Il 21 marzo 2026, alla Seaholm Power Plant di Austin, SpaceX e Tesla hanno annunciato Terafab: cento milioni di piedi quadrati in Texas, un terawatt di calcolo l'anno, un investimento iniziale di 55 miliardi di dollari e un totale fino a 119. Il 6 agosto il Governatore Greg Abbott ha confermato il sito nella contea di Grimes e una prima fase da 16,8 miliardi con 3.000 posti di lavoro, in un comunicato che non nomina né Tesla né Intel. Lo stesso giorno, nella stessa contea, quasi 900 residenti hanno consegnato una petizione con dodici richieste di tutele. Nel frattempo, l'unico impegno che SpaceX ha assunto per contratto verso la contea è di 5 miliardi entro il 2030 e 1.800 posti entro il 2035, senza penali se raggiunti al 90%; i documenti pubblicati il 6 giugno risultano «parzialmente eseguiti» e privi della firma di SpaceX; il prospetto di quotazione della stessa SpaceX definisce Terafab «un quadro generale» e avverte che né Tesla né Intel sono obbligate a restare. L'unica linea che oggi esiste è un impianto di ricerca dentro Giga Texas: mille wafer al mese, con due o tre anni di ricerca davanti. Chi ha già pagato qualcosa sono due distretti scolastici rurali, una contea che ha rinunciato al gettito immobiliare e chi vive attorno a un sito per cui non risultano depositate autorizzazioni su aria e acqua.

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Due annunci nello stesso giorno
Sei agosto duemilaventisei. Contea di Grimes, Texas. Due notizie arrivano nello stesso giorno, e nessuna delle due nomina l'altra. La prima viene da Austin, la capitale. Il Governatore Greg Abbott annuncia che Terafab si farà lì, la fabbrica di chip nata da SpaceX e Tesla, la più grande mai annunciata al mondo. Prima fase da sedici virgola otto miliardi di dollari. Tremila posti di lavoro. Trenta milioni dal fondo con cui lo Stato attira le grandi fabbriche. Nel comunicato, Tesla non compare. Intel non compare. La seconda viene dalla contea stessa, e ha un volto. Quasi novecento residenti consegnano una petizione con dodici richieste di tutele. Li guida Marie Egyed, del comitato locale per lo sviluppo responsabile. Lei parla di sfiducia, di reazione ostile, di possibile causa futura. Ma di cause, quel giorno, non ce n'è ancora nessuna. La strada amministrativa è chiusa da tempo, quella legale non è stata aperta. Fermiamoci un momento sulla scala di questa cosa, perché serve a capire tutto il resto. Cento milioni di piedi quadrati. Circa nove milioni e trecentomila metri quadrati, quanto milletrecento campi da calcio messi insieme. Fox Business la paragona all'edificio più grande del mondo, più di cinque volte tanto. Electrek va oltre, e la mette a confronto con Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il gigante taiwanese dei chip, dieci volte il suo stabilimento maggiore. E Elon Musk, a parole sue, promette che sarà l'edificio più grande e di maggior valore sulla Terra, di gran lunga, e straordinariamente bello. Bello o no, chi vive in quella contea non ha in mano l'edificio. Ha in mano un fascio di carte. E le carte dicono qualcosa di diverso da quello che dicono i palchi.
L'accordo con una firma sola
Il quattro giugno duemilaventisei, in una sala riunioni della contea di Grimes, nel Texas profondo, cinque commissari votano sulla fabbrica di chip più grande mai annunciata al mondo. Quattro dicono sì. Uno dice no. Quel sì apre la strada a due cose, un abbattimento fiscale, cioè la rinuncia per anni alle imposte sul nuovo impianto in cambio di investimenti e posti di lavoro promessi, e il perimetro dentro cui quella rinuncia vale. Due giorni dopo, la contea pubblica i tre atti firmati. C'è sopra il nome del giudice della contea, Joe Fauth. Manca l'altro nome. Da nessuna parte, in quei documenti, c'è la firma di SpaceX, l'azienda che dovrebbe costruire tutto questo. E nessuna scadenza dice entro quando quella firma debba arrivare. Ma dentro quelle carte c'è anche l'unico numero che qualcuno ha messo per iscritto, e conviene ascoltarlo con calma, perché è lì che la promessa cambia forma. Cinque miliardi di dollari di investimento entro il duemilatrenta. Milleottocento posti di lavoro entro il duemilatrentacinque. Non i cinquantacinque miliardi della domanda di esenzione, non i centodiciannove annunciati dal palco. E c'è un dettaglio che pesa più di tutto il resto, se gli obiettivi vengono raggiunti al novanta per cento, nessuna penale. Vuol dire che fino a milleseicentoventi posti su milleottocento la contea non ha in mano nessuno strumento. In cambio, le imposte immobiliari di sua competenza sono state azzerate. Due settimane dopo, a Austin, il ragioniere dello Stato approva tutte e otto le domande di esenzione scolastica depositate nella contea. Chi le ha presentate si chiama TeraFab AI, una società con a capo SpaceX. E chi rinuncia al gettito della scuola sono due distretti rurali, Anderson-Shiro e Iola, che fino a giugno votavano bilanci da paese. Da giugno in poi, una parte del loro futuro sta appesa a una fabbrica che nessun documento obbliga davvero a costruirsi. Alla fine di giugno arriva l'accordo che regola i pagamenti, dieci milioni di anticipo, versati subito, poi venti milioni l'anno, per circa un decennio. Un pagamento al posto delle tasse che l'ente ha rinunciato a incassare. Il no, quella mattina di giugno, viene dal commissario David Tullos. Ha messo a verbale che in quell'accordo non c'è assolutamente nessuna garanzia ambientale. E che SpaceX ha rifiutato per mesi di consegnare la mappa del perimetro, cioè l'elenco delle proprietà che l'esenzione tocca. Tullos sta nella posizione più scomoda di tutta questa storia, ha ragione solo se la fabbrica non si fa, o se danneggia chi le vive intorno. E il conto della contea, alla fine, è questo. Incassa dieci milioni subito e venti l'anno. Ha ceduto il gettito immobiliare. E come garanzia ha cinque miliardi firmati, contro centodiciannove annunciati. Se la fabbrica non arriva, le resta l'esenzione concessa. E nient'altro.
