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6 settembre 2026

A cinquant'anni Fiorenza Simona ha vinto il titolo svizzero di canottaggio al Rotsee

Il quattro di coppia master della Canottieri Locarno ha battuto un campo di oltre 750 equipaggi, in un'età in cui la fisiologia dice che il corpo sta già scendendo.

Fra il 3 e il 5 luglio 2026, sull'acqua del Rotsee, l'equipaggio master della Società Canottieri Locarno capitanato da Fiorenza Simona ha vinto l'oro e il titolo svizzero in un campo di oltre settecentocinquanta equipaggi. È un risultato che arriva in un'età in cui i numeri della fisiologia vanno tutti nell'altra direzione: la massa muscolare cala dai trent'anni in avanti, la capacità aerobica scende di circa un decimo per decade, il picco assoluto delle prestazioni sta negli anni Venti. Questo numero racconta come è andata quella gara, da dove viene il club che l'ha portata lì, che cosa dice la ricerca su ciò che un corpo di cinquant'anni può ancora guadagnare — e che cosa invece gli costa —, e come è nato, esattamente cinquant'anni prima, il sistema di categorie che ha reso possibile mettersi in barca a quell'età e chiamarlo campionato.

A cinquant'anni Fiorenza Simona ha vinto il titolo svizzero di canottaggio al Rotsee

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Versione narrativa, dichiaratamente: una storia da ascoltare, fondata sulla ricerca e sulle verifiche dell'articolo qui sotto.

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Il capannone bianco e blu

La società che ha messo in acqua quella barca vincente sta in Svizzera, a Locarno, sul Lago Maggiore, viale al Lido cinque, un capannone con lo stemma di un leopardo rampante che esce dalle onde, i colori bianco e blu. Si chiama come la città, ed è vecchia nel senso buono, l'hanno fondata nel millenovecentoventinove. Oggi i soci sono circa centocinquanta, e dal duemilasedici a presiederla è Luigi Pedrazzini, avvocato, già Consigliere di Stato. Lo sponsor principale è Banca Stato. Centocinquanta soci. Tenete la cifra, perché è una di quelle che danno la misura di tutto il resto. Se si legge lo statuto, si trova scritto che la società esiste per la promozione e lo sviluppo del canottaggio agonistico e amatoriale, promuovendo l'aggregazione sociale. Bella formula. Ma nella pratica di ogni settimana quella frase diventa cose precise, corsi per principianti adulti, le categorie giovanili che cominciano dai Piccoli, gare da uno a sei chilometri in Svizzera e all'estero, colonie estive, uscite ricreative sul lago. E poi la Vogalonga di Venezia, e ogni tanto qualcuno che si spinge oltre, una discesa lunga, tutta per acqua, da Locarno fino a Venezia. E lo stesso agosto in cui il club festeggia il titolo vinto sul Rotsee, ne festeggia un altro, Claire Ghiringhelli, atleta della società, arriva terza ai campionati europei di para-canottaggio, dietro l'ucraina Anna Sheremet e l'olandese Eva Mol. Facciamo il conto, allora, centocinquanta soci, un capannone sul lago, e in un solo anno un bronzo europeo e un titolo svizzero. Non è una macchina da medaglie, è una cosa molto più strana, un posto dove la gente rema, e ogni tanto la gente che rema vince. Solo che quel titolo svizzero, quello del Rotsee, quello dei quattro con il timoniere, l'hanno vinto persone che nella maggior parte degli sport sarebbero considerate fuori tempo massimo. Anzi, fuori tempo massimo è dire poco. E prima di tornare a loro, prima di capire come si fa a vincere a quel punto della vita, conviene fermarsi un momento sui numeri. I numeri di che cosa succede a un corpo quando gli anni passano. Perché sono meno gentili di quanto si crede, e più interessanti.

