quadro non vincolante che chiede ai paesi di non istituire nuovi organismi regolatori dedicati all'intelligenza artificiale, di riservare la nuova regolazione alle «considerazioni inedite» — cioè di intervenire settore per settore con le autorità esistenti invece di scrivere una legge orizzontale —, di destinare fondi pubblici alla ricerca fondamentale, di aprire spazi commerciali alle tecnologie emergenti e di collaudarle in collaborazione pubblico-privata. Nella formula che la stampa attribuisce a Kratsios: i governi non devono «trattare ogni tecnologia emergente come un problema politico inedito da normare da zero».
Quanto sia solido il «consenso» resta, alla data di questo numero, la parte aperta della vicenda — e l'incertezza è del mondo, non nostra. Sul testo pesano due possibilità con conseguenze diverse per persone diverse. Se i Carolina Principles sono un documento adottato e sottoscritto, i ministri europei che l'hanno firmato tornano a casa avendo appoggiato la formula «nessun nuovo regolatore» mentre l'AI Act è in vigore nei loro paesi, e dovranno spiegarlo ai propri parlamenti. Se restano una proposta statunitense accolta con una dichiarazione di circostanza, chi ne esce con qualcosa in mano è la presidenza di turno, che ha bisogno di un risultato da portare al vertice dei leader del 14-15 dicembre 2026 a Miami. Il fatto più contro-intuitivo riferito dalle agenzie — che la Cina abbia firmato — poggia su una dichiarazione dello stesso Kratsios a Chapel Hill, non su un elenco di firmatari: al momento della ricerca né il testo integrale né la lista dei paesi aderenti risultano pubblicati.
Chi ha interesse alla direzione opposta ha un nome e una proposta datata. Demis Hassabis, di Google DeepMind, ha chiesto il 14 luglio 2026 un organismo di standard indipendente modellato su FINRA, con un consiglio a maggioranza indipendente. È il contrario esatto del principio che gli Stati Uniti hanno portato al tavolo — e viene da un'azienda che dai Carolina Principles, sulla carta, avrebbe solo da guadagnare.
La corrente che tiene insieme le tre imprese
C'è una ragione fisica per cui il nucleare torna in un discorso sull'innovazione, e la si è sentita al tavolo subito dopo. Musk ha detto ai ministri che la produzione di chip per l'intelligenza artificiale cresce del 40-50% l'anno mentre la potenza elettrica disponibile fuori dalla Cina cresce del 10-20%, e che il consenso degli analisti prevede per il 2027 un deficit di almeno 15 gigawatt di potenza per i chip. Quelle due cifre vanno prese per quello che sono: affermazioni di un relatore. Nel materiale disponibile la cifra dei 15 GW circola quasi esclusivamente come citazione della sua stessa frase, senza un rapporto firmato che la sostenga, e le due percentuali confrontano grandezze diverse — la generazione elettrica statunitense misurata dall'EIA è cresciuta del 2,8% nel 2025, a 4.430 TWh, mentre la capacità dei data center è prevista più che raddoppiare, fino a circa 95 GW a fine 2027.
Le misure con un metodo pubblico dicono comunque che il vincolo esiste. L'Agenzia internazionale per l'energia prevede che il consumo elettrico mondiale dei data center raddoppi a circa 945 TWh entro il 2030, poco meno del 3% del consumo elettrico globale, con una crescita di circa il 15% l'anno. Il NERC, nella valutazione di adeguatezza di lungo termine pubblicata il 29 gennaio 2026, stima che il picco estivo di domanda nordamericano possa salire di 224 GW in dieci anni — il 69% in più della previsione dell'anno precedente — e classifica 13 aree su 23 a rischio elevato o alto nel quinquennio, con il margine di riservala capacità di generazione disponibile in eccesso rispetto al picco di domanda previsto; sotto una certa soglia il sistema non ha più cuscinetto per un'ondata di calore o un guasto di PJM sotto il livello di riferimento dal 2029. La società di analisi Grid Strategies sostiene che il NERC sovrastimi il rischio: anche sull'ampiezza del problema c'è disaccordo tra chi lo misura.
È in questo vuoto che si colloca l'altro racconto della giornata, quello di Bob Mumgard: oggi il settore della fusione conta 56 aziende e 14,24 miliardi di dollari di finanziamento cumulato dal 2021, secondo il censimento della Fusion Industry Association del 13 luglio 2026, con 4,48 miliardi raccolti nei soli dodici mesi precedenti. Commonwealth Fusion Systems, la sua azienda, ne ha raccolti 4 — circa il 30% di tutto il settore — e ha presentato per prima al mondo domanda di connessione alla rete per un impianto a fusione: ARC, 400 MW, al James River Industrial Park di Chesterfield County, in Virginia, atteso in servizio «nei primi anni 2030» secondo l'azienda. La sua tesi è che dieci anni fa questo mercato «non esisteva affatto»: è un'iperbole, perché TAE Technologies opera dal 1998, General Fusion dal 2002, Tokamak Energy dal 2009, Helion dal 2013. Ma il salto misurato — da 23 aziende censite nel 2021 a 56 — è reale, ed è cresciuto dentro lo stesso schema che Kratsios propone per i reattori spaziali: denaro pubblico che ancora, nel censimento 2025, valeva circa 800 milioni su 9,766 miliardi, e capitale privato per tutto il resto.
