Podcast

3 settembre 2026

Nvidia vuole Hugging Face tutta per sé: 12,9 miliardi per il magazzino dei modelli aperti

Un'indiscrezione da 12,9 miliardi su Hugging Face, e quello che si scopre guardando chi c'è davvero dentro lo scaffale

Il 26 agosto 2026 The Information ha scritto che Nvidia avrebbe concordato l'acquisto di Hugging Face per 12,9 miliardi di dollari, citando una sola persona a conoscenza dell'intesa. Nessuna delle due società ha confermato, il giorno dopo Business Insider ha scritto che un accordo non c'è e può ancora saltare, e al 1° settembre non risulta né un comunicato agli investitori né un deposito alla SEC. La posta però non dipende dalla firma: il posto da cui il mondo scarica i modelli di intelligenza artificiale aperti ha un prezzo, e chi lo vuole è uno degli otto investitori rivali che nel 2023 avevano finanziato quella piattaforma proprio perché non avesse un padrone solo. Chi ci sta dentro non sono soprattutto le grandi aziende: nel 2025 il 39% dei download veniva da sviluppatori indipendenti, e l'83% riguarda modelli abbastanza piccoli da girare su un portatile — cioè, in gran parte, hardware che Nvidia non vende.

Nvidia vuole Hugging Face tutta per sé: 12,9 miliardi per il magazzino dei modelli aperti

🎧 Il podcast

Versione narrativa, dichiaratamente: una storia da ascoltare, fondata sulla ricerca e sulle verifiche dell'articolo qui sotto.

Velocità

Tocca per ascoltare

Il testo del podcast, per chi preferisce leggere

Che cosa è in vendita, e chi c'è dentro

Il magazzino dei modelli aperti ha un prezzo, e uno degli otto padroni lo vuole tutto

Il ventisei agosto, sul sito americano The Information, esce una notizia di poche righe. Nvidia avrebbe concordato di comprare Hugging Face per dodici miliardi e novecento milioni di dollari. La fonte è una sola persona a conoscenza dell'intesa, e non ha un nome. Nessuna delle due società conferma, e per giorni nessuna delle due smentisce, mentre quella cifra rimbalza su tutti gli schermi del mondo. Hugging Face è il posto da cui si scaricano i modelli di intelligenza artificiale a pesi aperti, quelli i cui numeri interni sono pubblicati e chiunque può far girare sul proprio computer senza pagare un servizio a nessuno. Un magazzino, insomma. Sugli scaffali ci sono quasi tre milioni di modelli. Tredici milioni di persone si sono registrate per andare a prenderseli, e a tenere in piedi tutto questo sono circa duecentocinquanta dipendenti, una società fondata nel duemilasedici a New York da tre francesi, Clément Delangue, Julien Chaumond e Thomas Wolf, che avevano cominciato facendo un chatbot per adolescenti. Chi va a quello scaffale, però, non è più chi si crede. Nel duemilaventidue le aziende facevano circa il settanta per cento dei prelievi e gli sviluppatori indipendenti il diciassette. L'anno scorso gli indipendenti sono arrivati al trentanove per cento e l'industria al trentasette. In tre anni i singoli hanno sorpassato le imprese, e l'ottantatré per cento di quello che scaricano è roba piccola, modelli che stanno dentro un portatile, mentre i colossi da cento miliardi di parametri, quelli che riempiono i titoli, valgono un download su cento. Il giorno dopo la notizia, Business Insider scrive che un accordo non c'è ancora e che le trattative potrebbero ancora fallire. Due giorni dopo Thomas Wolf, uno dei tre fondatori, è in diretta sulla televisione di Bloomberg, gli chiedono della vendita e si rifiuta di commentare. Al primo settembre, sulla pagina che Nvidia riserva ai suoi investitori, non c'è nessun comunicato, e all'autorità americana che vigila sulla borsa non risulta depositato niente. Eppure una cosa è già successa, e non ha bisogno di nessuna firma. Il magazzino ha un prezzo. E chi lo vuole comprare è uno degli otto che tre anni fa avevano messo i soldi proprio perché un padrone solo non ce l'avesse.

La Svizzera era il tavolo

Agosto duemilaventitré. Hugging Face chiude un giro di finanziamenti da duecentotrentacinque milioni di dollari, e chi mette i soldi valuta la società quattro miliardi e mezzo. A guidare l'operazione c'è Salesforce Ventures, e attorno al tavolo si siedono Google, Amazon, Nvidia, Intel, Advanced Micro Devices, Qualcomm, International Business Machines e Sound Ventures. Otto nomi che nel resto della giornata si fanno la guerra fra loro. Clément Delangue, l'amministratore delegato, per descrivere quel tavolo usò una parola sola. Svizzera. E vale la pena fermarsi su che cosa voleva dire davvero, perché di solito la si prende per un modo elegante di dire che nessuno comanda. Non era quello. La neutralità non veniva dall'assenza di padroni, veniva dall'averne otto che si guardavano le mani a vicenda. Il che regge un peso ben diverso oggi, perché vendere a uno solo di quegli otto non tradisce nessuna promessa scritta da qualche parte, rompe l'unico equilibrio che c'era. E lo rompe a favore del più grande di tutti. Che quell'equilibrio fosse la cosa da difendere, del resto, la società lo aveva già dimostrato coi fatti. Alla fine dell'anno scorso Nvidia si presenta con cinquecento milioni per una quota, valutando Hugging Face sette miliardi. E Hugging Face dice no. Il motivo è che non voleva un singolo investitore dominante in grado di influenzarne le decisioni. Il rifiuto è d'autunno, ma si è saputo solo a gennaio, dal Financial Times. Fra quel no e la cifra di cui si parla adesso ci sono quasi ventisei volte. Da mezzo miliardo per un pezzo a dodici miliardi e novecento milioni per tutto quanto. Per i tre fondatori e per i dipendenti che hanno quote è la differenza fra aver costruito una posizione e averla incassata, e divisa per le circa duecentocinquanta persone che ci lavorano fa più di cinquanta milioni a testa. Gli altri sette investitori del duemilaventitré, invece, si ritroverebbero il concorrente più diretto padrone del canale su cui distribuiscono i propri modelli. Non è un'ipotesi da lavagna. Da gennaio ad agosto di quest'anno Advanced Micro Devices ha pubblicato più di duecento nuovi depositi di modelli su quella piattaforma, e Nvidia altrettanti, più di duecento anche lei. Nessuna delle due sta davanti all'altra, vanno appaiate. E una delle due comprerebbe lo scaffale.