Una fase sola, tre cifre
Il diciassette marzo duemilaventisei la rivista Forbes pubblica per prima la notizia del progetto. Secondo le sue fonti l'investimento iniziale starebbe fra i venti e i venticinque miliardi di dollari, e il titolo dell'articolo dice già tutto lo scetticismo del settore, lo chiama un colpo da venticinque miliardi, un azzardo alla luna. Quattro giorni dopo Elon Musk sale sul palco della vecchia centrale Seaholm ad Austin, davanti alla folla, e da lì annuncia una cifra diversa. L'investimento iniziale diventa cinquantacinque miliardi, e il totale complessivo sale fino a centodiciannove. La domanda di esenzione fiscale che SpaceX deposita nello stesso periodo porta lo stesso numero del palco, cinquantacinque. Poi arriva agosto, arriva il comunicato del Governatore, e la prima fase vale sedici virgola otto miliardi. Rileggete con calma, perché qui sta il nodo. Una fase sola. Tre valori diversi nel giro di cinque mesi. E mentre la cifra scende, il progetto avanza, la contea vota, gli atti vengono pubblicati, le esezioni passano, il sito viene confermato. Il giorno dopo l'annuncio del Governatore il sito TechTimes titola proprio su questo, e parla di trentotto miliardi di divario fra le somme dette in pubblico e quelle scritte nei documenti depositati per la stessa prima fase. Trentotto miliardi, quasi quanto l'intero investimento iniziale secondo la versione più recente. Ma la precisazione più importante arriva da un giornale texano, The Texan, e vale per tutto il resto della storia. I numeri del palco, sia i cinquantacinque sia i centodiciannove, non sono confermati da nessuna fonte indipendente. Vengono tutti dalla domanda di esenzione presentata da SpaceX. Il che significa una cosa semplice, ed è il punto da tenere a mente, il numero che dice quanto è grande il beneficio per tutti lo ha scritto chi riceve lo sgravio.
Cosa scrive SpaceX agli investitori
Il venti maggio duemilaventisei SpaceX deposita il prospetto per la quotazione in borsa. È il documento che una società consegna all'autorità di vigilanza americana prima di entrare in mercato, e dentro quel documento le promesse fatte dal palco vanno riscritte in una forma di cui qualcuno risponde legalmente. Il venti maggio è una data da tenere ferma. Perché Terafab, lì dentro, non è più una fabbrica. Il testo la chiama un quadro generale per lo sviluppo futuro. Parole che pesano, dette lentamente, un quadro. Generale. Per lo sviluppo futuro. Poi il prospetto aggiunge che né Tesla né Intel sono obbligate a restare nel progetto, e che gli accordi definitivi potrebbero non essere mai stipulati. E ancora, nessuna garanzia che gli obiettivi vengano raggiunti nei tempi previsti. O affatto. Fra le cose ancora da definire con Tesla, il documento elenca i termini economici e i diritti di proprietà intellettuale. Cioè i soldi e la tecnologia. Per capire quanto sia distante questo linguaggio dai palchi, bisogna tornare al sette aprile. Quel giorno Intel entra ufficialmente nel progetto, e lo fa con un post su X. Nessun comunicato stampa, nessun documento depositato ad accompagnarlo. Solo una frase, orgogliosa, Intel è felice di unirsi a Terafab con SpaceX, xAI e Tesla. Due settimane dopo, nella telefonata sui risultati del trimestre, l'amministratore delegato di Intel, Lip-Bu Tan, conferma la partnership sulla nuova generazione di processo produttivo, quella su cui l'azienda ha scommesso il rilancio della sua divisione di fonderia. La definisce una relazione molto ampia. Per Intel quel nome vale moltissimo. Terafab risulta il primo cliente di rilievo annunciato su quella tecnologia, e l'annuncio funziona come segnale per il mercato anche se in Texas non si costruisce nulla. Non costa nulla, infatti, perché nessun contratto è depositato. E Intel resta vaga sul proprio contributo esatto. L'assenza, a guardar bene, si vede dappertutto. Il prospetto dice che Intel può andarsene quando vuole. Il sito dell'ente per lo sviluppo della contea non la nomina. Il comunicato del Governatore del sei agosto non nomina né Intel né Tesla. Nemmeno la ripartizione della società Terafab fra i due soci risulta specificata da nessuna parte. E di xAI, l'azienda di intelligenza artificiale che SpaceX ha acquisito a febbraio, si sa soltanto che sarà il maggior cliente di calcolo. Non una proprietaria. E poi c'è una persona che su quelle carte ci ha spostato la vita. Si chiama Gary Jiang. Alla fine di giugno annuncia su LinkedIn il suo nuovo ruolo, direttore del progetto Terafab. Viene da diciassette anni in Intel, passati nelle fabbriche dell'Arizona, a Ocotillo e a Chandler, impianti che esistono davvero e sfornano wafer contati uno per uno. Adesso il suo incarico è legato a una licenza, quella della nuova tecnologia di processo. Un uomo che veniva dal mondo delle cose costruite, passato al mondo dei quadri generali. Nelle ricostruzioni del progetto, intanto, il suo cognome viene già scritto sbagliato.