Il corpo dopo i trent'anni

Dopo i trent'anni, il corpo comincia a scendere. Non di colpo, non tutto insieme, ma il muscolo se ne va. E qui servono i numeri, perché sono i numeri che dicono quanto pesa la gara che quei quattro di Locarno hanno appena vinto. Harvard Health, una delle fonti mediche più solide al mondo, quantifica la perdita, fra il tre e il cinque per cento di muscolo ogni dieci anni, a partire dai trenta. E dopo i sessantacinque, l'accelerazione, fino all'otto per cento per decade, fin verso gli ottant'anni. La Cleveland Clinic, sulla stessa linea, parla di un otto per cento per decade già dopo i trenta, quarant'anni. Ma attenzione, perché il numero non è uguale per tutti, la parte alta di quell'intervallo riguarda l'età avanzata. Il cinquantenne non sta cadendo all'otto per cento. Sta cadendo più piano, però sta cadendo. Poi c'è il motore. I fisiologi lo misurano con un indicatore che si chiama consumo massimo di ossigeno, la quantità massima di ossigeno che il corpo riesce a utilizzare in un minuto di sforzo. È la cilindrata. Ed è una cilindrata che si riduce di circa il dieci per cento ogni dieci anni, dopo i trenta. Ma, ed è un ma che cambia tutto, quel dieci per cento è la cifra di chi smette. Chi continua ad allenarsi duramente dimezza il calo, lo porta attorno al cinque per cento per decade. Metà della caduta, cancellata dal solo fatto di non fermarsi. E la curva, poi, non è una retta, uno studio longitudinale pubblicato su Circulation, una delle riviste di cardiologia più autorevoli al mondo, misura un declino fra il tre e il sei per cento per decade fra i venti e i trent'anni, e poi, dopo i settanta, qualcosa che supera il venti per cento per decade. Il tempo, insomma, non presenta il conto in rate uguali. Chiede poco per trent'anni, e poi alza il prezzo. E il picco, allora? Quando si tocca il massimo? Nelle discipline di resistenza, quelle che si corrono e si remano per ore, il picco sta alla fine dei vent'anni. Per tutti. Un'analisi sui migliori mezzofondisti e maratoneti del mondo, fra il millenovecentonovantasette e il duemilaventi, colloca l'età del picco a venticinque anni e sei mesi per gli uomini nella mezza maratona, con un margine di più o meno tre anni e mezzo, e a ventisette anni e mezzo per le donne. Nella maratona si sale appena, ventotto anni per gli uomini, ventotto anni e quattro mesi per le donne. E c'è di più. La revisione sistematica di due ricercatori, Allen e Hopkins, che ha passato in rassegna tutta la letteratura sull'età del picco negli atleti d'élite, trova differenze minime fra i sessi, e in qualche disciplina addirittura invertite, nella maratona, trent'anni per gli uomini contro ventinove per le donne, nell'Ironman, trentadue contro trentaquattro. L'idea vecchia che le donne arrivino al massimo prima degli uomini reggeva per alcune discipline del passato, e nell'era moderna si è largamente chiusa. E qui arriva il punto scomodo. Fiorenza Simona, una dei quattro che hanno vinto l'oro sul Rotsee, quei quattro che hanno battuto più di settecentocinquanta equipaggi, quando è salita in barca, il suo picco assoluto era passato da vent'anni. Vent'anni dopo l'età in cui il corpo, secondo tutti i numeri che abbiamo appena sentito, dovrebbe essere al massimo. E la domanda non diventa più piccola. Diventa più precisa, che cosa resta da guadagnare, dopo il picco?

Il tempo che si può comprare

Resta parecchio, ed è misurato. Uno alla volta, i numeri che contano sono questi. Prendete una rassegna dell'Università del Michigan, pubblicata sull'American Journal of Medicine, che ha messo un numero preciso su che cosa succede se un adulto si allena con la forza, con carichi che crescono poco alla volta, dopo diciotto, venti settimane in media, il corpo ha guadagnato due virgola quarantadue libbre di massa magra, cioè il peso del corpo tolto il grasso, muscolo, ossa, organi, acqua, circa un chilo e cento grammi, e la forza complessiva è salita del venticinque, trenta per cento. Poi c'è una meta-analisi firmata Peterson, uno studio che mette insieme quarantanove studi randomizzati su adulti di sessantacinque anni e mezzo in media, e arriva esattamente alla stessa stima. Un chilo e cento grammi, in circa venti settimane e mezzo. Due strade diverse, lo stesso chilo. Quando due metodi diversi finiscono sullo stesso numero, di solito il numero è vero. Poi c'è la parte che non riguarda le medaglie. Nel duemilaventidue una revisione sistematica con meta-analisi ha associato qualunque quantità di allenamento contro resistenza, anche poca, a una mortalità per tutte le cause più bassa del quindici per cento. E uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine ha seguito centoquarantasettemila trecentosettantaquattro persone, tre coorti statunitensi, per circa trent'anni, chi faceva da novanta a centodiciannove minuti alla settimana di pesi aveva una mortalità totale più bassa del tredici per cento, cardiovascolare del diciannove, neurologica del ventisette. E qui il dettaglio che vale tutto, oltre i centoventi minuti la curva si appiattisce. Il beneficio smette di cresce. Un'ora e mezza alla settimana, non tre ore al giorno. Adesso lo specchio, dall'altra parte. Una meta-analisi del duemilaventisei, pubblicata sul Journal of Cachexia, Sarcopenia and Muscle, raccoglie quarantanove coorti, più di un milione e centomila persone, ottantatremila settecentonovantotto decessi, chi ha poca massa magra ha un rischio di morte per tutte le cause pari a una virgola quarantadue volte quello di chi ne ha tanta. È un'associazione osservata, non un nesso di causa dimostrato, va detto. Ma dice una cosa chiara, il muscolo che si perde dopo i trenta non è una faccenda estetica. Messi in fila, questi numeri non descrivono un cinquantenne che rincorre il sé stesso di venticinque anni. Descrivono qualcuno che, allenandosi, tiene il declino a metà velocità, e intanto compra anni. Il che spiegherebbe un titolo svizzero. Se la storia finisse qui. Non finisce qui.