Chi vende non ha l'acqua alla gola

Il modo comodo di raccontare una vendita è dire che chi vende non aveva scelta. Il magazzino costa, i modelli si moltiplicano, la cassa si svuota, e a un certo punto passa qualcuno con l'assegno. È una storia che si regge da sola. Nel caso di Hugging Face ha un difetto, e il difetto sono le parole di chi la guida. A giugno, due mesi prima di tutto questo, Clément Delangue, l'amministratore delegato, racconta a The Information che gli abbonati paganti sono raddoppiati in sei mesi. Al sito TechCrunch dice che la società è vicina alla redditività, e che solo di recente ha cominciato a intaccare i duecentotrentacinque milioni raccolti tre anni prima. Quei soldi erano rimasti lì, quasi interi, per tre anni. Sacra, che stima i conti delle società non quotate, calcola che i ricavi che arrivano ogni anno dagli abbonamenti siano passati da ottantuno milioni a fine dell'anno scorso a più di cento a giugno, e che nel corso dell'anno si avvicinino a centocinquanta. Poi c'è il dettaglio che sposta tutto. Una domenica, il ventitré agosto duemilaventisei, il sito americano Business Insider scrive per primo che Hugging Face sta raccogliendo manifestazioni di interesse sopra i tredici miliardi, e che per raccoglierle si è affidata a una banca. Con chi stesse trattando, ancora non si sapeva. Una società che dà mandato a una banca e apre una gara non sta subendo un'offerta. Sta scegliendo il momento di mettersi sul mercato, e lo fa mentre i conti migliorano e la cassa regge. Cambia il soggetto della storia. Il nome di Nvidia arriva tre giorni dopo ed è quello che fa rumore, ma la decisione di vendere è di chi vende, ed è venuta prima.

Per chi compra non è un prezzo

Lo stesso giorno in cui esce il nome di Nvidia, il ventisei agosto, la società pubblica i conti del trimestre chiuso a fine luglio, e i numeri sono di un'altra scala. Novantasei miliardi di dollari di ricavi in tre mesi. Quasi novanta arrivano dai centri di calcolo, e l'utile netto sfiora i sessanta miliardi. Dodici miliardi e novecento milioni è il prezzo di cui si parla per il magazzino da cui il mondo scarica i modelli aperti. Nei conti di Nvidia sono meno di due settimane di ricavi. Sono meno della metà dei ventisei miliardi che la società ha restituito ai propri azionisti in quei tre mesi soltanto, e in bilancio ci sono già quasi quarantotto miliardi investiti in società non quotate, più altri diciotto promessi. Ottantasei volte i ricavi di Hugging Face è un multiplo altissimo per chi vende e quasi impercettibile per chi compra. Il prezzo, qui, non è un problema di soldi. È un segnale. E c'è un motivo preciso per leggerlo così, ed è il modo in cui Nvidia ha comprato nei nove mesi precedenti. La vigilia di Natale del duemilaventicinque si prende gli asset di Groq per circa venti miliardi, cioè le persone e le licenze sui brevetti, senza comprare la società. Ad agosto di quest'anno firma con poolside una licenza tecnologica da sei miliardi e ne assume oltre cento persone. Due volte ha portato a casa la tecnologia e le teste senza acquisire un'azienda, e quindi senza che nessuna autorità dovesse guardare l'operazione come una concentrazione. L'ultima fusione vera è Mellanox, annunciata nel duemiladiciannove e chiusa l'anno dopo. Da qui viene la cosa che pesa. Se avesse voluto soltanto il codice, le librerie e le persone di Hugging Face, Nvidia sapeva già come prenderseli, e in una di quelle due volte ha speso più di quanto costerebbe l'intera società oggi. Comprare tutto è una scelta diversa, e si porta dietro il costo che le altre due erano state costruite per evitare. Negli Stati Uniti scatterebbe l'obbligo di avvisare in anticipo le autorità della concorrenza e di aspettare, prima di poter chiudere. In Europa si aprirebbe il vaglio sulle concentrazioni. Sarebbe la prima volta che un'operazione di Nvidia finisce sotto quello sguardo.

Che cosa c'è dentro il magazzino

Nel racconto che gira, quel magazzino è un deposito senza fondo. Tre milioni di modelli, corridoi che si perdono nel buio, una ricchezza che nessun altro potrebbe rimettere insieme scaffale per scaffale. Il rapporto che la piattaforma stessa ha pubblicato a marzo di quest'anno dice un'altra cosa. I duecento modelli più scaricati valgono da soli metà di tutti i download. Duecento su tre milioni, cioè uno ogni diecimila. E circa metà del catalogo, da quando sta lì, non ha mai superato i duecento scaricamenti in tutto. Non è un archivio da salvare in blocco. È una decina di scaffali che contano, e dietro, ferme, due milioni e mezzo di scatole che nessuno apre più. Per chi teme di restare fuori, la conseguenza è quasi banale. Copiare in casa i modelli che usa davvero non è un progetto da data center, è un disco. E per chi pubblica il conto cambia segno, perché se un giorno la vetrina venisse riordinata, chi ha caricato uno dei modelli che nessuno scarica non perderebbe visibilità, non avendone mai avuta. Il potere di riordinare pesa tutto sui duecento in cima. Poi c'è quello che non si sa, e conviene dirlo mentre siamo qui. Nessuno pubblica quanti scaricamenti passino ogni giorno dalla libreria Transformers, il programma con cui questi modelli si caricano. L'unico numero disponibile è un totale che si accumula da anni, due miliardi e seicento milioni di installazioni dall'archivio dei pacchetti Python, e da un totale non si ricava un ritmo. E non esiste alcun dato pubblico su quanta parte del traffico verso il sito arrivi da chi un account non ce l'ha. È esattamente la cifra che direbbe quanto peserebbe un obbligo di registrazione. Quella cifra, fuori, non ce l'ha nessuno.