La misura della promessa
Il ventun marzo, dal palco, l'obiettivo prende un nome che pesa. Un terawatt di calcolo l'anno, e vuol dire fra cento e duecento miliardi di chip, e una fabbrica capace di lavorare da centomila wafer fino a un milione al mese. Il wafer è il disco di silicio da cui si ricavano centinaia di chip, ed è l'unità con cui si misura una fabbrica. Un milione al mese, detto così, non dice niente. Serve il paragone. La produzione mondiale di chip vale oggi circa venti gigawatt l'anno, e un terawatt è cinquanta volte tutto il pianeta. Il centro di ricerca Epoch, che di mestiere misura i numeri dell'intelligenza artificiale, stima che tutti i data center del mondo messi insieme consumino trenta gigawatt. Un solo edificio in Texas dovrebbe produrre ogni anno più di trenta volte il calcolo per l'intelligenza artificiale che esiste oggi sulla Terra. Poi ci sono i soldi, contati da chi li conta per gli investitori. Il sito specializzato Electrek fa un conto semplice, e cioè che una fabbrica moderna da cinquantamila wafer al mese costa intorno ai ventotto miliardi e richiede tre anni di cantiere. I venticinque miliardi annunciati come investimento iniziale non bastano per un impianto. La banca d'affari Bank of America Securities calcola che i primi centomila wafer al mese ne richiederebbero più di sessanta, quasi quattro volte i sedici virgola otto del comunicato del Governatore, e proprio per la fase che punta esattamente a quel traguardo. La produzione di massa, scrivono, non è probabile prima del duemilaventinove. Bernstein, società di analisi finanziaria, va più in là. Per il terawatt intero stima fra cinquemila e tredicimila miliardi di dollari, e da centoquaranta a trecentosessanta fabbriche. La soglia minima, da sola, supera il settanta per cento del bilancio annuale del governo federale americano. E c'è un fornitore che non compare in nessun annuncio e decide se tutto questo è possibile. È un'azienda olandese che si chiama Asml, dalle iniziali di Advanced Semiconductor Materials Lithography, ed è l'unica al mondo a costruire le macchine a ultravioletto estremo, quelle che incidono i circuiti dei chip più avanzati. A Terafab ne servirebbero circa quattrocento. L'anno scorso l'azienda olandese ne ha spedite quarantotto in tutto il mondo, e al ritmo attuale sarebbero più di otto anni di consegne del pianeta riservate a un solo edificio. Nessun ordine a nome Terafab risulta annunciato. C'è perfino una crepa dentro l'annuncio stesso. Un terawatt diviso duecentocinquanta watt per chip fa circa quattro miliardi di chip l'anno, ma dallo stesso palco sono stati promessi fra cento e duecento miliardi di chip. Le due cifre distano un fattore fra venticinque e cinquanta. O i chip sono piccolissimi, o le due promesse non descrivono lo stesso oggetto. Resta il paragone più ripetuto, quello con Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il più grande produttore di chip del mondo, dove un milione di wafer al mese sarebbe circa il settanta per cento della sua capacità. Il calcolo torna, ed è proprio questo il problema. Perché si sta confrontando un edificio con un'azienda intera, distribuita su decine di fabbriche. Il nodo di produzione più avanzato del colosso taiwanese, da solo, arriva a centottantamila wafer al mese, e quest'anno la stessa azienda ha pianificato oltre cinquanta miliardi di investimenti, più del triplo della prima fase di Terafab, solo per tenere in piedi quello che già produce. Il precedente più vicino sul suolo americano è l'Arizona, centosessantacinque miliardi spesi nell'arco di anni dal produttore più esperto del mondo. Per sei fabbriche.
L'unica linea è dentro Giga Texas
La fabbrica annunciata sta nella contea di Grimes, ma la produzione di chip, oggi, sta in un altro posto. È un impianto pilota di ricerca, dentro la Gigafactory di Austin. Il ventidue luglio duemilaventisei, nella telefonata con gli analisti sui risultati del trimestre, Elon Musk dice i numeri di quell'impianto per quello che sono. Tre miliardi di dollari stanziati, e una capacità di circa mille wafer al mese. Un wafer è il disco di silicio da cui si ricavano i chip, e mille al mese significa ricerca, non fabbrica. Musk aggiunge che prima di qualunque produzione passeranno due o tre anni, solo di studio. Il problema è che mille wafer al mese contro il milione promesso fanno un fattore mille, e quella finestra di tempo scavalca la data di uscita dei prodotti che la fabbrica dovrebbe sbloccare. Anche la cifra di partenza si è già mossa. La rampa iniziale, che nei primi annunci parlava di centomila wafer al mese, è stata poi corretta a qualche migliaio. Due ordini di grandezza spariti prima ancora che venga posato un muro. Resta il punto dove le due cose si toccano, l'impianto che esiste e la tecnologia che dovrebbe arrivare da Intel. Musk lo ha detto così, in quella stessa chiamata. Quando Terafab crescerà, il quattici-A di Intel sarà probabilmente maturo. È una frase che incastra due calendari uno dentro l'altro e non ne fissa nessuno dei due. E dei due, finora, non esiste da nessuna parte un calendario di costruzione scritto su carta.
I ritardi c'erano già prima
Il racconto con cui Terafab si presenta al mondo è semplice. I robot e i taxi senza guidatore sono pronti, e a essere fermi sono i chip. Le date raccontano un'altra storia, e sono date che si possono controllare una per una. Il ventitré ottobre duemilaventicinque, cinque mesi prima che qualcuno parli di una fabbrica in contea di Grimes, Tesla assegna a due fornitori il suo processore di intelligenza artificiale di quinta generazione, quello che in azienda chiamano A i cinque. Samsung lo produrrà a Taylor, in Texas, sul processo a due nanometri. In Arizona lo produrrà la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il gigante taiwanese che fabbrica chip su commissione per conto degli altri. Il contratto con Samsung vale circa sedici virgola quattro miliardi di dollari, praticamente la stessa cifra che il Governatore Abbott presenterà come prima fase di Terafab. Fermiamoci un attimo su questo. Tesla ha già speso quei soldi comprando capacità dagli altri, prima ancora di annunciare la fabbrica propria. Poi, il cinque novembre, Elon Musk annuncia che la produzione di massa di quel chip slitta dal duemilaventisei al duemilaventisette. Un anno di ritardo, quattro mesi prima che Terafab venga annunciato. E nella telefonata con gli investitori di luglio la data è ancora quella, metà del duemilaventisette. Il dodici marzo duemilaventisei, nove giorni prima dell'evento di Austin, slitta anche il chip successivo, l'A i sei. Sei mesi circa, per un problema di resa nello stabilimento Samsung. La resa è la percentuale di chip funzionanti che esce da ogni disco di silicio. Una resa bassa non significa che manca capacità nel mondo. Significa che il processo non funziona ancora bene. E poi c'è il taxi. Il ventitré aprile Tesla conferma che la produzione del Cybercab è partita, ma la definisce molto lenta. Il robotaxi promesso per il duemilaventisei non rispetta i tempi, e le vendite al pubblico slittano all'anno dopo. Il dettaglio che pesa è questo. Il Cybercab è fermo con i chip A i quattro, quelli della generazione precedente, già in casa. Messe in fila, le tre cose dicono una sola frase. Il ritardo del chip di quinta generazione viene prima di Terafab. Il ritardo del successivo nasce da un processo che non funziona in una fonderia di terzi, non da una carenza mondiale di capacità. E la vettura che dovrebbe aspettare i chip è ferma pur avendo i chip. Allora resta la domanda su che cosa sia, davvero, quella fabbrica. Alle cifre presentate sul palco di marzo, circa l'ottanta per cento della capacità andrebbe al calcolo spaziale e solo un quarto a Tesla. Sono percentuali dette da un palco, non scritte in un documento depositato, e non tornano nemmeno fra loro. Nella stessa presentazione compare una linea di chip chiamata D tre, descritta come nata dalle ceneri di Dojo, il programma di supercalcolo di Tesla che non è arrivato dove doveva arrivare. La fabbrica raccontata come rimedio ai chip dei robot sarebbe, per larga parte, una fabbrica per SpaceX. C'è infine un precedente che viene citato sempre, quando si vuole dire che la strategia funziona. Le batterie, l'alleanza con Panasonic, la competenza produttiva assorbita e poi la cella grande, quella che in casa Tesla chiamano quattromilaseicentottanta. Ma nel prospetto depositato in borsa la differenza sta scritta nero su bianco. Con Panasonic c'era un partner che produceva già e che era vincolato da un contratto. Su Terafab i termini finanziari e i diritti di proprietà intellettuale non sono definiti. Manca esattamente il trasferimento di conoscenza che rese quel precedente un successo.