Il conto dell'endurance

C'è un pezzo del quadro che nessuno festeggia in quel capannone bianco e blu sul Rotsee, e che i cardiologi ripetono da anni, dopo i trentacinque anni, negli atleti, l'ischemia cardiaca è fra le principali cause di incidente durante lo sforzo. E c'è di più, ed è il dato che spiazza, una meta-analisi recente dice che gli atleti di endurance, quelli che remano per chilometri, ore, decenni, hanno più placche aterosclerotiche dei sedentari. Più placche di chi sta sul divano. Il regalo, piccolo ma vero, è che quelle placche non risultano più instabili, non sono quelle ad alto rischio di rompersi. Ma il conto delle placche, in chi ha remato tutta la vita, è più alto. Poi c'è il cuore che perde il ritmo. Si chiama fibrillazione atriale, gli atri, le camere alte del cuore, invece di battere regolari cominciano a vibrare rapidi e disordinati. E chi fa endurance ce l'ha più spesso. La meta-analisi più ampia in circolazione, tredici studi, pubblicati sul British Journal of Sports Medicine nel duemilaventuno, dà un rapporto di probabilità di due virgola quarantasei rispetto ai non atleti. Vuol dire, più del doppio di probabilità. C'è poi una coorte di atlete d'élite seguita per quasi ventinove anni, duecentoventotto atlete contro milletrécentosessantotto donne di confronto, che sale ancora più su, a un rischio aggiustato attorno a tre virgola sei. Ma attenzione, sono dieci casi contro ventitré. Numeri piccoli, intervalli larghi. Non un verdetto, un campanello. Ed è qui che la storia si piega in un modo che vale la pena tenersi stretto. Perché quella stessa attività, a dosi normali, protegge. Un'analisi su più di quattrocentomila persone mostra che centocinquanta, trecento minuti alla settimana di attività moderata o vigorosa, un'ora e mezza scarsa, due ore e mezza al massimo, abbassano il rischio di fibrillazione atriale del dieci, quindici per cento rispetto a chi non fa nulla. Non è una scala che sale sempre, insomma. È una curva, ti protegge nel mezzo e diventa scomoda agli estremi. Una rassegna sul volume di allenamento accumulato in una vita intera colloca l'aumento del rischio oltre le duemila ore complessive. Duemila ore, chi rema da master le passa, e le supera, senza accorgersene. Su questo terreno esatto la ricerca si sta muovendo adesso, in Italia. La Fondazione Bartorelli ha appena avviato uno studio che si chiama Master Heart, prospettico, osservazionale, per valutare la presenza di coronaropatia negli atleti agonisti, con l'attenzione puntata proprio sui master oltre i trentacinque delle discipline di resistenza. Gente come i quattro del quattro di coppia, come Fiorenza Simona. È partito da poco, e risultati pubblicati non ne ha ancora, nessuno, oggi, può dire che cosa troverà. E attenzione a non confonderlo con un altro studio, belga, che si chiama quasi uguale, Master chiocciola Heart, pubblicato sullo European Heart Journal nel duemilaventitré, quello ha confrontato centonovantuno atleti di endurance di lunga data, centonovantuno che avevano cominciato tardi e centosettantasei sedentari. Due studi, nomi quasi gemelli, strade diverse. Le fonti mediche italiane, per ora, la dicono così, senza drammi e senza sconti, i benefici dell'attività aerobica superano i rischi, serve più ricerca per capire dove sta l'equilibrio, e chi a cinquant'anni rema, o pedala, fa bene a passare regolarmente da un cardiologo. Tutto qui. È il patto che quei quattro sul Rotsee hanno firmato senza dirlo ad alta voce, vincere l'oro a un'età in cui il cuore, ogni tanto, va ascoltato. È il titolo che si vince sapendo esattamente che cosa si sta chiedendo al proprio cuore.