I formati che crescono senza le sue schede

Un portatile aperto sul tavolo di casa, nessuna scheda da centro dati sotto, e il modello parte lo stesso. Lo permette un formato di file, un modo di impacchettare un modello rimpicciolito perché stia dentro un processore comune, dentro un Mac, dentro una scheda video di marca qualsiasi. Lo ha inventato il progetto llama.cpp. Nei sette mesi da gennaio ad agosto duemilaventisei quel formato è cresciuto quasi trenta volte più in fretta di Transformers, che è il modo in cui i modelli si erano distribuiti fin qui. I numeri dicono chi lo usa davvero. In un mese solo, e sempre in quel formato, i modelli della famiglia cinese Qwen si scaricano quasi quaranta milioni di volte. Gemma si ferma alla metà, Llama a meno di un quinto. E i depositi di modelli confezionati apposta per i chip di Apple sono cresciuti del centoquarantotto per cento in quei sette mesi, quasi due volte e mezza tanti. Questa è la parte dell'ecosistema che corre di più, ed è, per come è fatta, esattamente la parte che non compra schede Nvidia. Gira su Mac, sulle schede di Advanced Micro Devices, su processori che sono già in casa. E dentro c'è una persona. Georgi Gerganov è l'autore di llama.cpp, il motore che quel formato esegue, e nel duemilaventitré ha fondato attorno al progetto una piccola società, ggml.ai. Il venti febbraio duemilaventisei ha annunciato lui stesso, in una discussione aperta sul suo progetto, che ggml.ai entrava in Hugging Face. La nota sul blog che accompagna l'annuncio porta una firma diversa dalla sua, quella di Xuan-Son Nguyen, e l'etichetta di articolo della comunità. Dice che i progetti restano aperti e guidati dalla comunità come sempre, che il codice resterà libero al cento per cento, che Hugging Face garantisce risorse sostenibili di lungo periodo e che il gruppo continua a mantenere a tempo pieno. Qualcuno, allora, fece notare che la comunità non era stata consultata prima. Sono impegni pubblicati come un post, non clausole di un atto societario. Non dicono niente su quali schede e quali sistemi resteranno supportati negli anni, né su chi decide, né su come si esce. Sei mesi dopo essere entrato in quella casa, chi a quegli impegni aveva creduto si ritrova la casa sul mercato. E va detta con la parola giusta, l'ultima cosa. Nessuna delle fonti disponibili mette llama.cpp dentro il perimetro dell'operazione. Il gruppo di Gerganov è dipendente di Hugging Face da febbraio, quindi ci starebbe per implicazione, non perché un documento lo scriva.

Chi altro sta a quello scaffale

Quattro download su dieci, da quello scaffale, vanno a un modello cinese. La famiglia che tira più di tutte si chiama Qwen ed è di Alibaba, il grande gruppo cinese del commercio online, e sopra a quella base altri hanno costruito e pubblicato più di centocinquantamila modelli derivati, quasi tre volte tutti quelli nati dai modelli di Meta. Nel formato che gira sui portatili, Qwen da sola pesa più di Gemma e Llama messe insieme. E sono gli stessi laboratori che stanno sfilando i piedi dai chip americani. Il ventiquattro aprile di quest'anno il laboratorio cinese DeepSeek ha presentato la quarta versione del suo modello a prezzi bassissimi, cucita addosso ai chip di Huawei, e ha dichiarato di averla addestrata proprio su quelli. Un altro laboratorio cinese, Zhipu, ne ha rilasciato uno da settecentoquaranta miliardi di parametri con licenza aperta, addestrato su centomila di quelle schede. Su quest'ultimo però conviene andarci piano. Il South China Morning Post, il quotidiano di Hong Kong che ne ha scritto, lo descrive come un modello che genera immagini e non come un modello generalista di prima linea, e una data certa non c'è. Il ventidue luglio scorso Jensen Huang, l'amministratore delegato di Nvidia, l'ha detta in una frase sola. Se c'è ottima intelligenza artificiale, ha detto, anche se è aperta, da qualunque parte venga, se ne farà più uso, e allora si dovranno vendere molti più computer Nvidia, costruire più centri di calcolo, avere più servizi. È una posizione coerente. L'intelligenza artificiale gratuita fa vendere macchine. Ma regge a una condizione sola, e cioè che le macchine su cui la si fa girare siano le sue, mentre la fetta di Nvidia, che sta fra i tre quarti e quasi nove decimi del mercato, è insidiata esattamente dalle schede Huawei su cui i cinesi si stanno addestrando. E nessuno ha misurato su che cosa girino davvero questi modelli quando qualcuno li usa. Che siano macchine Nvidia è probabile, visto quanto pesa. Probabile non vuol dire dimostrato. Se il canale da cui questi modelli arrivano al mondo finisse in mano a una società americana, finirebbe anche sotto i controlli americani sulle esportazioni. Riguarda chiunque, in Europa come altrove, abbia già un modello cinese acceso dentro qualcosa che funziona tutti i giorni. C'è poi un numero che cambia il senso della parola predefinito. A luglio quasi metà del traffico automatico sulla piattaforma, quello dei programmi che scaricano da soli senza che nessuno clicchi, veniva da un solo strumento, Claude Code. Un quinto veniva da Codex. Chi decide che cosa compare per primo in una ricerca non orienta più soltanto le scelte di persone che leggono, orienta quelle di programmi che scaricano. E poi c'è quanto vale, per chi il software lo compra, che questi modelli restino aperti. Il tre agosto Morgan Stanley, la banca d'affari americana, ha messo in fila i conti. Più di sei imprese su dieci hanno già infilato modelli a pesi aperti dentro i propri sistemi. E una ricerca dell'istituto di tecnologia del Massachusetts, citata lì dentro, calcola che spostarsi dai modelli chiusi a quelli aperti abbassa i prezzi medi del settanta per cento, per un risparmio stimato intorno ai venticinque miliardi di dollari l'anno. Venticinque miliardi ogni anno, a chi compra. Dodici miliardi e novecento milioni una volta sola, a chi si prende il canale da cui quel risparmio passa.