Acqua, corrente, case
Sulla parola ambiente il commissario David Tullos, l'unico voto contrario della contea, e i quasi novecento firmatari della petizione finiscono per dire la stessa frase. Nell'accordo che la contea ha firmato, di garanzie ambientali non ce n'è nessuna. Uno di qua, novecento di là. Stesse parole. E allora proviamo a immaginare che cosa manca. Una fabbrica di semiconduttori di media taglia, quelle che esistono davvero nel mondo, lavora circa quarantamila wafer al mese. Una fabbrica così beve fino a quattro virgola otto milioni di galloni d'acqua al giorno. Fanno circa diciottomila metri cubi, quanto ne consuma una piccola città. E ha bisogno di trenta, cinquanta megawatt di corrente, sempre. Terafab, quella annunciata, dovrebbe lavorare venticinque volte quei wafer. In una contea rurale del Texas. E nessuno ha mai detto pubblicamente quanta acqua e quanta corrente servirà davvero, perché il numero non è stato reso pubblico da nessuna parte. C'è di più, ed è qui che il racconto rallenta. All'ente ambientale dello Stato non risulta depositata nessuna domanda. Né per l'aria, né per l'acqua. Una fabbrica annunciata da miliardi e miliardi di dollari, e negli uffici che dovrebbero autorizzarla non è arrivata una riga. Poi ci sono le case. Tremila posti di lavoro annunciati in un territorio che non ne ha mai ospitati così tanti, e la capacità abitativa della contea è scritta fra i nodi ancora aperti, insieme ai permessi e a un calendario di costruzione che non esiste su nessun foglio. La gente dovrebbe arrivare. Non si sa dove dormirà. Delle dodici richieste contenute nella petizione, infine, nessuno ha reso pubblico il contenuto. Si sa solo il numero dei firmatari, e si sa in che posizione si trovano adesso. La strada amministrativa è finita. Il voto è passato a inizio giugno, le esenzioni sono state approvate qualche giorno dopo, gli atti sono pubblicati. Hanno provato a fermare la cosa dai tavoli della contea e non ci sono riusciti. Resta la strada legale, che al sei agosto duemilaventisei non è ancora aperta. È l'ultima che gli rimane.
La riga da cercare
C'è una scuola, in mezzo alle praterie della contea di Grimes, che fino a giugno votava bilanci da paese. Adesso quella scuola ha fatto un salto nel buio. Anderson-Shiro e Iola sono due distretti rurali, piccoli, con un gettito che bastava a pagare insegnanti, pulmini e poco altro. Il diciotto giugno duemilaventisei hanno approvato otto domande di sgravio fiscale legate a Terafab. Da quel giorno, la scuola di quei bambini esiste su una promessa. E la promessa, va ripetuto con calma, è questa. Cinque miliardi di dollari entro il duemilatrenta. Milleottocento posti di lavoro entro il duemilatrentacinque. Non i cinquantacinque miliardi della domanda di esenzione, non i tremila posti del comunicato del Governatore. E c'è un dettaglio che pesa più di tutto il resto. Se gli obiettivi vengono raggiunti al novanta per cento, nessuna penale scatta. Vuol dire che con milleseicentoventi posti su milleottocento, la contea non ha in mano nessuno strumento. Il ragazzo che oggi ha sedici anni e sogna un lavoro in quella fabbrica ha davanti quella cifra, quella data, e quel margine. Poi c'è chi la scommessa l'ha già pagata in borsa. Chi possiede azioni Tesla ha visto il piano di investimenti passare da otto virgola cinque miliardi di dollari a più di venticinque in un solo esercizio. Quasi il doppio, raddoppiato ancora. Elon Musk, l'uomo che ha costruito la propria leggenda sull'efficienza dei capitali, ha detto di accettare di essere un po meno efficiente per i prossimi due o tre anni. E il ritorno che dovrebbe giustificare quella montagna di soldi, oltre mille miliardi di risparmi sui chip, da dove viene? Da una stima di un analista dei mercati dei capitali della Royal Bank of Canada, con lo sguardo puntato al duemilacinquanta. Non è una promessa dell'azienda. Non sta in nessun documento depositato, in nessuna conferenza con gli investitori. Sta in un foglio di un analista esterno, e tutti la ripetono come fosse un contratto. Chi aspetta un Cybercab a meno di trentamila dollari lo aspetta dal duemilaventisette, e continua ad aspettare. Chi guarda i semiconduttori come investimento ha davanti la stima degli analisti di Bank of America, che dice produzione di massa non prima del duemilaventinove, e costi per wafer superiori dal trenta al cinquanta per cento rispetto al concorrente taiwanese che oggi domina il mercato. Nessun effetto sui prezzi prima della fine del decennio. E allora, la prossima volta che Terafab tornerà nelle notizie, e tornerà, vale una regola sola. Non serve sapere che cos'è la litografia. Serve guardare dove sta scritta la cifra. Se sta in un atto depositato, un accordo di contea, una domanda di esenzione, un prospetto di borsa, allora qualcuno ne risponde legalmente. Se sta in un annuncio, su un palco, in un comunicato, in un post sui social, nessuno ne risponde. I cinque miliardi stanno in un contratto. L'ingresso di Intel sta in un post. Il milione di wafer al mese sta in una presentazione. E la stessa prima fase, in cinque mesi, è valsa venticinque miliardi, poi cinquantacinque, poi sedici virgola otto, mentre il progetto avanzava e i numeri scendevano. Resta un'ultima cosa, ed è la più silenziosa. L'accordo della contea risulta parzialmente eseguito dal sei giugno duemilaventisei. Porta la firma del giudice di contea. Quella di SpaceX, ancora, non c'è. E in nessun atto è scritto entro quando debba arrivare.