La porta aperta nel 1974

Perché una gara come quella potesse esistere, prima qualcuno doveva aprire la porta. E la porta, in fondo, è stata aperta da poco. Millenovecentosettantatré, Vienna. Si prova, un evento sperimentale, settecento iscritti da dieci paesi. Funziona. L'anno dopo, nel millenovecentosettantaquattro, la categoria nasce ufficialmente, è la regata Masters della Federazione Internazionale delle Società di Canottaggio, l'organismo che governa il canottaggio mondiale, aperta ai canottieri dai ventisette anni in su. Oggi quella regata si chiama World Rowing Masters Regatta, e può richiamare più di tremila vogatori. Il record toccato a Varese, nel duemilatredici, dà la misura, tremilatrecentocinquantacinque atleti iscritti, da seicentotrentatré club, quattrocentocinquantaquattro città, quaranta nazioni. E per capire quanto è recente tutta questa storia, il club di Locarno, quello del capannone bianco e blu, esisteva già da quarantacinque anni quando il canottaggio master ancora non c'era. Da allora il sistema è diventato di una precisione quasi geometrica. Il Regolamento Master della Federazione Italiana Canottaggio, approvato dal Consiglio Federale con deliberazione centosettantotto, il ventiquattro e venticinque novembre duemilaventitré, fissa una scala di sotto-categorie per equipaggio che va dalla A, età minima ventisette anni, fino alla M, media di ottantanove anni o più. E il dettaglio decisivo sta proprio lì, in mezzo alle lettere, dalla B in poi, il criterio non è più l'età del singolo. È l'età media dell'equipaggio. Una barca è vecchia quanto la media di chi la occupa, non quanto il più vecchio, non quanto il più giovane. È il modo in cui il regolamento, sulla carta, dice la stessa cosa che i quattro di Locarno dicono in acqua, che si rema insieme.

Che cosa resta

Rimettiamo insieme i pezzi, perché la storia sta tutta nel loro attrito. La fisiologia dice che il picco di un canottiere è passato da due decenni, che il muscolo se ne va di qualche punto per decade, che il motore aerobico perde un decimo ogni dieci anni, la metà, se ci si allena. La cardiologia dice che remare a lungo e forte dopo i trentacinque anni non è gratis, e che il cuore va ascoltato proprio quando è allenato. Gli studi sulla longevità dicono che un'ora e mezza di lavoro contro resistenza alla settimana sposta la mortalità di percentuali a due cifre, e che oltre le due ore il regalo smette di aumentare. Il regolamento dice che un equipaggio ha l'età che ha la sua media, non quella del singolo. E in mezzo a tutto questo, in tre giorni di luglio sul lago di Lucerna, quattro persone di un club di centocinquanta soci, i quattro di coppia che avete sentito vincere all'inizio, hanno messo una barca in acqua fra più di settecentocinquanta equipaggi e sono arrivate prime. Sulla pagina dedicata ai master della Canottieri Varese, la società di quei quattro, fondata il nove marzo millenovecentoventisette, che nel duemilatredici ha visto passare tremilatrecentocinquantacinque iscritti sul proprio lago, c'è una frase attribuita a Giuseppe Lamanna, maestro di quella casa, che spiega la faccenda meglio di qualunque tabella, nel canottaggio non si invecchia, si diventa Master. Come nel rugby, dove i veri giocatori non invecchiano, passano la palla. I numeri della fisiologia restano quelli che sono. Descrivono una discesa. Ma non dicono in quale gara ti trovi mentre scendi, né chi ti sta remando accanto.

Tre giorni di luglio sul Rotsee

Ai campionati svizzeri di canottaggio del 2026, sul Rotsee, si sono presentati più di settecentocinquanta equipaggi. Si gareggia fra il 3 e il 5 luglio, e sulla stessa acqua passano gli elite e i master: le stesse corsie, lo stesso cronometro, gente che rema da vent'anni e gente che ha cominciato a quaranta.