Dove tocca chi legge
Sulle tre scadenze un cittadino europeo non ha voce in capitolo, e neanche un interesse immediato: nessuno pagherà la bolletta di SR-1 Freedom. Ma il documento che le accompagnava sì, perché chiede ai governi presenti al tavolo di cambiare comportamento a casa propria — e in Europa il movimento è già cominciato, prima di Chapel Hill e non dopo.
Il Digital Omnibus sull'intelligenza artificiale, proposto dalla Commissione europea il 19 novembre 2025, è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 luglio 2026 ed è entrato in vigore il 27 luglio 2026. L'effetto concreto ha date precise: l'obbligo di conformità per i sistemi ad alto rischio autonomi dell'Allegato III slitta dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027, sedici mesi più tardi; per l'intelligenza artificiale incorporata in prodotti già regolati, al 2 agosto 2028; gli obblighi di marcatura dei contenuti generati, al 2 dicembre 2026. Sullo stesso pacchetto l'Unione ha invece inasprito un punto, vietando all'articolo 5 le immagini intime non consensuali generate da IA e il materiale pedopornografico sintetico. Oltre 120 organizzazioni della società civile hanno scritto alla Commissione definendo l'insieme «il più grande arretramento dei diritti digitali nella storia dell'UE».
Questa è la parte che arriva fino a chi legge. Se lavora in una banca, in un ospedale, in una scuola o in un'azienda che seleziona personale con strumenti automatici, la data entro cui il suo datore di lavoro deve dimostrare che quel sistema è conforme si è appena spostata di sedici mesi; se qualcosa va storto nel frattempo, l'obbligo di prova non è ancora scattato. E se la formula portata a Chapel Hill diventa il quadro di riferimento del G20, la prossima data non si sposterà soltanto: potrebbe non essere sostituita da nessun'altra.
L'appuntamento in cui questo si decide è fissato: 14-15 dicembre 2026, vertice dei leader del G20 al Trump National Doral di Miami — la prima volta in quasi vent'anni che gli Stati Uniti ospitano il vertice, con una presidenza di turno che ha assunto l'incarico il 1° dicembre 2025 e ha impostato l'agenda su «liberare la prosperità economica limitando ed eliminando gli oneri normativi». Chapel Hill era la tappa preparatoria. Le tre scadenze erano il biglietto da visita: ecco che cosa sa fare uno Stato quando compra invece di regolare.
Riferimenti
- No 'DMV for AI': US Pushes Against AI Regulations at Global Forum — CNET (la segnalazione da cui siamo partiti; è qui che il nome «Carolina Principles» compare per la prima volta nel nostro percorso) — https://www.cnet.com/tech/services-and-software/g20-innovation-ministerial-ai-re
- Registrazione integrale della sessione pubblica del G20 Innovation Ministerial, Chapel Hill, 1 settembre 2026 (fonte primaria delle tre scadenze e della rivendicazione del consenso: le parole di Kratsios citate in questo numero vengono dalla trascrizione, non da riprese giornalistiche) — https://www.trade.gov
- Space Reactor-1 Freedom — NASA (la pagina di missione che fissa il lancio a fine 2028) — https://www.nasa.gov/mission/space-reactor-1-freedom
- White House releases space nuclear policy — SpaceNews, 14 aprile 2026 — https://spacenews.com/white-house-releases-space-nuclear-policy/
- White House Releases Space Nuclear Initiative — SpacePolicyOnline (la sola fonte che, cercando il precedente, ci ha fatto trovare la chiusura di DRACO: il programma cancellato non compare in nessun annuncio dell'iniziativa nuova) — https://spacepolicyonline.com/news/white-house-releases-space-nuclear-initiative
- NASA announces plan for space nuclear propulsion by 2028 — American Nuclear Society, 25 marzo 2026 (dicembre 2028 come mese di lancio) — https://www.ans.org/news/2026-03-25/article-7879/nasa-announces-plan-for-space-n
- Energy Department Announces Initiative to Create and Deploy the World's First Scientifically Relevant, Fault-Tolerant Quantum Computers — Department of Energy, 23 giugno 2026 (l'iniziativa Quantum Genesis; è qui che l'aggettivo «scientificamente rilevante» viene sciolto nelle «basse centinaia di qubit logici» della DOE Q Competition) — https://www.energy.gov/science/articles/energy-department-announces-initiative-c
- Trump's Quantum Orders Push Fault Tolerant Qubits Toward 2028 — IEEE Spectrum — https://spectrum.ieee.org/quantum-computing-trump-executive-orders