Il 6 agosto, nella stessa contea, due annunci
Il 6 agosto 2026 la contea di Grimes, Texas, ha ricevuto due notizie nello stesso giorno.
La prima viene da Austin: il Governatore Greg Abbott annuncia che Terafab si farà lì, con una prima fase da 16,8 miliardi di dollari di capitale investito, 3.000 posti di lavoro e 30 milioni di dollari dal Texas Enterprise Fund, il fondo con cui lo Stato del Texas attira insediamenti industriali. Il comunicato non nomina Tesla. Non nomina Intel.
La seconda viene dalla contea stessa: quasi 900 residenti consegnano una petizione con dodici richieste di tutele. La guida Marie Egyed, del comitato Grimes County Citizens for Responsible Development, che parla di «distrust, backlash and possible future litigation» — sfiducia, reazione ostile e possibile contenzioso futuro. Al 6 agosto nessuna causa è stata avviata: gli strumenti amministrativi sono esauriti, quelli legali non sono ancora aperti.
Nessuno dei due annunci nomina l'altro.
Chi vive in quella contea ha davanti la fabbrica di semiconduttori più grande mai annunciata: cento milioni di piedi quadrati, circa 9,3 milioni di metri quadrati, l'equivalente di milletrecento campi da calcio. Fox Business la misura come più di cinque volte l'edificio più grande del mondo; Electrek come più di dieci volte la superficie della maggiore gigafab di TSMC. Elon Musk ha dichiarato che «Terafab Texas sarà l'edificio più grande e di maggior valore sulla Terra, di gran lunga, e sarà straordinariamente bello».
Quello che la contea ha in mano, però, non è l'edificio. È un fascio di carte. E le carte dicono qualcosa di diverso da quello che dicono i palchi.
L'accordo che ha una firma sola
Il 4 giugno 2026 il Commissioners Court della contea di Grimes approva con quattro voti contro uno l'abbattimento fiscalel'accordo con cui un ente locale rinuncia, per un certo numero di anni, a incassare le imposte immobiliari su un nuovo insediamento, in cambio di investimenti e posti di lavoro promessi e la costituzione della reinvestment zone, il perimetro dentro cui l'esenzione vale.
Il 6 giugno la contea pubblica i tre atti: Tax Abatement Agreement, Economic Development Agreement e l'ordinanza sulla zona. Risultano parzialmente eseguiti. Portano la firma del County Judge Joe Fauth. Non portano la firma di SpaceX.
Dentro quei documenti c'è l'unico numero che qualcuno ha promesso per contratto: 5 miliardi di dollari di investimento entro il 2030 e 1.800 posti entro il 2035. Non ci sono penali se gli obiettivi vengono raggiunti al 90% — cioè fino a 1.620 posti su 1.800 la contea non ha strumenti. Le imposte immobiliari di competenza della contea sono azzerate.
Il 18 giugno il Comptroller del Texas approva tutte e otto le domande JETIJobs, Energy, Technology and Innovation Act: il programma texano che permette ai distretti scolastici di esentare un nuovo impianto dalle imposte immobiliari destinate alla scuola, per un periodo definito depositate nei distretti scolastici della contea. Il richiedente è TeraFab AI, LLC; la capogruppo è SpaceX. I distretti che rinunciano a gettito futuro sono due, e sono rurali: Anderson-Shiro CISD e Iola ISD. Fino a giugno 2026 votavano bilanci scolastici di paese; da giugno 2026 hanno una parte del proprio futuro appesa a una fabbrica che non è vincolata a costruirsi.
Il 23 giugno viene firmato l'accordo PILOTpayment in lieu of taxes, «pagamento in luogo delle imposte»: una somma concordata che l'azienda versa all'ente locale al posto del gettito fiscale a cui l'ente ha rinunciato: un anticipo di 10 milioni di dollari, versato prima della scadenza, poi 20 milioni l'anno. Il riepilogo pubblicato dalla contea indica un totale di 200 milioni — coerente con circa un decennio di pagamenti.
Il voto contrario è del commissario David Tullos. Ha messo a verbale che «non ci sono assolutamente garanzie ambientali in questo accordo», e che SpaceX ha rifiutato per mesi di consegnare la mappa della reinvestment zone: cioè l'elenco delle proprietà che quel perimetro comprende. Tullos è nella posizione più scomoda della storia: ha ragione politicamente solo se il progetto fallisce, o se danneggia chi lo circonda.
Il conto, per la contea, sta in questi termini: incassa 10 milioni subito e 20 l'anno, ha ceduto il gettito immobiliare, e ha come garanzia un impegno da 5 miliardi su una cifra annunciata di 119. Se il progetto non arriva, resta con l'esenzione concessa e senza le opere.
La stessa prima fase, tre cifre diverse
Il 17 marzo 2026 Forbes anticipa il progetto: investimento iniziale 20-25 miliardi di dollari, e scetticismo diffuso nel settore — il titolo lo chiama «A $25 Billion Moonshot».
Il 21 marzo, dal palco della Seaholm Power Plant, l'investimento iniziale annunciato è 55 miliardi, il totale «fino a 119». La domanda JETI depositata da SpaceX porta la stessa cifra: 55.
Il 6 agosto il comunicato del Governatore dice 16,8.
Tre valori, una fase sola, cinque mesi. Il progetto avanza — voto, atti, esenzioni approvate, sito confermato — e la cifra scende. Il 7 agosto TechTimes titola su un divario di 38 miliardi fra le somme annunciate in pubblico e quelle contenute nei documenti depositati per la stessa prima fase.
Su questo la testata texana The Texan mette una precisazione che vale per tutto il resto del numero: sia i 55 sia i 119 miliardi sono «non confermati da fonti indipendenti», perché provengono dalla domanda di esenzione presentata da SpaceX. Cioè: il numero che descrive quanto è grande il beneficio pubblico atteso è dichiarato da chi incassa lo sgravio.