In una di quelle finali c'è un della Società Canottieri Locarno. A bordo: Fiorenza Simona, che capitana l'equipaggio, Christian Guidetti, Stephan Bürgi, Anna Frigerio. Vincono. Oro, e con l'oro il titolo svizzero.

Non è una gara di consolazione per chi non è più giovane. È il campionato nazionale, nella categoria in cui quell'equipaggio ha diritto di stare, e in un campo di quelle dimensioni la finale la si raggiunge togliendo di mezzo decine di altre barche. La differenza sta tutta in una parola che nel canottaggio significa qualcosa di preciso: master. E la parola, come vedremo, ha un compleanno.

Il capannone bianco e blu

La società che ha messo quella barca in acqua sta in viale al Lido 5, a Locarno, sul Lago Maggiore. È stata fondata nel 1929. Nello stemma ha un leopardo rampante che emerge dalle onde; i colori sono il bianco e il blu. I soci sono circa centocinquanta. Dal 2016 la presiede Luigi Pedrazzini, avvocato ed ex Consigliere di Stato. Lo sponsor principale è Banca Stato.

Lo scopo scritto nello statuto è "la promozione e lo sviluppo del canottaggio agonistico e amatoriale, promuovendo l'aggregazione sociale", e nella pratica quotidiana significa una cosa molto concreta: corsi per principianti adulti, categorie giovanili che partono dai "Piccoli", gare da uno a sei chilometri in Svizzera e all'estero, colonie estive, uscite ricreative sul lago, la Vogalonga di Venezia, e ogni tanto una discesa lunga da Locarno a Venezia.

Nello stesso agosto in cui il club racconta il titolo del Rotsee, racconta anche un'altra medaglia: Claire Ghiringhelli, atleta della società, è terza ai campionati europei di para-canottaggio, alle spalle dell'ucraina Anna Sheremet e dell'olandese Eva Mol. Centocinquanta soci, un capannone sul lago, e in un anno un bronzo europeo e un titolo svizzero.

Il titolo svizzero, però, l'ha vinto un equipaggio di persone che nella maggior parte degli sport sarebbero considerate fuori tempo massimo. Vale la pena guardare che cosa dicono i numeri sul corpo a quell'età, perché sono meno gentili di quanto si creda — e più interessanti.

A small chapel of Gottolengo
A small chapel of Gottolengo — foto: Norge 94 · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons · originale

Che cosa fa un corpo dopo i trent'anni

Dai trent'anni in poi si perde muscolo. Harvard Health quantifica la perdita in un 3-5% per decade a partire da quell'età, con un'accelerazione fino all'8% per decade fra i sessantacinque e gli ottanta; la Cleveland Clinic indica "fino all'8% per decade" dopo i trenta-quarant'anni. Il numero non è costante: la parte alta dell'intervallo riguarda l'età avanzata, non il cinquantenne.

Poi c'è il motore. Il scende di circa il 10% per decade dopo i trent'anni. Ma quel 10% è la cifra di chi smette. Chi continua ad allenarsi duramente dimezza il calo, portandolo attorno al 5% per decade. E anche la curva non è una retta: uno studio longitudinale pubblicato su Circulation misura un declino del 3-6% per decade fra i venti e i trent'anni, che supera il 20% per decade dopo i settanta. Il tempo, insomma, non presenta il conto in rate uguali: chiede poco per trent'anni e poi alza il prezzo.

E il picco? Nelle discipline di endurance sta negli anni Venti finali, per tutti. Un'analisi sui migliori mezzofondisti e maratoneti del mondo fra il 1997 e il 2020 colloca l'età del picco a 25,6 anni (± 3,6) per gli uomini nella mezza maratona e a 27,5 (± 4,4) per le donne; nella maratona, a 28,0 (± 3,9) per gli uomini e 28,4 (± 4,1) per le donne. La revisione sistematica di Allen e Hopkins, che ha passato in rassegna la letteratura sull'età del picco negli atleti d'élite, trova differenze minime fra i sessi, e in qualche disciplina invertite: maratona, trenta anni per gli uomini contro ventinove per le donne; Ironman, trentadue contro trentaquattro. L'idea tradizionale che le donne arrivino al massimo prima degli uomini reggeva per alcune discipline storiche e si è largamente chiusa nell'era moderna.

Ecco il punto scomodo: quando Fiorenza Simona è salita in barca al Rotsee, il suo picco assoluto era passato da vent'anni. Il che rende la domanda più precisa, non meno: che cosa resta da guadagnare, dopo il picco?