Come finisce l'indipendenza

Quattro giugno duemiladiciotto. Microsoft compra GitHub, il magazzino dove i programmatori di mezzo mondo tengono il codice che scrivono, e lo paga sette miliardi e mezzo di dollari in azioni. È venticinque volte quello che GitHub incassava in un anno. Nel comunicato c'è una promessa scritta chiara, e cioè che GitHub avrebbe tenuto il suo spirito, quello di chi il codice lo scrive, e avrebbe continuato a operare per conto proprio, con Nat Friedman come amministratore delegato. E la promessa fu mantenuta. A lungo, davvero. Sette anni di vita separata, e intanto il giro d'affari cresceva da circa trecento milioni l'anno fino al miliardo del duemilaventidue. Poi, nell'agosto dell'anno scorso, Thomas Dohmke, l'amministratore delegato arrivato dopo Friedman, annuncia che lascia. Microsoft non lo sostituisce. GitHub finisce dentro una divisione più grande, quella dell'intelligenza artificiale. La piattaforma è rimasta aperta per tutto il tempo e l'indipendenza nessuno l'ha mai revocata con un atto, non c'è una data in cui qualcuno abbia detto basta. Si è sciolta in un organigramma. C'è una versione più rapida della stessa storia, ed è quella di Instagram. Facebook lo comprò promettendo autonomia, l'autonomia si strinse un anno dopo l'altro, e nel settembre del duemiladiciotto i fondatori se ne andarono. Tenga questo metro accanto alle parole di febbraio, quelle scritte in un post di blog quando la squadra che fa girare i modelli sui computer di casa è entrata in Hugging Face. Un impegno di indipendenza affidato a un comunicato, o alla firma di un dipendente in fondo a una pagina, quasi mai viene infranto. Viene lasciato scadere. E allora la domanda vera sul perimetro non è se quel programma sia compreso nell'affare oppure no, ma con quali clausole vincolanti su chi decide, su quali macchine continuerà a funzionare e su come si esce. Un documento pubblico che risponda non c'è. E non c'era nemmeno prima che il nome di Nvidia entrasse in questa storia.

Che cosa cambia adesso

Stasera qualcuno apre il portatile e si tira giù un modello per farlo girare in casa propria, e domani mattina, qualunque cosa esca sui giornali, quel file sarà ancora lì. Le licenze aperte non si revocano. Quello che è già stato scaricato resta dov'è, le versioni fissate continuano a funzionare come il primo giorno, e un accordo firmato non risulta a nessuno. Oggi non cambia niente, e conviene dirlo chiaramente prima di dire tutto il resto. Se invece l'operazione si chiudesse, il primo segnale non sarebbe un comunicato sulla neutralità della piattaforma. Sarebbe una cosa più piccola e più concreta, una schermata che chiede di registrarsi prima di lasciarti scaricare, oppure un tetto più stretto per chi scarica senza dire chi è. A rimetterci per primo sarebbe quel trentanove per cento di scaricamenti che arriva dalle singole persone, gente senza contratto, senza una copia aziendale da cui attingere, senza niente da mettere sul tavolo per farsi fare un'eccezione. Le grandi imprese, quelle che hanno un contratto e un commerciale da chiamare, se ne accorgerebbero per ultime. Difendersi, però, costa molto meno di quanto lascino credere i quasi tre milioni di modelli in vetrina, e conviene comunque vada a finire la trattativa. Duecento modelli valgono metà di tutto il traffico. Metà del catalogo ha meno di duecento scaricamenti da quando esiste, e questo vuol dire che tenersi in casa una copia di quello che si usa davvero sta su un disco, non in un centro dati. Dall'inizio di luglio, sette settimane prima che il nome di Nvidia entrasse in questa storia, gira anche un sito chiamato Hugging Bay che promette di trovare e scaricare i modelli aperti passandoli da un computer all'altro. Quanta roba ci sia dentro, e quanto regga, non lo dice nessun numero pubblico. Chi lavora in Europa farebbe bene a guardare il calendario delle autorità prima di quello delle società, perché la notifica antitrust negli Stati Uniti e il vaglio delle concentrazioni in Unione Europea si misurano in mesi e in condizioni imposte. È il primo posto dove qualcuno con del potere può fare domande sulla neutralità della piattaforma. Ed è anche l'unico dove le risposte diventano vincolanti invece che dichiarate. E se poi l'operazione salta? Resta il fatto che l'ha resa possibile, e cioè una società che ha dato mandato a una banca e ha chiesto offerte sopra i tredici miliardi. Quell'equilibrio del duemilaventitré era un tavolo di otto rivali che si tenevano d'occhio a vicenda, e da quando uno degli otto può presentarsi come compratore unico mentre gli altri sette guardano, l'equilibrio è finito lo stesso, firma o non firma. Nvidia, del resto, ha già dimostrato due volte in nove mesi di sapersi prendere quasi tutto senza passare da un'autorità. Il segnale più tardivo e più affidabile, alla fine, non sarà un comunicato. Sarà se Georgi Gerganov, l'uomo che ha scritto il programma con cui questi modelli girano su un computer qualunque, e le persone che quel programma lo tengono in piedi, restano dove sono. E quello si vede dal codice che continua a comparire ogni giorno, non dalle dichiarazioni.