- NASA details plan to establish lunar surface base by 2030 — Aerospace America (l'ordine esecutivo di dicembre: astronauti nel 2028, «initial elements» nel 2030) — https://aerospaceamerica.aiaa.org/nasa-details-plan-to-establish-lunar-surface-b
- Artemis: NASA's Program to Return Humans to the Moon — Congressional Research Service — https://www.congress.gov/crs-product/IF11643
- U.S. pushes G20 Carolina Principles AI regulation at summit — Quartz, 1 settembre 2026 (scritto alla vigilia: qui Kratsios «is expected to tell the group», cioè il documento è ancora una proposta; il consenso lo dichiara lui il giorno dopo, dal palco) — https://qz.com/us-g20-carolina-principles-ai-regulation-north-carolina-090126
- Carolina Principles: Essential G20 Light-Touch AI Risk Guide — ProgressiveRobot, 1 settembre 2026 («chi firma, chi obietta»: alla data di questo numero né il testo integrale né l'elenco dei firmatari risultano pubblicati su g20.org, e la notizia della firma cinese poggia su una dichiarazione di Kratsios ripresa da Reuters) — https://www.progressiverobot.com/2026/09/01/carolina-principles-us-g20-light-tou
- G20 Innovation Ministerial puts Chapel Hill in global spotlight — ABC11 (le coordinate della due giorni, gli ospiti e le citazioni sul deficit di potenza) — https://abc11.com/post/g20-innovation-ministerial-puts-chapel-hill-global-spotli
- Musk warns G20 of looming AI power crunch — Prokerala (la fonte da cui abbiamo verificato che i 15 GW sono una citazione di Musk e non un rapporto: cercandone l'origine non abbiamo trovato alcun analista firmatario) — https://www.prokerala.com/news/articles/a1807414.html
- U.S. electricity generation in 2025 hit a record, again — U.S. Energy Information Administration (4.430 TWh, +2,8%: il termine di paragone che non coincide con quello usato al tavolo) — https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php?id=67284
- What Is the Forecast for US Data Center Power Demand? — Goldman Sachs (circa 95 GW di capacità dei data center a fine 2027) — https://www.marcus.com/us/en/resources/heard-at-gs/what-is-the-forecast-for-us-d
- Fusion Industry Attracts Record Annual Funding of $4.48bn, Raising Total to $14.24bn — Fusion Industry Association, 13 luglio 2026 — https://www.fusionindustryassociation.org/fusion-industry-attracts-record-annual
- Over $2.5 Billion Invested in Fusion Industry in Past Year — Fusion Industry Association, 22 luglio 2025 (il censimento precedente: 23 aziende nel 2021, e la quota pubblica di circa 800 milioni che il dato aggregato non distingue) — https://www.fusionindustryassociation.org/over-2-5-billion-invested-in-fusion-in
- Commonwealth Fusion Systems Raises Another $1 Billion, Bringing Total Capital Raised to $4 Billion — Commonwealth Fusion Systems — https://cfs.energy/news-and-media/commonwealth-fusion-systems-raises-another-1-b
- Commonwealth Fusion Systems Applies For Grid Connection For Planned Nuclear Fusion Plant In Virginia — NucNet (400 MW, entrata in servizio nei primi anni 2030) — https://www.nucnet.org/news/commonwealth-fusion-systems-applies-for-grid-connect
- Fusion energy company Commonwealth applies to join a U.S. power grid — a first — Scientific American — https://www.scientificamerican.com/article/fusion-energy-company-commonwealth-ap
- Digital Omnibus sull'IA: pubblicazione in Gazzetta ufficiale UE del 24 luglio 2026 ed entrata in vigore il 27 luglio 2026, con il rinvio delle scadenze di conformità (analisi Gibson Dunn, DLA Piper, Freshfields) — https://eur-lex.europa.eu
- Lettera di oltre 120 organizzazioni della società civile alla Commissione europea sul pacchetto Omnibus — Heinrich Böll Stiftung — https://www.boell.de
- Long-Term Reliability Assessment — NERC, 29 gennaio 2026 (+224 GW di picco estivo in dieci anni; 13 aree su 23 a rischio; PJM sotto il margine di riferimento dal 2029) — https://www.nerc.com/pa/RAPA/ra/Pages/default.aspx
- Energy and AI / Electricity 2026 — International Energy Agency (945 TWh dei data center entro il 2030, poco meno del 3% del consumo mondiale) — https://www.iea.org/reports/energy-and-ai
- Demis Hassabis chiede un organismo di standard indipendente modellato su FINRA — Axios, 14 luglio 2026 (la voce contraria, raccolta sette settimane prima di Chapel Hill) — https://www.axios.com