L'età del picco nelle gare di fondo: quattro intervalli che si sovrappongono quasi del tutto

gamma97
dati: "No Trends in the Age of Peak Performance among the Best Half-Marathoners and Marathoners in the World between 1997-2020" (2021), media ± deviazione standard · elaborazione: gamma97

Il tempo che si può ancora comprare

Resta parecchio, ed è misurato.

Una rassegna dell'Università del Michigan pubblicata sull'American Journal of Medicine mette un numero sull'effetto dell'allenamento di forza progressivo in età adulta: dopo una media di diciotto-venti settimane, 2,42 libbre di — circa 1,1 chilogrammi — e un aumento della forza complessiva del 25-30%. La meta-analisi di Peterson, che aggrega quarantanove studi randomizzati su adulti di 65,5 anni di media, arriva esattamente alla stessa stima aggregata: 1,1 kg (intervallo di confidenza al 95%: 0,9-1,2) in circa venti settimane e mezzo. Due strade diverse, lo stesso chilo.

Poi c'è la parte che non riguarda le medaglie. Una revisione sistematica con meta-analisi del 2022 associa qualunque quantità di allenamento contro resistenza a una riduzione del 15% della mortalità per tutte le cause. Uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine ha seguito 147.374 partecipanti di tre coorti statunitensi per circa trent'anni: novanta-centodiciannove minuti alla settimana di allenamento con i pesi si associano a una mortalità totale più bassa del 13%, cardiovascolare del 19%, neurologica del 27% — e oltre i centoventi minuti la curva si appiattisce, il beneficio smette di crescere. Un'ora e mezza alla settimana, non tre ore al giorno.

Dall'altra parte dello specchio, una meta-analisi del 2026 pubblicata sul Journal of Cachexia, Sarcopenia and Muscle raccoglie quarantanove coorti, oltre 1,1 milioni di partecipanti e 83.798 decessi: chi ha bassa massa magra ha un rischio di morte per tutte le cause pari a 1,42 volte quello di chi ce l'ha alta (IC 95%: 1,30-1,55). È un'associazione osservata, non un nesso di causa dimostrato. Ma dice che il muscolo che si perde dopo i trenta non è una faccenda estetica.

Messi in fila, questi numeri non descrivono un cinquantenne che rincorre il sé stesso di venticinque anni. Descrivono qualcuno che, allenandosi, tiene il declino a metà velocità e intanto compra anni. Il che spiegherebbe un titolo svizzero — se la storia finisse qui. Non finisce qui.

Logo FIAB - Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta
Logo FIAB - Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta — foto: FIAB ONLUS · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons · originale

Il conto che l'endurance presenta

C'è una parte del quadro che le celebrazioni di club non raccontano, e che la ricerca cardiologica ripete da anni: negli atleti oltre i trentacinque anni gli eventi di ischemia cardiaca sono fra le principali cause di incidente durante lo sforzo, e una meta-analisi recente conferma che gli atleti di endurance hanno una prevalenza di placche aterosclerotiche superiore ai sedentari — pur senza un aumento delle placche instabili, quelle ad alto rischio.

Poi c'è il cuore che perde il ritmo. La è più frequente in chi fa endurance: la meta-analisi più ampia, tredici studi pubblicati sul British Journal of Sports Medicine nel 2021, dà un rapporto di probabilità di 2,46 (IC 95%: 1,73-3,51) rispetto ai non atleti. Una coorte di atlete d'élite seguita per 28,8 anni — 228 atlete contro 1.368 controlli — arriva più in alto, con un rischio aggiustato attorno a 3,6, ma su dieci casi contro ventitré: numeri piccoli, intervallo largo.

E qui la storia si complica in un modo che vale la pena tenere. La stessa attività, a dosi normali, protegge: un'analisi su oltre 400.000 persone trova che centocinquanta-trecento minuti settimanali di attività moderata-vigorosa si associano a un rischio di fibrillazione atriale più basso del 10-15% rispetto all'inattività. Non è una scala che sale sempre: è protettiva nel mezzo e diventa scomoda agli estremi. Una rassegna sul volume di allenamento accumulato in una vita colloca l'aumento del rischio oltre le duemila ore complessive.