La stessa «prima fase» di Terafab, in miliardi di dollari, secondo chi la dichiara
gamma97Che cosa scrive SpaceX quando parla agli investitori
Il 20 maggio 2026 SpaceX deposita il suo S-1il prospetto che una società consegna all'autorità di vigilanza americana prima di quotarsi in borsa: è il documento in cui le promesse pubbliche vanno riscritte in una forma di cui si risponde legalmente. Terafab è una storia di crescita nel prospetto. Ed è, nello stesso prospetto, protetta da un linguaggio che la riduce a molto meno di una fabbrica.
Il testo la definisce «a general framework for the future development of Terafab» — un quadro generale per lo sviluppo futuro. Poi aggiunge: «neither Tesla nor Intel are obligated to remain a part of the project, and we may not enter into any such definitive agreements». Né Tesla né Intel sono obbligate a restare, e accordi definitivi potrebbero non essere mai stipulati. E ancora: «there can be no assurance that we will be able to achieve our objectives with respect to Terafab within the expected timeframes, or at all» — nessuna garanzia sui tempi previsti, né sul fatto che si arrivi. Fra i dettagli non finalizzati con Tesla il prospetto elenca «financial terms, intellectual property rights»: i termini economici e i diritti di proprietà intellettuale.
È la stessa impresa comune che, il 7 aprile 2026, aveva accolto Intel con un post su X. Nessun comunicato stampa, nessun documento depositato ad accompagnarlo. La dichiarazione ufficiale di Intel dice: «Intel is proud to join the Terafab project with SpaceX, xAI, and Tesla to help refactor silicon fab technology». Il 23 aprile, nella call sui risultati del primo trimestre, l'amministratore delegato Lip-Bu Tan conferma a voce la partnership sul nodo 14Ala prossima generazione di processo produttivo di Intel, quella su cui l'azienda ha scommesso il rilancio della propria divisione di fonderia, cioè della produzione di chip per conto terzi e la definisce «a very broad relationship».
Per Intel quel nome vale molto: Terafab risulta il primo cliente di rilievo annunciato sul 14A. L'annuncio funziona come segnale di mercato anche se in Texas non si costruisce nulla, e non costa nulla, perché nessun contratto è depositato e Intel resta reticente sul proprio contributo esatto.
L'assenza si vede su più livelli: il prospetto dice che Intel non è obbligata a restare, il sito ufficiale dell'ente di sviluppo della contea non la nomina, il comunicato del Governatore del 6 agosto non nomina né Intel né Tesla. Nemmeno la ripartizione proprietaria di TeraFab AI, LLC fra Tesla e SpaceX risulta specificata. Di xAI — acquisita da SpaceX nel febbraio 2026 — si sa che è il maggior cliente di calcolo atteso, non una proprietaria.
Una persona, in questa parte della storia, ha spostato la propria vita sulla base di quelle carte. Si chiama Gary Jiang. Fra il 30 giugno e il 1° luglio 2026 annuncia su LinkedIn il ruolo di Director, Terafab, dopo diciassette-diciotto anni in Intel e il lavoro sul nodo 18A a Ocotillo e Chandler, in Arizona: fabbriche che esistono e producono wafer contati. Il suo incarico è legato alla licenza del 14A. Nelle ricostruzioni del progetto il suo cognome viene già storpiato in «Zhang».
La misura della promessa
L'obiettivo annunciato il 21 marzo è un terawatt di calcolo l'anno, da 100 a 200 miliardi di chip, e una capacità che va da 100.000 fino a un milione di waferil disco di silicio da cui si ricavano centinaia di chip: la capacità di una fabbrica di semiconduttori si misura in wafer prodotti al mese al mese.
Il paragone che rende quella cifra è la produzione mondiale. TechRadar misura la produzione globale di chip odierna a circa 20 gigawatt l'anno: un terawatt è circa cinquanta volte tutto il mondo. Epoch AI misura l'intera capacità elettrica dei data center per l'intelligenza artificiale del pianeta a circa 30 gigawatt nel quarto trimestre 2025 — 0,03 terawatt, che Epoch paragona al picco di consumo dello Stato di New York. Un solo edificio in Texas dovrebbe produrre ogni anno più di trenta volte tutta la capacità di calcolo AI oggi installata sulla Terra.
Poi ci sono i soldi, stimati da chi fa quel mestiere per gli investitori. Electrek, il 22 marzo, fa i conti su una fabbrica sola: una fab a 2 nanometri da 50.000 wafer al mese costa circa 28 miliardi di dollari e richiede circa 38 mesi di costruzione. I 25 miliardi indicati come investimento iniziale non bastano per un impianto. BofA Securities, il 28 marzo, stima che i soli primi 100.000 wafer al mese richiederebbero oltre 60 miliardi di capex — quasi quattro volte i 16,8 miliardi annunciati dal Governatore per la fase che punta esattamente a quei 100.000 wafer — con costi per wafer del 30-50% superiori a quelli di TSMC e produzione di massa improbabile prima del 2029. Bernstein guarda l'obiettivo terawatt e stima fra 5.000 e 13.000 miliardi di dollari di capex e da 140 a 360 fabbriche: Tom's Hardware annota che la sola soglia minima supera il 70% dell'intero bilancio annuale del governo federale americano.
C'è un fornitore che non compare in nessun annuncio e che decide se la promessa è eseguibile: ASML, l'unico costruttore delle macchine per litografia EUVextreme ultraviolet, la tecnica di stampa a luce ultravioletta estrema con cui si incidono i circuiti dei chip più avanzati; le macchine che la eseguono le fabbrica una sola azienda al mondo. A Terafab servirebbero circa 400 macchine. Nel 2025 ASML ne ha spedite 48 in tutto il mondo. Al ritmo attuale servirebbero più di otto anni di tutte le consegne EUV del pianeta, riservate a un solo edificio. Nessun ordine a nome Terafab risulta annunciato.
E c'è una tensione dentro l'annuncio stesso. Un terawatt diviso 250 watt per chip fa circa quattro miliardi di chip l'anno; dallo stesso palco è stata dichiarata una produzione di 100-200 miliardi di chip l'anno. Le due cifre distano un fattore fra venticinque e cinquanta: o i chip sono da cinque-dieci watt, o le due promesse non descrivono lo stesso oggetto.