Che cosa è in vendita, e chi c'è dentro

Hugging Face è il posto da cui si scaricano i modelli di intelligenza artificiale a . A gennaio 2026 ospitava 2,43 milioni di repository di modelli, ad agosto 2,96 milioni; i dataset erano passati da 711 mila a un milione, gli Spaces da uno a 1,44 milioni. Il report ufficiale di marzo 2026 contava 13 milioni di utenti registrati. È una società di circa 250 persone, fondata nel 2016 a New York da tre francesi — Clément Delangue, Julien Chaumond, Thomas Wolf — che avevano cominciato con un chatbot per adolescenti.

Chi preleva da quello scaffale, però, non è più chi lo si immagina. Nel 2022 l'industria valeva circa il 70% dei download e gli sviluppatori indipendenti il 17%. Nel 2025 gli indipendenti sono al 39% e l'industria al 37%: in tre anni i singoli hanno superato le aziende. E l'83% dei download riguarda modelli sotto il miliardo di parametri — roba che gira su un computer personale — mentre i modelli sopra i cento miliardi, quelli che occupano i titoli, valgono l'1%.

Il 26 agosto 2026 The Information ha scritto che Nvidia ha concordato di comprare tutto questo per 12,9 miliardi di dollari, sulla parola di «una persona a conoscenza dell'intesa». Né Nvidia né Hugging Face hanno confermato. Il 27 agosto Business Insider ha scritto che «le società non hanno ancora raggiunto un accordo e le trattative potrebbero ancora fallire». Al 1° settembre 2026 su investor.nvidia.com non c'è alcun comunicato e non risulta alcun deposito alla SEC. Il 28 agosto Thomas Wolf, cofondatore, in diretta su Bloomberg Tech si è rifiutato di commentare.

Quello che è già successo, e non dipende da nessuna firma, è che il magazzino ha un prezzo. E che chi lo vuole è uno degli otto che tre anni fa avevano pagato perché non ne avesse uno solo.

La Svizzera era il tavolo, non l'assenza di padroni

Nell'agosto 2023 Hugging Face raccolse 235 milioni di dollari a una valutazione di 4,5 miliardi. Il round era guidato da Salesforce Ventures, e attorno c'erano Google, Amazon, Nvidia, Intel, AMD, Qualcomm, IBM e Sound Ventures. È quel round che Delangue descrisse come «la Svizzera»: la neutralità non veniva dall'assenza di investitori, veniva dall'avere al tavolo otto investitori che si fanno concorrenza fra loro e si tengono a bada a vicenda.

Vista così, la formula regge un peso diverso da quello che le si dà di solito. Se la neutralità era un equilibrio fra rivali, vendere a uno solo di quegli otto non tradisce una promessa scritta da qualche parte: rompe l'equilibrio che era l'unica garanzia esistente. E lo rompe a favore del rivale più grande di tutti.

Che l'equilibrio fosse la cosa da difendere, del resto, la società lo aveva già detto coi fatti. Alla fine del 2025 Nvidia offrì 500 milioni di dollari a una valutazione di 7 miliardi, e Hugging Face rifiutò: non voleva «un singolo investitore dominante in grado di influenzarne le decisioni». La notizia del rifiuto uscì sul Financial Times a gennaio 2026 — il rifiuto è dell'autunno precedente, la sua pubblicazione di gennaio.

Fra quel no e la cifra di cui si parla adesso ci sono quasi ventisei volte: da 500 milioni per una quota a 12,9 miliardi per tutto. Rispetto ai 4,5 miliardi del 2023, quasi tre volte in tre anni. Per i tre fondatori e per i dipendenti con equity è la differenza fra aver costruito una posizione e averla monetizzata. Divisa per circa 250 persone, la cifra fa 51,6 milioni a testa.

Gli altri sette investitori del 2023, invece, si ritroverebbero il concorrente più diretto proprietario del canale su cui distribuiscono i propri pesi aperti. Non è un'ipotesi astratta: fra gennaio e agosto 2026 AMD ha pubblicato oltre 200 nuovi repository sulla piattaforma, esattamente come Nvidia, che ne ha pubblicati oltre 200 a sua volta. Nessuna delle due è il maggiore editore per distacco: sono appaiate. E una delle due comprerebbe lo scaffale.

Homepage of HUGGING FACE Website magnified on logo with magnifying glass
Homepage of HUGGING FACE Website magnified on logo with magnifying glass — foto: Jernej Furman from Slovenia · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons · originale

Chi vende non ha l'acqua alla gola

Il modo più comodo di raccontare una vendita è dire che chi vende non poteva fare altrimenti: il magazzino costa, i modelli si moltiplicano, la cassa finisce. Nel caso di Hugging Face le sue stesse dichiarazioni dicono il contrario.

A giugno 2026 Delangue ha detto a The Information che gli abbonati paganti erano raddoppiati nel primo semestre dell'anno. A TechCrunch ha detto che la società è «vicina alla redditività» e che «solo di recente» ha cominciato a intaccare i soldi raccolti tre anni prima — cioè che quei 235 milioni del 2023 erano rimasti quasi intatti per tre anni. Le stime di Sacra danno un fatturato ricorrente passato da 81 milioni a fine 2025 a oltre 100 milioni a giugno 2026, e intorno ai 150 nel corso dell'anno.

Poi c'è il dettaglio che dice tutto: domenica 23 agosto 2026 Business Insider è stato il primo a riportare che Hugging Face stava raccogliendo manifestazioni di interesse per una vendita sopra i 13 miliardi, e che «sta lavorando con una banca» per raccoglierle. In quel momento non si sapeva con chi. Una società che dà mandato a una banca e apre una gara non sta subendo un'offerta: sta scegliendo il momento in cui mettersi sul mercato, e lo fa mentre i conti migliorano e la cassa regge.

Questo cambia chi è il soggetto della storia. Il nome di Nvidia arriva tre giorni dopo, ed è il nome che fa notizia; ma la decisione di vendere è di chi vende, ed è precedente.