Su questo terreno la ricerca si sta muovendo adesso. La Fondazione Bartorelli ha avviato lo studio Master Heart, prospettico osservazionale, che valuta la presenza di coronaropatia in atleti agonisti con particolare attenzione ai master over 35 delle discipline di resistenza — è appena partito, e non ha ancora risultati pubblicati. Non va confuso con lo studio belga Master@Heart, pubblicato sullo European Heart Journal nel 2023, che ha confrontato 191 atleti di endurance di lunga data, 191 che avevano cominciato tardi e 176 sedentari.

Le fonti mediche italiane, per ora, concordano su una posizione sobria: allo stato attuale i benefici dell'attività aerobica superano i rischi, serve più ricerca per definire l'equilibrio, e chi rema o pedala a cinquant'anni fa bene a passare regolarmente da un cardiologo. È il titolo che si vince sapendo che cosa si sta chiedendo al proprio cuore.

La porta che qualcuno ha aperto nel 1974

Niente di tutto questo avrebbe prodotto una gara, però, se non fosse esistita una categoria in cui gareggiare. E la categoria è recente.

Nel 1973, a Vienna, si tiene un evento di prova: settecento iscritti da dieci paesi. L'anno dopo, nel 1974, nasce ufficialmente la regata FISA Masters, aperta ai canottieri dai ventisette anni in su — oggi si chiama World Rowing Masters Regatta e può attirare oltre tremila vogatori. Nel 2013, a Varese, tocca il record: 3.355 atleti iscritti, da 633 club, 454 città e 40 nazioni. Per il paragone: il club di Locarno esisteva da quarantacinque anni prima che il canottaggio master esistesse.

Il sistema, poi, è diventato preciso. Il Regolamento Master della Federazione Italiana Canottaggio, approvato dal Consiglio Federale con deliberazione n. 178 del 24-25 novembre 2023, fissa una scala di sotto-categorie per equipaggio che va dalla A, con età minima ventisette anni, fino alla M, media di ottantanove anni o più. E il dettaglio che cambia tutto sta lì dentro: dalla B in poi il criterio non è l'età del singolo, è l'età media dell'equipaggio. Una barca è vecchia quanto la media dei suoi occupanti, non quanto il più vecchio o il più giovane. È il modo in cui il regolamento dice che i quattro remano insieme anche sulla carta.

Il club è più vecchio della categoria in cui gareggia

gamma97
dati: sito ufficiale e scheda associativa della Società Canottieri Locarno; RegattaCentral (storia della FISA Masters); World Rowing; Regolamento Master FIC 2023 · elaborazione: gamma97
Sculpture in the Fogg Art Museum, Harvard University, Cambridge, Massachusetts, USA. This artwork is in the public domain because the artist died more than 70 years ago.The Fogg Museum, opened to the
Sculpture in the Fogg Art Museum, Harvard University, Cambridge, Massachusetts, USA. This artwork is in the public domain because the artist died more than 70 years ago.The Fogg Museum, opened to the — foto: Daderot · Public domain · via Wikimedia Commons · originale

Che cosa resta

Rimettiamo insieme i pezzi, perché la storia sta tutta nel loro attrito.

La fisiologia dice che il picco è passato da due decenni, che il muscolo se ne va di qualche punto per decade, che il motore aerobico perde un decimo ogni dieci anni — la metà, se ci si allena. La cardiologia dice che remare a lungo e forte dopo i trentacinque non è gratis, e che il cuore va ascoltato proprio quando è allenato. Gli studi sulla longevità dicono che un'ora e mezza di lavoro contro resistenza alla settimana sposta la mortalità di percentuali a due cifre, e che oltre le due ore il regalo smette di aumentare. Il regolamento dice che un equipaggio ha l'età che ha la sua media.

E in mezzo a tutto questo, in tre giorni di luglio, quattro persone di un club di centocinquanta soci hanno messo una barca in acqua fra più di settecentocinquanta equipaggi e sono arrivate prime.

Sulla pagina dedicata ai master della Canottieri Varese — società fondata il 9 marzo 1927, che nel 2013 ha visto passare quei 3.355 iscritti sul proprio lago — c'è una frase attribuita a Giuseppe Lamanna che spiega la faccenda meglio di qualunque tabella: nel canottaggio non si invecchia, si diventa Master. Come nel rugby, dove i veri giocatori non invecchiano: passano la palla.

I numeri della fisiologia restano quelli che sono. Descrivono una discesa. Non dicono in quale gara ti trovi mentre scendi, né chi ti sta remando accanto.