Resta il paragone che ha fatto più strada: un milione di wafer al mese sarebbe circa il 70% della capacità di TSMC. Il calcolo torna — TSMC dichiara 17 milioni di wafer equivalenti da 12 pollici l'anno, circa 1,42 milioni al mese, su tutte le sue fabbriche e controllate nel mondo. Ma è un edificio confrontato con un'azienda intera. Il confronto per singolo impianto dice un'altra cosa: il nodo più avanzato di TSMC, il 3 nanometri, è previsto a circa 180.000 wafer al mese alla fine del 2026, in crescita del 40% sull'anno. E la stessa TSMC ha pianificato per il 2026 un capex di 52-56 miliardi di dollari — più di tre volte la prima fase di Terafab, solo per mantenere e ampliare ciò che già produce. Il precedente più vicino sul suolo americano è l'Arizona: 165 miliardi spesi nell'arco di anni dal produttore più esperto del mondo, per sei fabbriche.
Wafer al mese: l'impianto che esiste, gli obiettivi annunciati e la misura di chi produce oggi
gamma97L'unica linea che esiste sta dentro Giga Texas
Il sito su scala piena è nella contea di Grimes. La produzione, oggi, sta altrove: un impianto pilota di ricerca dentro Gigafactory Texas, ad Austin.
Nella call sui risultati del secondo trimestre, il 22 luglio 2026, i numeri di quell'impianto vengono detti per quello che sono: 3 miliardi di dollari stanziati, circa 1.000 wafer al mese iniziali, e una fase di ricerca che Musk stima in due o tre anni prima di qualunque produzione. Mille wafer al mese contro il milione annunciato: un fattore mille. E una finestra temporale che scavalca la data di mercato dei prodotti che quella fabbrica dovrebbe sbloccare.
Anche la cifra d'avvio si è già mossa. La voce enciclopedica dedicata al progetto registra che la rampa iniziale è stata «later revised to a few thousand» — poi rivista a qualche migliaio. Dai 100.000 wafer al mese della prima fase a qualche migliaio: due ordini di grandezza, prima che sia stato posato un muro.
Sulla giunzione fra le due cose — l'impianto che esiste e il nodo che dovrebbe arrivare da Intel — Musk ha detto in earnings call: «by the time Terafab scales up, 14A will be probably fairly mature or ready». Quando Terafab crescerà, il 14A sarà probabilmente maturo. È una frase che mette due calendari uno dentro l'altro e non fissa nessuno dei due.
Nelle fonti raccolte non risulta ancora esistere un calendario di costruzione: viene descritto come non ancora presente su carta.
I ritardi erano già lì prima della fabbrica
Il racconto con cui Terafab si presenta è che i chip sono il collo di bottiglia: che Optimus e Cybercab sono pronti e ad essere fermi sono i semiconduttori. Le date dicono un'altra cosa, e sono date verificabili.
Il 23 ottobre 2025 Tesla assegna il chip AI5 a doppia produzione: Samsung a Taylor, in Texas, sul 2 nanometri, e TSMC in Arizona sul processo N3E. Il contratto di fonderia con Samsung vale circa 16,4 miliardi di dollari — praticamente la stessa cifra che il Governatore annuncerà come prima fase di Terafab. Tesla ha già speso quel denaro comprando capacità da altri, cinque mesi prima di annunciare la fabbrica propria.
Il 5 novembre 2025 Musk segnala lo slittamento della produzione di massa di AI5 dal 2026 al 2027: circa un anno, quattro mesi prima che Terafab venga annunciato. Nella call del 22 luglio 2026 la data è confermata a voce — «AI5, which hopefully is in volume production around the middle of next year», metà 2027.
Il 12 marzo 2026, nove giorni prima dell'annuncio di Austin, il chip AI6 sul processo Samsung a 2 nanometri slitta di circa sei mesi per problemi di resala percentuale di chip funzionanti che si ricava da un wafer; una resa bassa non è mancanza di capacità produttiva, è un processo che non funziona ancora bene. Per AI7 non c'è una data, e viene detto che richiederà «fab diverse».
Il 23 aprile 2026 Tesla conferma che la produzione del Cybercab è partita ad aprile, ma è «very slow»; la produzione in volume promessa per il 2026 non è più in linea, e le vendite al pubblico sotto i 30.000 dollari si spostano al 2027. Il Cybercab è lento pur avendo a disposizione i chip AI4.
Messe in fila: il ritardo di AI5 precede Terafab, il ritardo di AI6 nasce da un problema di resa in una fonderia di terzi e non da scarsità di capacità mondiale, e la vettura che dovrebbe attendere i chip è ferma con i chip in casa.
Poi c'è la domanda di chi sia, quella fabbrica. Le cifre presentate all'evento del 21 marzo indicano circa l'80% della capacità destinata al calcolo spaziale e circa un quarto a Tesla — percentuali da palco, non da documento depositato, e che non tornano nemmeno fra loro. Nella stessa presentazione compare la linea D3, il chip per lo spazio descritto come nato dalle ceneri di Dojo, il programma di supercalcolo Tesla che non è arrivato dove doveva. La fabbrica raccontata come rimedio ai chip di Optimus e Cybercab sarebbe, per larga parte, una fabbrica per SpaceX.
E il precedente che viene citato per dire che la strategia funziona — le batterie, l'alleanza con Panasonic, la competenza produttiva assorbita e poi la cella 4680 — ha una differenza che sta scritta nel prospetto: con Panasonic c'era un partner già produttore e vincolato; su Terafab i termini finanziari e i diritti di proprietà intellettuale non sono finalizzati. Manca esattamente il trasferimento di know-how che rese quel precedente un successo.
Acqua, corrente, case
Su una cosa il commissario Tullos e i quasi 900 firmatari dicono la stessa frase: nell'accordo non ci sono garanzie ambientali.
Una fabbrica di semiconduttori da circa 40.000 wafer al mese consuma fino a 4,8 milioni di galloni d'acqua al giorno — circa 18.000 metri cubi — con un picco elettrico tipico fra 30 e 50 megawatt. L'obiettivo dichiarato di Terafab a regime è venticinque volte quel volume di wafer, in una contea rurale del Texas. Il fabbisogno idrico ed elettrico effettivo del sito non è stato reso pubblico da nessuna fonte. Non risultano depositate domande di autorizzazione all'ente ambientale texano sull'aria, né autorizzazioni idriche.