Per chi compra, 12,9 miliardi non sono un prezzo

Il 26 agosto 2026 — lo stesso giorno in cui esce la notizia dell'acquisizione — Nvidia annuncia i conti del secondo trimestre dell'esercizio 2027, chiuso il 26 luglio: 96,2 miliardi di dollari di ricavi, di cui 89,0 dal solo Data Center, 59,688 miliardi di utile netto GAAP, margine lordo al 75,0%, e 26,0 miliardi restituiti agli azionisti in quei tre mesi.

Messi accanto, i due numeri smettono di sembrare grandi allo stesso modo. 12,9 miliardi sono meno di due settimane di ricavi, e poco meno della metà di quello che la società ha distribuito ai propri azionisti in un solo trimestre. In bilancio Nvidia porta già 47,9 miliardi di partecipazioni in società private, più 18 miliardi ulteriori impegnati, e nel solo esercizio 2026 dichiara 17,5 miliardi investiti in società private e fondi infrastrutturali. Il multiplo — ottantasei volte i ricavi di Hugging Face — è altissimo per chi vende e sostanzialmente irrilevante per chi compra. Il prezzo, qui, non è un problema di capitale: è un segnale.

E c'è una ragione precisa per leggerlo come segnale, ed è il modo in cui Nvidia ha comprato nei nove mesi precedenti. Il 24 dicembre 2025 ha rilevato gli asset di Groq per circa 20 miliardi: persone e licenze di proprietà intellettuale, senza acquistare la società. Ad agosto 2026 ha chiuso con poolside un accordo di licenza tecnologica da 6 miliardi, più oltre 100 assunzioni. Due operazioni disegnate per prendere tecnologia e persone senza acquisire un'azienda — e quindi senza far scattare il vaglio sulle concentrazioni. L'ultima fusione vera è Mellanox: annunciata nel marzo 2019, chiusa nell'aprile 2020, circa 7 miliardi.

Da qui viene la conseguenza che pesa di più. Se Nvidia avesse voluto solo il codice, le librerie e le persone di Hugging Face, sapeva già come prenderli: l'ha fatto due volte in nove mesi, e la seconda volta ha speso più dei 12,9 miliardi di cui si discute adesso. Comprare la società intera è una scelta diversa, e comporta un costo che le altre due erano state costruite per evitare: come ha osservato TechTimes il 28 agosto, un'operazione così farebbe scattare l'obbligo di notifica negli Stati Uniti e il controllo delle concentrazioni in Unione Europea. Sarebbe la prima volta che un'operazione Nvidia viene guardata da un'autorità come una concentrazione: le due precedenti erano state disegnate per non esserlo.

Che cosa c'è davvero dentro il magazzino

Sul valore di quello che si comprerebbe circola un'immagine sbagliata: tre milioni di modelli, una coda lunga sterminata, un patrimonio che nessun altro potrebbe replicare. I numeri del report ufficiale di marzo 2026 dicono un'altra cosa.

I duecento modelli più scaricati — lo 0,01% di quelli ospitati — valgono il 49,6% di tutti i download della piattaforma. Circa metà dei modelli ospitati ha meno di duecento download in assoluto, dall'inizio.

Il magazzino, in altre parole, non è un archivio da salvare in blocco: è una decina di scaffali che contano e due milioni e mezzo di scatole ferme. La conseguenza pratica riguarda chiunque tema di perdere l'accesso: copiare in locale quello che si usa davvero non è un progetto da data center, è un disco. E la conseguenza politica riguarda chi pubblica: se un giorno la vetrina venisse riordinata, chi ha caricato uno dei modelli che nessuno scarica non perderebbe visibilità, perché non ne ha mai avuta. Il potere di riordinare cade tutto sui duecento in cima.

Vale la pena dire anche che cosa non si sa. Non esiste una misura pubblica di quanti download passino dalla libreria Transformers ogni giorno: l'unico dato disponibile è cumulativo, 2,6 miliardi di installazioni totali su PyPI, e da un cumulato non si ricava un ritmo. E non esiste alcun dato pubblico su quanta parte del traffico verso il sito sia anonimo, cioè fatto senza account — che è esattamente il numero che direbbe quanto peserebbe un eventuale obbligo di registrazione.

Coming in for a big hug at the Monterrey Bay Aquarium
Coming in for a big hug at the Monterrey Bay Aquarium — foto: Steve Jurvetson from Los Altos, USA · CC BY 2.0 · via Wikimedia Commons · originale

Metà del traffico va a duecento modelli

gamma97
dati: Hugging Face, «State of Open Source on Hugging Face: Spring 2026», 17 marzo 2026 · elaborazione: gamma97

I formati che crescono sono quelli che non hanno bisogno delle sue schede

Il report di agosto 2026, che copre i sette mesi da gennaio, misura quanto sono cresciuti i repository divisi per formato. Il risultato è la cosa più interessante del numero.

Il formato che cresce quasi trenta volte più in fretta di Transformers è . In download mensili, in quel formato, i modelli Qwen valgono 39,6 milioni, Gemma 20,8 milioni, Llama 7,5 milioni. E i repository mlx, cioè quelli per i chip Apple, sono cresciuti del 148%.

Questa è la parte dell'ecosistema che corre di più, e per costruzione è la parte che non compra Nvidia: gira su Mac, su schede AMD, su processori comuni.

Dentro c'è una persona. Georgi Gerganov ha fondato ggml.ai nel 2023 ed è l'autore di llama.cpp, il motore che quel formato lo esegue. Il 20 febbraio 2026 ha annunciato — nella discussione numero 19759 sul repository ggml-org/llama.cpp — che ggml.ai entrava in Hugging Face. La nota che accompagna l'annuncio sul blog di Hugging Face è firmata da Xuan-Son Nguyen ed è marcata «Community Article»: dice che «i progetti ggml-org restano aperti e guidati dalla comunità come sempre», che «il progetto continuerà a essere open-source al 100%», che Hugging Face fornisce «risorse sostenibili di lungo periodo» e che il team ggml continua a guidare e mantenere a tempo pieno. Alcuni utenti contestarono, allora, che la comunità non fosse stata consultata prima.