Welcome to the Harvard University
Welcome to the Harvard University — foto: David Adam Kess · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons · originale

Riferimenti

  1. Rotsee, i master sono Campioni svizzeri — https://www.sclocarno.ch/wordpress/2026/08/14/rotsee-i-master-sono-campioni-sviz
  2. Rotsee pronto a incoronare i nuovi campioni svizzeri (laRegione) — https://www.laregione.ch/sport/altri-sport/1935657/rotsee-ticino-due-elite-insie
  3. Società Canottieri Locarno, sito ufficiale — https://www.sclocarno.ch/wordpress/
  4. Società Canottieri Locarno, scheda associativa (Info associazioni) — https://www.infoassociazioni.ch/associazioni/ticino/locarno/societa/societa-cano
  5. Nuovo comitato per la Canottieri di Locarno (Ticinonline, 21 aprile 2016) — https://www.tio.ch/ticino/attualita/1081797/nuovo-comitato-per-la-canottieri-di-
  6. Claire Ghiringhelli: di nuovo meravigliosamente terza agli Europei — https://www.sclocarno.ch/wordpress/2026/08/14/claire-ghiringhelli-di-nuovo-merav
  7. Preserve your muscle mass (Harvard Health) — https://www.health.harvard.edu/staying-healthy/preserve-your-muscle-mass
  8. Sarcopenia (Muscle Loss) — Cleveland Clinic — https://my.clevelandclinic.org/health/diseases/23167-sarcopenia
  9. How does aging affect athletic performance? (The Conversation) — https://theconversation.com/how-does-aging-affect-athletic-performance-36051
  10. Accelerated Longitudinal Decline of Aerobic Capacity in Healthy Older Adults (Circulation) — https://www.ahajournals.org/doi/10.1161/circulationaha.105.545459
  11. No Trends in the Age of Peak Performance among the Best Half-Marathoners and Marathoners in the World between 1997-2020 — https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8146545/
  12. Age of Peak Competitive Performance of Elite Athletes: A Systematic Review (Allen & Hopkins, 2015) — https://link.springer.com/article/10.1007/s40279-015-0354-3
  13. A rise in peak performance age in female athletes — https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4446456/
  14. Older and stronger: progressive resistance training (Univ. Michigan / American Journal of Medicine) — https://www.eurekalert.org/news-releases/550308
  15. Influence of Resistance Exercise on Lean Body Mass in Aging Adults (Peterson et al., 49 RCT) — https://www.bewegenismedicijn.nl/files/downloads/metaanalyse_resistance_exercise
  16. Resistance Training and Mortality Risk: A Systematic Review and Meta-Analysis (2022) — https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0749379722001763
  17. Long-term resistance training with all-cause and cause-specific mortality (BJSM, 2026) — https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42230125/
  18. Association Between Fat-Free Mass and Mortality: A Systematic Review and Meta-Analysis (2026) — https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jcsm.70331
  19. Risk of atrial fibrillation in athletes: a systematic review and meta-analysis (BJSM, 2021) — https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34253538/
  20. Elite female endurance athletes are at increased risk of atrial fibrillation (2023) — https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10579174/
  21. Endurance athletes have a four times higher risk of irregular heartbeat (The Conversation, 2026) — https://theconversation.com/endurance-athletes-have-a-four-times-higher-risk-of-
  22. Endurance Exercise and Atrial Fibrillation – A State of the Art Review (2020) — https://www.germanjournalsportsmedicine.com/archive/archive-2020/issue-10/endura
  23. Al via lo studio Master Heart (Fondazione Bartorelli) — https://www.fondazionebartorelli.it/anche-il-cuore-piu-allenato-ha-bisogno-di-es
  24. Lifelong endurance exercise and its relation with coronary atherosclerosis (Master@Heart, European Heart Journal 2023) — https://academic.oup.com/eurheartj/article/44/26/2388/7069916
  25. Regolamento Master, Federazione Italiana Canottaggio (delibera n. 178, 24-25 novembre 2023) — https://www.canottaggio.org/wp-content/uploads/2023/11/8.-Regolamento-Master.pdf
  26. FISA World Rowing Masters Regatta — History (RegattaCentral) — https://www.regattacentral.com/v3/cms/regatta/832/history?org_id=0
  27. Masters regatta closes 2013 World Rowing season — https://worldrowing.com/news/masters-regatta-closes-2013-world-rowing-season-106
  28. Storia — Canottieri Varese (sito ufficiale) — https://www.canottierivarese.it/it/pages/15-storia