Accanto all'acqua c'è la questione delle case: la capacità abitativa della contea è indicata fra i nodi irrisolti, insieme ai permessi e al calendario di costruzione che non esiste ancora su carta. Tremila posti annunciati su un territorio che non ne ha mai ospitati così.
Il contenuto delle dodici richieste della petizione non è stato reso pubblico dalle fonti che ne riportano il numero. Quello che si sa è la posizione in cui si trovano i firmatari: hanno esaurito la strada amministrativa — il voto è passato, le esenzioni sono approvate, gli atti sono pubblicati — e la strada legale, alla data del 6 agosto, non è ancora aperta.
La riga da cercare, ogni volta che questa storia torna
Chi vive nei distretti Anderson-Shiro CISD e Iola ISD ha già impegnato gettito scolastico futuro: le otto domande JETI sono approvate dal 18 giugno 2026 e le imposte immobiliari di contea sono azzerate, contro un impegno vincolante di 5 miliardi entro il 2030 e 1.800 posti entro il 2035 — non i 55 miliardi della domanda, non i 3.000 posti del comunicato. Chi cerca lavoro lì ha davanti quella cifra e quella data, con la soglia del 90% che rende accettabili 1.620 posti.
Chi possiede azioni Tesla ha davanti un capex che passa da 8,5 miliardi di dollari nel 2025 a oltre 25 nell'esercizio 2026 — quasi il 200% in più in un anno — con Musk che dichiara di accettare di essere «a little less capital efficient» per i prossimi due o tre anni. Il ritorno che giustifica quella spesa, oltre mille miliardi di risparmi sui chip, è una stima di un analista di RBC datata 2050: non è guidance societaria, non sta in un documento depositato né in una earnings call.
Chi aspetta un Cybercab sotto i 30.000 dollari lo aspetta dal 2027. Chi guarda il comparto dei semiconduttori come investimento ha, dalla stima BofA, un orizzonte di produzione di massa non prima del 2029 e costi per wafer superiori del 30-50% a quelli di TSMC: nessun effetto sui prezzi prima della fine del decennio.
E chiunque incontri la prossima notizia su Terafab — ce ne saranno — ha in mano una regola sola, che non richiede di essere esperti di litografia: guardare dove sta la cifra. Se sta in un atto depositato — un accordo di contea, una domanda di esenzione, un prospetto S-1 — qualcuno ne risponde. Se sta in un annuncio — un palco, un comunicato, un post su X — nessuno ne risponde. I 5 miliardi stanno in un contratto. L'ingresso di Intel sta in un post. Il milione di wafer al mese sta in una presentazione. E la stessa prima fase, in cinque mesi, è valsa 25 miliardi, poi 55, poi 16,8, mentre il progetto avanzava.
La firma di SpaceX, sull'accordo che dal 6 giugno 2026 risulta parzialmente eseguito, non c'è ancora. Negli atti raccolti non è indicata alcuna scadenza entro cui debba arrivare.
Riferimenti
- Tesla Terafab e la linea di produzione di nuova generazione per il Cybercab — https://electrek.co/2026/03/22/tesla-spacex-terafab-chip-factory-ai-desperation/
- Comunicato del Governatore del Texas sul sito di Terafab e la prima fase da 16,8 miliardi, 6 agosto 2026 — https://gov.texas.gov
- Cronaca della petizione dei quasi 900 residenti e delle dichiarazioni di Marie Egyed; pubblicazione degli atti di contea «parzialmente eseguiti» del 6 giugno 2026 — https://www.kbtx.com
- Voto 4-1 del Commissioners Court della contea di Grimes sull'abbattimento fiscale e la reinvestment zone, 4 giugno 2026 — https://www.houstonchronicle.com
- Le dichiarazioni del commissario David Tullos e la nota sui 55 e 119 miliardi «non confermati da fonti indipendenti» — https://thetexan.news
- Le clausole del prospetto S-1 di SpaceX su Terafab, 20 maggio 2026 — https://electrek.co
- Ingresso di Intel annunciato con un post su X, 7 aprile 2026, e nomina di Gary Jiang a Director, Terafab — https://www.tomshardware.com
- Conferma di Lip-Bu Tan sulla partnership 14A nella call Q1 2026; assegnazione di AI5 a Samsung e TSMC; slittamento di AI5 al 2027; capacità del nodo 3nm TSMC a fine 2026 — https://www.trendforce.com
- Anticipazione del progetto e scetticismo del settore, 17 marzo 2026 — https://www.forbes.com
- Stime BofA Securities su capex, costi per wafer e orizzonte 2029, 28 marzo 2026 — https://www.investing.com
- Stime Bernstein su capex e numero di fabbriche necessarie alla scala terawatt — https://www.tomshardware.com
- Produzione mondiale di chip misurata in gigawatt e dichiarazioni dal palco del 21 marzo — https://www.techradar.com
- Capacità elettrica dei data center AI nel mondo, quarto trimestre 2025 — https://epoch.ai
- Trascrizione della earnings call Tesla del secondo trimestre 2026 — https://www.fool.com
- L'impianto di ricerca dentro Giga Texas: 3 miliardi, circa 1.000 wafer al mese, due-tre anni di ricerca — https://semiwiki.com
- Ritardo di AI6 per problemi di resa sul 2nm Samsung, 12 marzo 2026; produzione Cybercab «very slow», 23 aprile 2026 — https://electrek.co
- Capacità annua delle fabbriche TSMC e spedizioni 2025; capex pianificato 2026 — https://investor.tsmc.com
- Consegne di macchine EUV nel 2025 e macchine necessarie a Terafab — https://finance.yahoo.com
- Consumo idrico ed elettrico tipico di una fabbrica di semiconduttori — https://cwrrr.org
- Divario di 38 miliardi fra cifre annunciate e cifre depositate, 7 agosto 2026 — https://www.techtimes.com
- Scheda enciclopedica del progetto Terafab, incluse la revisione della rampa iniziale e le cifre dell'annuncio del 21 marzo — https://en.wikipedia.org/wiki/Terafab
- Sito dell'ente di sviluppo economico della contea di Grimes — https://gccrd.org
- Reticenza di Intel sul proprio contributo e ripartizione proprietaria non specificata — https://techcrunch.com
- Superficie dell'impianto misurata contro l'edificio più grande del mondo — https://www.foxbusiness.com
- Capex Tesla dal 2025 al FY2026 e stima RBC sui risparmi da verticalizzazione — https://www.fool.com