Sono impegni pubblicati come post, non clausole di un atto societario. Non contengono nulla su quali backend restino supportati — Metal per i Mac, Vulkan per le schede di chiunque, ROCm per AMD — nulla sulla governance, nulla su come si esce. Sei mesi dopo essere entrato in casa, chi ha creduto a quegli impegni si trova la casa sul mercato.

Va detto con la parola giusta: nessuna delle fonti disponibili mette llama.cpp dentro il perimetro dell'operazione. Il team ggml è dipendente di Hugging Face da febbraio, quindi sarebbe compreso per implicazione — non perché un documento lo dica.

Chi altro sta a quello scaffale

Il 41% dei download della piattaforma va a modelli cinesi. Qwen, la famiglia di Alibaba, conta 151.448 modelli derivati pubblicati da altri: 2,6 volte il totale di tutti i derivati di Meta. Nel formato che gira sui portatili, come si è visto, Qwen da sola vale più di Gemma e Llama messe insieme.

Sono anche i laboratori che si stanno staccando dai chip americani. Il 24 aprile 2026 DeepSeek ha presentato V4 con prezzi bassissimi e una stretta integrazione con i chip Huawei, dichiarando di aver usato gli Ascend per l'addestramento. Zhipu AI ha rilasciato un modello da 744 miliardi di parametri addestrato su 100.000 Ascend con licenza MIT — che il South China Morning Post descrive come modello di generazione di immagini, non come modello generalista di frontiera, e per il quale non c'è una data documentata.

Il 22 luglio 2026 Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha detto: «Se c'è ottima AI, anche se è aperta, da qualunque parte venga, ci sarà più uso… si dovranno vendere molti più computer Nvidia, costruire più data center, avere più servizi». È una posizione coerente: l'intelligenza artificiale gratuita fa vendere hardware. Ma tiene finché l'hardware su cui la si fa girare è il suo, e la quota di Nvidia — collocata fra il 75% e l'87% del mercato — è insidiata proprio dagli Ascend su cui i laboratori cinesi si stanno addestrando. Nessuna fonte disponibile misura su quale hardware questi modelli vengano effettivamente serviti quando qualcuno li usa; il dominio di Nvidia rende plausibile che sia il suo, non lo dimostra.

Se il canale da cui questi modelli si distribuiscono al mondo passasse sotto la proprietà di una società americana, passerebbe anche sotto la giurisdizione dei controlli americani sulle esportazioni. È il punto che riguarda chiunque, in Europa o altrove, abbia messo un modello cinese in produzione.

C'è poi un dato che sposta il senso stesso della parola «default». A luglio 2026 il 44,4% del traffico da agenti automatici sulla piattaforma era attribuibile a Claude Code, e il 20,8% a Codex. Quasi metà del traffico automatico viene da un solo strumento. Chi controlla che cosa compare per primo in una ricerca non orienta più soltanto le scelte di persone che leggono: orienta quelle di programmi che scaricano.

E c'è quanto vale, per chi compra software, che questi modelli restino aperti. Il report Morgan Stanley del 3 agosto 2026, «Weighing In: Open-Weights Models & 3 States of the World», riferisce che oltre il 60% delle imprese ha già integrato modelli a pesi aperti nel proprio stack, e cita una ricerca del MIT secondo cui il passaggio dai modelli chiusi a quelli aperti abbassa i prezzi medi del 70%, per un risparmio stimato intorno ai 25 miliardi di dollari l'anno. Venticinque miliardi l'anno di risparmio per chi compra, contro 12,9 miliardi una volta sola per il canale da cui quel risparmio passa.

Georgi Gerganov with Bulgaria U20 against North Macedonia
Georgi Gerganov with Bulgaria U20 against North Macedonia — foto: Fiba.com · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons · originale

Come finisce l'indipendenza, quando finisce

Il 4 giugno 2018 Microsoft annunciò l'acquisto di GitHub per 7,5 miliardi di dollari in azioni: venticinque volte i ricavi, che stavano fra i 200 e i 300 milioni. Il comunicato diceva che «GitHub manterrà il suo spirito developer-first e opererà in modo indipendente», con Nat Friedman amministratore delegato.

La promessa fu mantenuta, e a lungo. Sette anni di operatività separata, e un fatturato ricorrente cresciuto da circa 300 milioni a un miliardo nel 2022. Poi, nell'agosto 2025, Thomas Dohmke annunciò di lasciare, Microsoft scelse di non sostituirlo e GitHub entrò nella divisione CoreAI. La piattaforma è rimasta aperta per tutto il tempo, e nessuno ha mai revocato l'indipendenza: si è sciolta in un organigramma.

Il precedente più breve è Instagram: Facebook comprò promettendo autonomia, l'autonomia venne ridotta progressivamente, e i fondatori se ne andarono nel settembre 2018.

Serve a misurare le parole di febbraio. Quando un impegno di indipendenza è scritto in un comunicato — o, come nel caso di ggml, in un post firmato da un dipendente — non viene quasi mai infranto: viene lasciato scadere. È per questo che l'unica domanda che conta davvero sul perimetro dell'operazione non è «llama.cpp è compreso?», ma «con quali clausole vincolanti su backend, governance e uscita?». Al momento non esiste nessun documento pubblico che risponda, e non esisteva nemmeno prima che il nome di Nvidia entrasse nella storia.

Che cosa cambia adesso, e che cosa cambierebbe

Oggi, per chi usa questi modelli, non cambia niente, e conviene dirlo chiaramente: le licenze aperte non si revocano, i modelli già scaricati restano, le versioni fissate continuano a funzionare, e un accordo non risulta firmato.

Se l'operazione si chiudesse, il primo segnale concreto non sarebbe un annuncio sulla neutralità della piattaforma: sarebbe un muro di registrazione o un limite più stretto sul download anonimo. Colpirebbe per primi quel 39% di download che arriva da singoli — gente senza contratto, senza mirror aziendale, senza alcuna leva per negoziare un'eccezione. Le grandi aziende, quelle con l'Enterprise Hub e un contatto commerciale, se ne accorgerebbero per ultime.

La difesa è più economica di quanto la retorica dei tre milioni di modelli lasci credere, e conviene comunque, a prescindere da come vada la trattativa: duecento modelli valgono metà del traffico, metà del catalogo ha meno di duecento download in tutto, e tenere copia locale di quello che si ha davvero in produzione sta su un disco. Da inizio luglio 2026 — sette settimane prima che il nome di Nvidia entrasse nella storia — circola del resto un sito, Hugging Bay, che promette di trovare e scaricare modelli aperti via BitTorrent e mirror; quanto contenga e quanto regga non lo dice nessun numero pubblico.

Chi lavora in Europa dovrebbe guardare il calendario delle autorità prima di quello societario: notifica HSR negli Stati Uniti e vaglio delle concentrazioni in Unione Europea si misurano in mesi e in condizioni imposte, e sarebbero il primo luogo in cui qualcuno con potere può porre domande sulla neutralità della piattaforma. È anche l'unico luogo in cui le risposte diventano vincolanti invece che dichiarate.

E se invece l'operazione salta? Resta comunque il fatto che l'ha resa possibile: una società che ha dato mandato a una banca e chiesto offerte sopra i 13 miliardi. La Svizzera del 2023 era un tavolo di otto rivali che si controllavano a vicenda; da quando uno di loro può presentarsi come compratore unico e gli altri sette possono solo guardare, quell'equilibrio è finito indipendentemente dalla firma. Nvidia, che sa comprare persone e tecnologia senza comprare aziende, ha già dimostrato due volte in nove mesi di poter ottenere quasi tutto senza passare da un'autorità antitrust.

Il segnale più tardivo e più affidabile, alla fine, non sarà un comunicato. Sarà se Georgi Gerganov e i manutentori principali restano — e quello si vede dai commit, non dalle dichiarazioni.

Clem Delangue, CEO of Hugging Face, discusses creating a seamless experience for companies to start CEO of the popular AI directory of code called Hugging face talks with theCUBE
Clem Delangue, CEO of Hugging Face, discusses creating a seamless experience for companies to start CEO of the popular AI directory of code called Hugging face talks with theCUBE — foto: SiliconANGLE theCUBE · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons · originale

Riferimenti

  1. The Information, 26 agosto 2026 — la prima e finora unica testata a scrivere la cifra di 12,9 miliardi, su una sola fonte anonima, dietro paywall — https://www.theinformation.com/articles/nvidia-agrees-buy-open-source-model-repo
  2. Business Insider, domenica 23 agosto 2026 — il primo a scrivere che Hugging Face raccoglieva offerte sopra i 13 miliardi lavorando con una banca, senza sapere con chi — https://www.businessinsider.com
  3. Business Insider, 27 agosto 2026 — corregge il quadro il giorno dopo: nessun accordo raggiunto, le trattative possono fallire — https://www.businessinsider.com
  4. TechCrunch, 26 agosto 2026 — rilancio della notizia il giorno stesso — https://techcrunch.com
  5. Reuters, CNBC, Fortune, Forbes, 27 agosto 2026 — la catena dei rilanci; l'analisi di Nisha Talagala su Forbes è l'unica a porre il problema dell'indipendenza dal fornitore — https://www.reuters.com
  6. Mashable e TechTimes, 28 agosto 2026 — il rifiuto di commentare di Thomas Wolf a Bloomberg Tech, e l'osservazione che stavolta scatterebbero notifica HSR e vaglio UE — https://mashable.com
  7. Nvidia Investor Relations — risultati del secondo trimestre dell'esercizio 2027, annunciati il 26 agosto 2026, lo stesso giorno della notizia; nessun comunicato sull'operazione al 1° settembre 2026 — https://investor.nvidia.com
  8. Hugging Face, «State of Open Source on Hugging Face: Spring 2026», 17 marzo 2026 — 13 milioni di utenti, concentrazione dei download, quota dei modelli cinesi, quota degli sviluppatori indipendenti — https://huggingface.co/blog
  9. Hugging Face, «State of Open Models: Summer 2026», 14 agosto 2026 — crescita dei formati, download GGUF per famiglia, derivati Qwen, editori per nuovi repository, traffico da agenti — https://huggingface.co/blog
  10. ggml-org/llama.cpp, discussione #19759, 20 febbraio 2026 — l'annuncio dell'ingresso di ggml.ai in Hugging Face — https://github.com/ggml-org/llama.cpp/discussions/19759
  11. Hugging Face Blog, 20 febbraio 2026 — la nota firmata Xuan-Son Nguyen, marcata «Community Article»: è il documento su cui poggiano gli impegni di apertura — https://huggingface.co/blog
  12. Sacra — la serie del fatturato ricorrente di Hugging Face, da 81 milioni a fine 2025 a oltre 100 a giugno 2026 — https://sacra.com
  13. Morgan Stanley Research, «Weighing In: Open-Weights Models & 3 States of the World», 3 agosto 2026 — adozione dei pesi aperti nelle imprese e stima MIT del risparmio — https://www.morganstanley.com
  14. pepy.tech — i download cumulativi della libreria Transformers su PyPI: l'unica misura pubblica disponibile, e non è un ritmo giornaliero — https://pepy.tech
  15. Financial Times, gennaio 2026 — la notizia del rifiuto dei 500 milioni: mai recuperata in originale, tutte le versioni disponibili sono di seconda mano — https://www.ft.com
  16. Nessuna dichiarazione, a oggi, da Google, Amazon, AMD, Intel, Qualcomm, IBM e Salesforce — i sette investitori del round 2023 — né da Meta, Mistral, Alibaba o Moonshot. —